Il packaging è un elemento importante nell’impronta di carbonio della produzione. Abbiamo visto recenti studi valori anche pari 1 a 5 tra produzione ed emissioni. Scelta dei materiali,  progettazione degli imballaggi e riciclo a fine vita sono passaggi strategici di una politica industriale volta ad abbattere l’impronta di carbonio. Multinazionali impegnate nella produzione di prodotti di bellezza e prodotti per la casa hanno molto da offrire alla società agendo su questi parametri. Ne abbiamo parlato con Cecilia de’ Guarinoni, responsabile comunicazione istituzionale e membro del Comitato Sviluppo Sostenibile di Henkel Italia.

Dal 2010 a oggi avete migliorato molto le performance di sostenibilità. Per Henkel, la sostenibilità è solo un investimento, oppure anche una fonte di guadagno?
La sostenibilità è il nostro modo di fare impresa: l’impegno per lo sviluppo sostenibile accompagna fin dalla fine degli anni ’20 il nostro percorso di sviluppo. Siamo convinti che, per crescere e rimanere sul mercato nel lungo periodo, occorra perseguire l’equilibrio fra obiettivi economici, ambientali e sociali. Questo per noi si traduce in un sistema integrato di gestione aziendale, che ci consente di continuare a migliorare i processi interni ed esterni per generare maggior valore e, al tempo stesso, ridurre l’impatto sull’ambiente di tutte le nostre attività. Ci siamo dati un traguardo molto ambizioso per il 2030, ovvero quello di triplicare l’efficienza di tutti i prodotti e i processi Henkel (“Fattore 3”), cercando soluzioni innovative per ottenere di più con meno risorse. Rispetto al 2010, ad oggi abbiamo aumentato la nostra efficienza complessiva del 43%, come documentato dal Rapporto di Sostenibilità 2018 pubblicato pochi giorni fa, e contiamo di arrivare al 75% entro il 2020.

Non solo. Se pensiamo alle grandi sfide che stiamo vivendo, tra cui il rapido aumento della popolazione mondiale e la necessità di contenere gli effetti dei cambiamenti climatici, un’azienda come la nostra non può accontentarsi di essere “carbon neutral”. Stiamo lavorando per diventare “climate positive” e contribuire al raggiungimento dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals, SDG) definiti dall’ONU, impegnandoci ad esempio sul fronte dell’economia circolare.

L’emergenza plastica ha riportato in primo piano il packaging, i produttori si stanno impegnando a ridurre l’impiego di materiale, gestire meglio l’esistente e produrre meno rifiuti. Cosa state facendo e quali cambiamenti sono stati necessari per adeguare i vostri processi?
La strategia globale che stiamo approcciando per un packaging sempre più sostenibile comprende iniziative specifiche in tre fasi cruciali della catena del valore, ovvero la scelta dei materiali, la progettazione intelligente degli imballaggi e il riciclo a fine vita.

Il nostro obiettivo è usare una quota crescente di materiali riciclati o provenienti da fonti rinnovabili: entro il 2025, le confezioni dei nostri prodotti al consumo in Europa utilizzeranno almeno il 35% di plastica riciclata. In Italia, già oggi i flaconi di Nelsen €co, General €co e Bref sono realizzati al 100% in PET riciclato, mentre Vernel Ammorbidente e Bio Presto a Mano hanno il 50% di plastica riciclata. Contengono il 15% di materiale riciclato anche le confezioni di Nelsen, Nelsen Concentrato, Gliss Shampoo e Balsamo. I blister di alcune colle a marchio Pritt e Pattex sono realizzati fino all’80% in PET riciclato.

Packaging sostenibile vuol dire anche innovazione, tecnologia e una progettazione sempre più intelligente, studiando modi diversi per sostituire il materiale vergine con le alternative riciclate o rinnovabili senza scendere a compromessi in fatto di qualità, igiene e sicurezza. Per quanto riguarda il riciclo a fine vita, stiamo lavorando affinché, entro il 2025, il 100% delle nostre confezioni sia riciclabile, riutilizzabile o compostabile, fatta eccezione per gli adesivi i cui residui possono influenzare la riciclabilità o inquinare i flussi di riciclo.

Non dobbiamo comunque dimenticare che fino al 90% dell’impronta di un prodotto sull’ambiente è generata durante il suo utilizzo. Il nostro impegno si estende quindi alla sensibilizzazione delle persone e la formazione dei dipendenti, che sono i nostri primi e più importanti ambasciatori.

Quali obiettivi e quali margini di miglioramento ci sono per il packaging?
I margini di miglioramento sono significativi. Siamo tra i membri fondatori della Alliance to End Plastic Waste, un’iniziativa globale cui partecipano quasi 30 aziende del largo consumo e della filiera della plastica. All’interno della AEPW contribuiremo allo sviluppo di progetti che porteranno benefici in quattro aree principali: le infrastrutture di raccolta e riciclo dei rifiuti in plastica; l’innovazione e il dimensionamento di nuove tecnologie che possano semplificare il riuso e il riciclo della plastica, creando valore anche nelle fasi di post-utilizzo del materiale; la sensibilizzazione e il coinvolgimento di istituzioni, imprese e comunità; la bonifica di aree ad alto inquinamento da plastica, tra cui ad esempio i fiumi attraverso i quali i rifiuti dispersi nell’ambiente raggiungono i mari e gli oceani.

Ritenete possibile l’uso di materiale biocompostabile per il packaging dei vostri prodotti?
I materiali biocompatibili potrebbero essere usati per alcune applicazioni particolari che permetterebbero tra l’altro di valorizzare le loro stesse caratteristiche. Ad esempio, un contenitore in carta, materiale per natura biocompatile, potrebbe integrare un componente in plastica compostabile, andando a enfatizzare entrambi.

Come cambierà la logistica? Nell’era della digitalizzazione/dematerializzazione, è uno dei comparti che sembra rimanere più indietro in fatto di sostenibilità.
Certamente la logistica e i trasporti rappresentano una quota rilevante dell’impronta ambientale di un prodotto. Da molti anni studiamo confezioni sempre più compatte, quindi più semplici da movimentare e stoccare, e continuiamo a ottimizzare le attività logistiche in modo da preferire ove possibile il trasporto su rotaia (che già interessa il 40% dei nostri detersivi in italia) oppure accordandoci con altre aziende per il trasporto su gomma, in modo da far viaggiare i mezzi sempre a pieno carico. Inoltre, abbiamo cercato di concentrare alcuni processi per evitare gli spostamenti non necessari delle merci: lo stabilimento di Lomazzo, ad esempio, ha integrato al proprio interno l’attività di soffiaggio dei flaconi dei detersivi liquidi, con un’immediata riduzione dei camion in entrata e in uscita.

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.