Effettuare una stima del proprio consumo annuo di kWh e successivamente individuare l’offerta migliore può permettere ai consumatori di ottenere un risparmio medio in bolletta dell’8,16% circa. È quanto emerge dall‘Osservatorio sull’analisi dei consumi medi italiani dell’energia elettrica realizzato da Aiget e SosTariffe.it, portale dedicato al confronto di offerte per più servizi tra cui le utenze di energia e gas.

Dal mercato tutelato al mercato libero

I dati evidenziano come in Italia mediamente i consumi nel 2018 si attestino a circa 2.932 kWh annui per nucleo familiare. Un numero che si traduce in una spesa complessiva, in Maggior Tutela, di 564 euro. Nel Mercato libero, invece, in base alla valutazione di SoS Tariffe.it, i risparmi sono possibili solo se si opta per la tariffa più adatta alle proprie abitudini di consumo. Se il consumatore riesce a valutare la tariffa più conveniente per lui si registrano delle riduzioni in bolletta, che però variano da regione a regione.

I risparmi nelle regioni

Se nelle Marche il risparmio è pari a 41 euro, in Calabria si arriva a 52 euro, pari a una convenienza tra il 7,89% e l’8.18%. Secondo Massimo Bello, Founder di wekiwi.it e presidente di Aiget, “quest’analisi è interessante perché dimostra come sia possibile risparmiare grazie al mercato libero dell’energia e grazie alla semplicità degli strumenti online di confronto offerte”.

Col mercato libero nasceranno nuove iniziative spontanee per assistere nella scelta anche quei clienti che usano meno il web – aggiunge Bello in nota – Non dimentichiamo che il risparmio è tutto sulla ‘materia prima energia’ della bolletta, mentre le altre componenti sono regolate e pesano oltre il 50% della bolletta. Il mercato ha conseguito risultati importanti. Infatti l’8% sul totale della bolletta significa in realtà che si può risparmiare fino al 20% della componente materia prima, ferme restando le altre voci. È su queste ultime che occorre vigilare, auspichiamo che non crescano più come è sempre accaduto negli ultimi 10 anni. Altrimenti si arriva alla conclusione semplicistica per cui non può risparmiare dal cambio fornitore. Invece il vero e semplice motivo è che quanto più sono elevate le componenti regolate e fisse della bolletta tantomeno si può apprezzare un risparmio sulla materia prima”.

Dalla bolletta 2.0 all’impronta energetica

Un elemento chiave per favorire il risparmio dei consumatori è dunque una maggiore trasparenza e semplificazione nelle informazioni contenute nelle bollette. In questo senso sono stati fatti diversi passi avanti. A partire dal 1° gennaio 2016 è arrivata, infatti, la bolletta 2.0 per gli utenti domestici e le piccole aziende. L’obiettivo era quello di semplificare le informazioni presenti nelle fatture dell’energia elettrica e del gas per renderne più agile la lettura. A giugno 2016 si è fatto un ulteriore passo avanti con l’introduzione del Sistema Informativo Integrato (SII).Uno strumento che “gestisce la banca dati che raggruppa al suo interno le informazioni su tutti i contatori esistenti, associati alle informazioni anagrafiche, contrattuali e tecniche degli utenti, garantendo in primis la tutela della privacy, e anche, grazie alla sua terzietà̀, l’uniformità di gestione nei confronti di tutti i fornitori, la semplificazione dei processi, in particolare quelli più critici come il cambio fornitore e le volture”. Infine, a dicembre 2017 l’ARERA, ha avviato una consultazione – condivisa da AIGET nei sui principali punti – sulla possibilità per i consumatori finali di accedere ai dati storici di consumo in modo da avere un’idea della propria impronta energetica.

Come funziona l’impronta energetica

L’Energy Footprint “sarà un potenziamento delle informazioni contenute nella Bolletta 2.0 per incoraggiare il consumatore ad analizzare il modo in cui utilizza l’energia elettrica, sia dal punto di vista contrattuale, ma anche considerando l’impatto ambientale che ne deriva e la possibilità quindi di ridurre gli sprechi”. Il consumatore potrà avere un quadro generale delle sue spese energetiche in diacronia, in particolare in un periodo di 36 mesi.

I  dati al consumatore

Nello specifico si tratterà di un servizio di reporting, accessibile direttamente da browser, sintetico nella struttura e nella presentazione delle informazioni, con accesso a una “profilazione di base” delle abitudini, a un monitoraggio comparativo nel tempo e con la possibilità di scaricare e acquisire questi dati in un formato di uso comune.

È previsto inoltre un confronto grafico, attraverso valori di riferimento, con utenti dalle caratteristi che simili o con segmenti appartenenti ad esempio alla stessa area geografica. Un approccio che Aiget definisce “rischioso”, perché un utilizzo di un benchmark potrebbe rendere più difficile l’elaborazione delle informazioni. Il rischio, in sostanza, sarebbe quello di  fornire informazioni poco precise o fuorvianti o addirittura utilizzate per scopi fraudolenti”.

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