La povertà energetica rappresenta un finale di tante storie diverse: famiglie a basso reddito, anziani, famiglie monoparentali. Conoscere a misurare i diversi elementi che possono portare un individuo a cadere in questa situazione non è semplice. Una difficoltà su cui l’Europa si sta interrogando e per cui progetti come Step-IN stanno cercando di trovare delle soluzioni in grado di rispondere alle esigenze di più persone.

Il progetto, ha ricevuto i fondi del programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Unione Europea nella convenzione di finanziamento No 785125. Ad oggi sta realizzando “Una metodologia globale innovativa” per studiare la povertà energetica “attraverso azioni su misura a sostegno dei consumatori vulnerabili” spiega a Canale energia, testata partner dell’iniziativa, Konstantinos Kanellos, communication expert, VaasaEtt. Il progetto ha quindi realizzato tre laboratori “Living lab” in tre luoghi europei difficili ma con caratteristiche geografiche ed economiche diverse: una regione montuosa in Grecia (Metsovo), una zona rurale in Ungheria (Nyirbator) e una zona urbana nel Regno Unito con alloggi di bassa qualità (Manchester).

Nel complesso, Step-IN mira ad aiutare più di 2.000 persone a migliorare la loro qualità della vita e innescare 1,69 Gwh di risparmio energetico cumulativamente all’anno nei suoi tre Living labs” spiega Kanellos. Per farlo vengono utilizzati diversi approcci, tra cui caffè energetici, visite di consulenza e sistemi Tic. “L’accento è posto sul consumo etico di energia, ad esempio garantendo il mantenimento o il miglioramento dei livelli di comfort, minimizzando al contempo gli effetti di rimbalzo e limitando gli impatti ambientali aggiuntivi” conclude l’esperto di VaasaEtt.

Per quanto le diverse aree geografiche cerchino di studiare i diversi aspetti della povertà energetica, ci sono anche delle “tendenze specifiche” nel modo in cui le persone reagiscono al problema in tutti i paesi europei, “anche se non si conosce l’esatta relazione degli indicatori coinvolti” sottolinea Dimitris Damigos, professore della National technical university di Atene. In questo contesto, questa ricerca tenta di scoprire queste tendenze comuni, insieme a tutti i tipi di relazioni di indicatori di povertà energetica che sono comuni in Europa. La scoperta di tali analogie aiuterà ricercatori e responsabili politici a comprendere meglio il problema in tutta Europa”. Un aspetto che può divenire fondamentale per individuare comportamenti in grado di raggiungere “linee politiche comuni ed efficaci contro la povertà energetica nei paesi europei”.

“L’obiettivo è quello di sintetizzare i principali risultati dei progetti e le migliori pratiche discusse tra il consorzio e i membri della rete nelle raccomandazioni politiche rivolte alle comunità povere di energia in tutta Europa da pubblicare alla fine del progetto” sottolinea Kanellos.

Step-IN per studiare la povertà energetica “ha rilevato che è possibile adottare misure significative a livello locale” evidenzia Stefan Bouzarovski, professor, department of Geography, university of Manchester. Per farlo è necessario impegnarsi con una “consulenza attiva”. E “attuare alcune ‘piccole misure ‘ volte a migliorare l’efficienza energetica (come l’isolamento di finestre e porte, lampadine ecc) può davvero contribuire a migliorare il benessere e ridurre le bollette energetiche”.

Per favorire tale consapevolezza nel progetto sono stati sviluppati materiali utili “che possono essere utilizzati con poche modifiche in qualsiasi paese europeo” assicura Zoltan Kmetty, international research director, Ariosz.

La cooperazione è al centro del progetto che lavora strutture esistenti quali l’Osservatorio dell’Unione europea sulla povertà energetica (Epov), presieduto da un membro del progetto (Prof. S. Bouzarovski), fornitori di energia, responsabili politici, le organizzazioni dei consumatori e gli esperti del settore per definire le future iniziative di ricerca e di politica “Finora siamo 41 membri” sottolinea Konstantinos Kanellos.

Gli strumenti di Step-IN per studiare la povertà energetica

Sono stati installati in famiglie selezionate contatori di consumo di elettricità e registratori di temperatura e umidità relativa” spiega Damigos. “Inoltre, vengono esaminate le caratteristiche tecniche delle case e del sistema di riscaldamento e vengono catturate le immagini termiche della casa. Tutti questi dati quantitativi sono combinati con le informazioni raccolte dalle famiglie per comprendere le loro esigenze e sono caricati in una piattaforma appositamente progettata per produrre un rapporto con consigli personalizzati per ognuno. La nostra esperienza dimostra che l’uso di strumenti Ict e la fornitura di dati ‘hard’ sul consumo energetico aumenta la cooperazione con i consulenti energetici e aiuta le famiglie a realizzare i ‘dos and don’ts’ e a fare scelte più informate”.

“Step-IN collabora anche con altri programmi locali e trova gli attori cruciali all’interno delle comunità. Questi soggetti hanno un ruolo chiave nel collegare il progetto con i cittadini” aggiunge Kmetty.

Perché Step-IN ha scelto queste specifiche aree geografiche

La Grecia è una delle nazioni europee con un alto tasso di povertà energetica “soprattutto nelle zone montuose, che costituiscono la spina dorsale geografica del paese e sono caratterizzate da condizioni climatiche fredde” come espone Dimitris Damigos, professore della National technical university di Atene. “Circa il 40% delle famiglie di montagna in Grecia riferisce di non sentirsi in grado di mantenere la propria casa adeguatamente calda; circa il 75% afferma di essere costretto a ridurre altre esigenze di base per coprire il proprio fabbisogno energetico, anche alimentare, noto come fenomeno del calore o del consumo. Inoltre, il 20% ha segnalato arretrati sulle bollette energetiche, e il 25% ha segnalato problemi di salute legati al riscaldamento inadeguato a casa”.

Problemi simili sono vissuti nella zona della Greater Manchester. “In tutti i 10 distretti della Greater Manchester, tutti tranne uno hanno tassi di povertà superiori alla media nazionale del Regno Unito” spiega il referente di Step- IN per questo laboratorio Sam Evans, capo delle politiche ambientali al Gmca.  “La stima è di 157.000 famiglie (c.13% di tutte le famiglie) classificate in povertà energetica perché non possono permettersi di riscaldare adeguatamente la loro casa”. Nella stessa Manchester (il centro della regione della città), quasi 1 residente su 5 (17,9%) vive in povertà energetica. I tassi di povertà sono aumentati negli ultimi 3 anni i tutti e 10 i distretti”.

Nel distretto di Nyírbátor, invece “il 33% delle prime famiglie partecipanti al Living Lab non aveva accesso all’elettricità al momento delle visite a casa”. Zoltan Kmetty, international research director, Ariosz: “Queste famiglie non hanno un contratto legale con l’utilità, o il contratto viene annullato a causa di grandi arretrati. Così, in molti casi il nostro primo passo per aiutare i cittadini (ri)-collegare la rete”.

Gli obiettivi del progetto

“In Ungheria stiamo facendo grandi progressi. Abbiamo sviluppato un quadro su come dare consigli, perché ogni famiglia è diversa, per cui cerchiamo di avviare la discussione e di rispondere alle loro esigenze specifiche” spiega Kmetti.

A Manchester e Nyirbator la lezione principale appresa è l’importanza e il ruolo degli intermediari istituzionali (come le Ong e organizzazioni di volontariato) nel fornire consulenza energetica.

Il metodo Living lab si è dimostrato un ottimo modo per scambiare informazioni in più direzioni” rimarca Stefan Bouzarovski.

Le frequenti visite presso le famiglie da parte dei consulenti per l’energia sono state la chiave per sbloccare la fiducia e applicare i consigli di Step-IN” conclude Damigos.

Gli effetti del Covid-19 sui tre laboratori di Step-IN per studiare la povertà energetica

I modelli di base di Step-IN utilizzati per studiare la povertà energetica e stimare la domanda di energia termica ed elettrica nelle famiglie sono proporzionali alle ore trascorse in casa. Questo permette di fare delle valutazioni anche sull’impatto del Covid-19.

“Il Greek living lab sta attualmente raccogliendo e analizzando i dati sul consumo di elettricità da 30 famiglie, con caratteristiche diverse. I primi risultati mostrano che vi sono casi di forte aumento del consumo di elettricità”. Mentre sotto il profilo della sicurezza il professore Damigos assicura “Per quanto riguarda il funzionamento complessivo del LL, abbiamo fermato tutto ciò che includeva le attività faccia a faccia. Stavamo comunicando con le famiglie tramite e-mail e telefono durante il blocco. Dopo il lockdown, abbiamo ripreso le nostre attività, ma con particolare attenzione, considerando tutte le specifiche pertinenti fornite dal governo e dalle autorità greche”.

“Nel Regno Unito, il consumo domestico di energia è aumentato in misura analoga per le persone che lavorano o soggiornano a casa” spiega Evans “Secondo le stime della Greater Manchester, il consumo di elettricità e gas è aumentato del 30% nel mese di marzo durante l’inizio delle restrizioni nel Regno Unito” un fatto che ha colpito soprattutto coloro che vivono in condizioni di povertà energetica, “dal momento che è probabile che siano anche coloro che non lavorano o che hanno un impiego meno sicuro”. Inoltre “Le restrizioni hanno anche fatto sì che i programmi di sostegno alle famiglie – come le visite di consulenza e l’installazione di sistemi di riscaldamento e di isolamento. Incluso il sostegno fornito attraverso il progetto Step-IN”.

Anche in Ungheria il restare di più in casa si è tramutato in maggiori costi energetici. “In particolare per le famiglie con diversi bambini in età scolare” sottolinea Kmetty “Ma il problema è molto più complesso. Le persone che perderanno il lavoro saranno persone in difficoltà a pagare le bollette energetiche. E ci sono questioni più specifiche. Coloro che hanno contatori prepagati, nella maggior parte dei casi per riempire i contatori deve utilizzare dei negozi locali. Attività che ora sono chiuse. Così a volte la gente deve viaggiare 40-50 chilometri. E biglietti dell’autobus sono costosi”.

La Grecia un “caso” di povertà energetica

Step-IN per studiare la povertà energetica fa emergere anche alcune connessioni tra scelte politiche e paesaggistiche e casi di povertà energetica.  “Il modo in cui consumiamo è legato sia allo svolgimento dei compiti quotidiani delle famiglie che alle nostre abitudini”.

E’ il caso della Grecia “Metsovo è un’area ricca di biomassa, quindi, quando il costo del gasolio è aumentato significativamente tra il 2012 e il 2014, circa il 35% delle famiglie ha cambiato il sistema di riscaldamento da centralizzato diesel a centralizzato a legna. Inoltre, in diversi casi è emerso come gli impianti diesel non fossero adeguatamente mantenuti” spiega Dimitris Damigos, professore della National technical university di Atene. “Il rapporto di efficienza era basso, con conseguente aumento del consumo di carburante”. Inoltre c’era un problema legislativo per cui più dell’80% delle residenze di Metsovo sono state costruite prima del 1979, quando in Grecia è stato applicato il primo regolamento sull’isolamento termico. “Il parco immobiliare manca di efficienza energetica (quasi 6 su 10 residenze a Metsovo non hanno alcun tipo di isolamento), riflettendo le questioni cruciali del basso rendimento energetico e le grandi perdite termiche del settore residenziale nella zona. Finora sono poche le famiglie hanno beneficiato dell’uso di programmi di aggiornamento ad alta efficienza energetica come il programma “Saving at home” del ministero dell’Ambiente e dell’energia”. Infine ci sono degli ostacoli legislativi (ad es. divieto di installare pannelli solari o alcuni tipi di infissi) impostati per mantenere l’identità architettonica vernacolare dell’insediamento, “ma che aumentano le spese energetiche delle famiglie”.

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.