Tarquinia, BESSTARQ: «Confusi accumulo e produzione. Una decisione ideologica che ignora i pareri tecnici positivi»

L’impianto di accumulo occupa 2,8 ettari: il parco fotovoltaico richiamato nelle motivazioni regionali ne occupa circa 50!

«Esprimiamo forte rammarico per una decisione che dimostra un profondo fraintendimento del progetto e della sua funzione. La Giunta regionale ha negato l’intesa per l’impianto di accumulo di Tarquinia nonostante le valutazioni tecniche positive espresse nell’istruttoria, anche dagli uffici della stessa Regione».

È la posizione di BESSTARQ sul diniego della Regione Lazio al progetto di accumulo energetico da 414 MW previsto in località Pian Boaro (Vt).

«Temiamo che la Giunta sia stata mal consigliata da letture tecniche fuorvianti. Un impianto di accumulo immagazzina energia e la restituisce alla rete quando serve, contribuendo a gestire la variabilità della produzione rinnovabile. Assimilarlo a un nuovo parco fotovoltaico o eolico significa confondere infrastrutture con caratteristiche, funzioni e occupazioni di suolo profondamente diverse», sottolinea la società.

Secondo BESSTARQ, richiamare la concentrazione di impianti rinnovabili nel Viterbese per respingere un accumulo trascura proprio il contributo che questa tecnologia può offrire alla gestione dell’energia già prodotta.

«Dove ci sono molte rinnovabili, occorre valutare come utilizzare meglio quell’energia e renderla disponibile anche in altri momenti della giornata. La concentrazione degli impianti di produzione non può diventare automaticamente un argomento contro le infrastrutture che aiutano a gestirla».

La società contesta anche la rappresentazione delle dimensioni dell’intervento e il richiamo al parco fotovoltaico da oltre 54 MW situato a circa cinque chilometri dall’area.

«Il presunto “enorme impatto” dell’accumulo riguarda una superficie destinata alle batterie di 2,8 ettari, mentre il parco fotovoltaico richiamato ne occupa circa 50. I megawatt, da soli, non misurano l’occupazione di suolo né l’impatto sul territorio: confrontare tecnologie diverse senza distinguerne le caratteristiche restituisce un’immagine fuorviante del progetto».

BESSTARQ ricorda che nell’istruttoria sono state espresse valutazioni tecniche positive, nei rispettivi ambiti di competenza e con le relative prescrizioni, dagli uffici regionali responsabili della Biodiversità e dell’Urbanistica, oltre che dall’Autorità di Bacino per la compatibilità dei versanti.

«Il diniego politico si pone in contrasto con elementi tecnici favorevoli che meritavano ben altra considerazione. La tutela del territorio richiede competenza, rigore e capacità di distinguere le diverse tipologie di intervento».

«Ci rammarichiamo che, come troppo spesso accade negli ultimi anni, saranno ancora una volta i giudici a essere chiamati a pronunciarsi su responsabilità autorizzative che le amministrazioni preposte non riescono ad assumersi. A nostro giudizio, questa decisione risente di pregiudizi ideologici o, peggio, dell’incapacità di distinguere progetti profondamente diversi per natura, funzione e impatto», conclude BESSTARQ.


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