In Italia la transizione ecologica deve fare i conti con un’emergenza sociale silenziosa ma pervasiva: la povertà energetica. Sono circa 2,4 milioni le famiglie costrette a limitare i propri consumi quotidiani, un compromesso drammatico che grava direttamente sulla salute, sul benessere e sulla qualità complessiva della vita. Parallelamente, il patrimonio edilizio nazionale si conferma l’anello debole della decarbonizzazione: gli immobili sono responsabili di oltre il 40% dei consumi energetici e del 36% delle emissioni di $CO_2$, con ben due terzi delle abitazioni certificate ancora confinati nelle classi energetiche più basse (E, F, G).
È partendo da questa fotografia che a Torino, presso gli spazi di Ultraspazio, si è tenuto il Forum “Abitare in Classe A. Il diritto all’energia accessibile per tutti e tutte nella transizione ecologica”. L’evento, promosso da Legambiente e Kyoto Club nell’ambito della campagna #perunsaltodiclasse, ha riunito istituzioni, mondo della ricerca, associazioni e player del settore energetico per delineare soluzioni strutturali a questa crisi strutturale.
Oltre l’inverno: la nuova mappa della vulnerabilità energetica
Il dibattito ha evidenziato un radicale mutamento del fenomeno. In un Paese mediterraneo, la povertà energetica non si declina più soltanto nell’impossibilità di riscaldare la casa nei mesi invernali: l’aumento progressivo delle temperature medie e l’intensificarsi delle ondate di calore estive stanno rendendo i mesi caldi altrettanto critici per i nuclei vulnerabili.
I partecipanti – tra cui Stefania Crotta direttrice generale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, e i rappresentanti di Forum Disuguaglianze e Diversità, Aisfor, OIPE, ènostra, ARSE, Fondazione Giuseppe Di Vittorio e UNCEM – hanno concordato su un punto fermo: i bonus emergenziali in bolletta non bastano più. È necessario agire sulle cause storiche e strutturali, ovvero l’efficienza degli involucri edilizi e l’accesso democratico alle nuove tecnologie. Una casa in classe A consente infatti un abbattimento dei consumi fino all’80% rispetto a una in classe G, generando un risparmio permanente e immediato.
Le proposte: Reddito Energetico, leasing sociale e stop ai sussidi fossili
Per tradurre gli obiettivi europei in tutele concrete e colmare il ritardo nell’adozione della Direttiva Case Verdi (EPBD), Legambiente ha presentato un pacchetto di proposte mirate ad agevolare le fasce a basso e medio reddito:
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Potenziamento del Reddito Energetico Nazionale: estensione del fondo anche ai sistemi di accumulo e alle pompe di calore.
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Fisco leggero per l’elettrificazione: riduzione dell’IVA sulle pompe di calore e sull’energia da esse consumata, insieme a un taglio dei costi fissi in bolletta.
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Finanza innovativa ed inclusiva: introduzione del “leasing sociale” e un ruolo più incisivo di istituzioni come SACE e CDP, spingendole a disinvestire dalle infrastrutture fossili per finanziare l’efficientamento residenziale.
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Semplificazione e Reti: eliminazione graduale dei sussidi ai combustibili fossili, accelerazione dei permessi per gli impianti rinnovabili e potenziamento delle reti elettriche e di accumulo.
Il confronto con l’Europa
L’efficacia degli investimenti strutturali nelle rinnovabili trova riscontro nei modelli europei: l’esempio della Spagna dimostra come una penetrazione massiccia di fonti pulite consenta oggi di pagare l’energia elettrica all’ingrosso circa un terzo rispetto all’Italia, tutelando a monte imprese e consumatori.
Le voci del Forum: “Superare la logica dei bonus commerciali”
L’allarme sui ritardi della politica industriale e sociale è stato lanciato chiaramente dai portavoce delle associazioni.
“La lotta alla povertà energetica non può limitarsi a interventi d’emergenza”, ha dichiarato Katiuscia Eroe, responsabile Energia di Legambiente. “Rendere accessibili le rinnovabili e la riqualificazione significa ridurre strutturalmente la spesa delle famiglie e accelerare la decarbonizzazione. Il Governo deve dare segnali chiari: siamo ancora in attesa del recepimento della Direttiva EPBD, non c’è una bozza di piano per gli edifici nelle classi peggiori e non si hanno notizie del Piano Sociale per il Clima.”
Un’analisi condivisa e ampliata sul piano sociale da Vittorio Cogliati Dezza, esponente del Coordinamento del Forum Disuguaglianze e Diversità:
“La transizione energetica sarà possibile solo se saprà rispondere ai bisogni dei più vulnerabili. A causa dell’aumento delle disuguaglianze e della precarietà del lavoro negli ultimi 15 anni, milioni di cittadini non hanno né i capitali da investire né la capienza fiscale per accedere alle detrazioni tradizionali. Servono politiche pubbliche strutturali a lungo termine che superino i bonus temporanei, garantendo la partecipazione attiva delle fasce fragili che oggi rappresentano la maggioranza della popolazione.”
Verso una transizione equa
Il Forum “Abitare in Classe A” si configura come il primo passo di un percorso di mobilitazione permanente. Il messaggio emerso da Torino è univoco: l’accesso democratico e sostenibile all’energia deve uscire dalla sfera della gestione tariffaria per diventare un pilastro fondamentale delle politiche sociali e climatiche del Paese, l’unico asse su cui costruire una transizione ecologica che sia realmente equa e non lasci indietro nessuno.
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