Nel rapporto sul cicli di rifiuti urbani in centro Italia realizzato da Green city network,  progetto di fondazione Sviluppo sostenibile, emergono alcune eccellenze come le Marche e dei fanalini di coda tra cui il Lazio. Regione che risente molto il peso della Capitale. Roma nel 2018 ha registrato il 42,9% di raccolta differenziata, in lieve ribasso rispetto all’anno precedente.

La scelta di Roma di fare un passo indietro
sul “porta a porta”

Proprio a Roma in cui in questi giorni è in corso una polemica a causa della diminuzione delle aree predisposte alla raccolta differenziata “porta a porta” con il passaggio ai cassonetti della differenziata “per strada”. È il caso del quartiere di Colli Aniene in cui i lotti dei palazzi hanno dei vani predisposti per il recupero condominiale dei rifiuti con una precisa attenzione anche ai giorni di conferimento. Vani che in alcuni casi sono stati anche adattati dai cittadini e messi in sicurezza a proprie spese per rispondere a esigenze della differenziata. Questa scelta aiuterà Roma a riciclare meglio o sarà ancora peggio? Lo chiediamo a Stefano Leoni, coordinatore rifiuti e circular economy di fondazione per lo Sviluppo sostenibile.

“Sarà ancora peggio, almeno secondo alcuni studi accreditati realizzati dall’Unione Europa nel 2015. In quello studio l’UE ha realizzato un rapporto comparativo tra 28 grandi città europee, più grandi di Firenze per avere una idea. I dati attestano che con il “Porta a porta” aumenta la raccolta differenziata sia in quantità, ma sopratutto come purezza del prodotto conferito. Elemento che agevola molto sia la riuscita del riciclo che i costi successivi alla raccolta. Non dimentichiamo che l’attività della differenziata deve seguire alcuni passaggi, soprattutto la cernita successiva. Fase delicata specie quando si esegue la raccolta multimateriale che è molto frequente a Roma. Inoltre c’è un lavoro di differenziazione tra le stesse materie. Le plastiche, per fare un esempio, sono composte da oltre 10 polimeri differenti che non possono essere lavorati insieme perché altrimenti non riciclabili. Il Pet va con il Pet, e tra l’altro non basta sempre a farli riciclare, il Pvc con il Pvc e così via”.

Il danno peggiore che è stato fatto nella Capitale è stato coinvolgere le persone e poi fallire. In questo modo si crea una disaffezione della popolazione nei confronti dell’istituzione ma soprattutto dell’iniziativa che di per sé è buona, ma così risulta fallimentare agli occhi di molti. Lo dico anche per altre città: attenzione ai passi che si compiono e a come si coinvolge la cittadinanza. C’è il rischio di retrocedere invece che di avanzare.”

Cassonetti intelligenti e cauzione sull’imballaggio, altri sistemi di ottimizzazione del conferimento

Un altro elemento del Porta a Porta è ad esempio l’utilizzo del cassonetto intelligente che può quindi monitorare la qualità della raccolta per singolo individuo in quanto prevede un uso puntuale con una scheda identificativa e pesa il rifiuto.

“In questo modo si riesce a comprendere quanto un nucleo familiare differenzi. E’ possibile quindi modulare la tariffa in base al peso, ad esempio per stimolare dei comportamenti virtuosi”.

Ad esempio le Marche che sono risultate essere la regione top del centro Italia hanno più porta a porta di altri centri. “È vero anche” sottolinea Leoni “che i centri urbani più piccoli sono facilitati. Nelle grandi città con grande popolazione e densità abitativa e con un ‘disordine urbanistico’ è difficile programmare la raccolta. Ma ciò non toglie che non si possa fare, ponendo una dovuta attenzione al territorio”.

Il “porta a porta” in parte evita anche fenomeni di spargimento di rifiuti per le strade adopera di animali o altro, comuni nella Capitale. Nel caso di cassonetti o bidoncini più “a disposizione” degli agenti esterni come si può agire per difendere i rifiuti? “Un passaggio più tempestivo della raccolta aiuterebbe certamente, ma un elemento centrale è il coinvolgimento effettivo dei cittadini. Sia per conferire correttamente i materiali sia per inserirli puliti nei raccoglitori”.

Un altro sistema, come suggerisce Leoni, è la cauzione sull’imballaggio “che permetterebbe di recuperare per altre vie più protette i materiali da recuperare e limitare anche il sovraffollamento dei cassonetti soprattutto per il pet (le bottiglie di plastica ndr.) che producono molto volume e che chiedono quindi il trasporto di 3 camion per la stessa quantità, a peso, ad esempio dell’umido. In Germania e in Olanda questi sistemi hanno dato ottimi risultati. Sono sistemi un po’ macchinosi, ma permettono di avere una qualità dei rifiuti migliore e sgravano le amministrazioni”. L’iniziativa al momento nel recepimento dell’End of waste in Italia non è stata presa in considerazione.

La chiusura con tessera dei cassonetti potrebbe inoltre limitare anche le azioni di recupero coatto dei materiali da parte dei venditori di metallo, “non se ne parla molto, ma l’alluminio ad esempio viene pagato 1.500 euro alla tonnellata. Se ci fosse una chiusura a tessera come accade nei cassonetti intelligenti né i gabbiani né i confiscatori di metallo riuscirebbero nel loro intento”.

La grande sfida dei rifiuti e il ruolo dell’Autorità

“Una grande sfida dato che non si tratta di reti fisse come energia, gas e acqua, mentre altra cosa un mercato come i rifiuti molto più variegato e con proprio carico di responsabilità e obiettivi. Mi sembra più propensa a gestire e disciplinare i costi. Il servizio di rifiuti si basa su un mercato molto differente e variegato con una molteplicità di soggetti e operatori con propri carichi di responsabilità. Che io sappia è l’unico caso in Europa che ha preso incarico questa cosa. Per essere chiaro penso che l’Autority sia molto più propensa a disciplinare per garantire dei costi uniformi, meno per assicurare il raggiungimento degli obiettivi ambientali. Non mi sembra attrezzata perché il suo compito è di regolatore del mercato e di avere cura alla concorrenza e alla efficacia dei costi, per cui temo privilegi questo obiettivo, rispetto a quello del riciclaggio. Credo sia al di fuori dei poteri dell’Autorità. La grande sfida è trovare un modo per cui tutte le priorità, sia del conferitore sia di chi il rifiuto lo deve smaltire, siano rispettate”. 

Meno evasione nella tariffa dei rifiuti

“Un elemento positivo emerso nel corso di questo studio è come negli ultimi otto anni sia molto diminuita la morosità della tariffa rifiuti” sottolinea a Canale energia Stefano Leoni, coordinatore rifiuti e circular economy di fondazione per lo Sviluppo sostenibile.Evasione che in passato impediva ai comuni di coprire i costi dei costi gestione del servizio. Uno dei problemi era lo scarso aggiornamento delle anagrafiche, come la morosità di enti importanti come il ministero dell’Ambiente che per anni non ha pagato il servizio. Si tratta di circa un 25% in più delle entrate che permette di arrivare anche con i ritardi dei pagamenti a coprire l’80-90% della raccolta rifiuti”.

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.