Avete mai avuto problemi con la manutenzione della #caldaia? Vi siete mai chiesti a quale definizione appellarvi per risolvere un problema con il vostro #APE o #certificatoenergetico? Vi spieghiamo perché a volte l’#efficienzaenergetica è così difficile. Ci sono 400 parole per definirla…

Quali sono le parole dell’efficienza energetica

L’idea è dell’ingegnere Roberto Gerbo, Esperto in gestione dell’energia certificato Secem, ed è nata guardando alla confusione che può essere generata dal proliferare di definizioni in ambito energetico. Non coerenza nel rapporto termine/significato e ripetizioni all’interno di più ambiti (facendo confusione tra ciò che stabiliscono i decreti e il codice civile) delle stesse attività: questi i fattori che più di altri portano disordine nel comparto.

La nomenclatura segnalata dall’Ege è arrivata a ben 400 definizioni divise in gruppi concettuali, che hanno sempre più o meno la stessa pecca: “le definizioni riprendono lo stesso concetto in modo frammentario e sparso che non facilitano la chiarezza” spiega l’Ege “altre, invece, si ripetono in diverse leggi o danno diverse interpretazioni di una parola”.

L’iniziativa di Gerbo ha quindi consentito di raccogliere in un unico file definizioni di interesse nel settore dell’energia, “per fornire agli operatori una sorta di vademecum e agli enti competenti un documento di riflessione su cui valutare come e se eliminare queste ripetizioni, realizzando un testo unico per l’energia (sulla falsariga del D.lgs. 81/08 per la sicurezza sul lavoro)” spiega l’ingegnere.

Quando la confusione può farci pagare

Nella sua esperienza professionale come Ege, Gerbo ha “più volte visto o gestito direttamente contenziosi correlati a errate o imprecise specifiche nei capitolati e disciplinari di appalto”. Il cui dramma constava nel aver usato termini ”correnti” come ‘manutenzione ordinaria o straordinaria’ di una caldaia, ma non coerenti con le leggi ad essi afferenti.

In altre parole una persona potrebbe diventare responsabile di un’infrazione ove nel libretto di manutenzione della sua caldaia riportasse come potenza quella “al focolare”, ossia quella presente di solito sulla targhetta dell’impianto, poiché per legge è richiesta quella “nominale”. “La differenza tra i valori presi come esempio”, spiega Gerbo, “è dell’ordine del 10-12% e può comportare una salata multa all’utente ignaro”.

La legislazione non aiuta a far chiarezza

Si è quindi spesso di fronte a definizioni d’ambito energetico che differiscono da quanto stabilito nel Codice civile.

Sempre per fare un esempio pratico (d’altronde l’ing. Gerbo ha archiviato una nomenclatura di 400 casi), rimanendo nell’ambito della manutenzione ordinaria e straordinaria di un impianto, il Codice civile include nella sua definizione anche i concetti di esercizio e conduzione dello stesso. Secondo la legislazione in ambito energetico, invece, le cose sono scisse con conseguenze legali non indolori.
In altre circostanze “come per le recenti regole applicative del GSE sulla legge del conto termico” si lamenta la complessità conseguente a emanazione di definizioni che si sovrappongono o integrano quelle di legge.

Le 400 e più definizioni di energia

L’abbondante mole di definizioni inerenti al settore è in continua crescita. Nel 2016 lo stesso Ege ci riferisce che era arrivato a raccoglierne ‘solo’ 300 “lamentando la difficoltà ad avere sottomano un elenco integrato”.

La raccolta dell’Ege “non vuole essere esaustiva, bensì in continuo divenire” come sottolinea Gerbo e si riferisce ai macrosettori in generale dell’energia, alle energie da fonti rinnovabili, alla produzione, alla rete e alle forniture elettriche, del gas. E ancora, sugli incentivi per i titoli di efficienza energetica (TEE) e su quelli per il Conto termico. Da non dimenticare, conclude Gerbo, i rifiuti, la cui “produzione e gestione interessa a livello orizzontale molte attività energetiche ed è poco nota agli addetti del settore”.

Un altro esempio: il condominio

Quante volte si sente parlare, in ambito condominiale o nel corso di un rapporto di locazione (affitto), di manutenzione ordinaria e straordinaria. Gli stessi termini, poi, ricorrono anche quando si ha a che fare con gli incentivi fiscali, i bonus ristrutturazioni e le concessioni urbanistiche. E non solo. Tuttavia, la legge non si è mai sforzata di definire, con precisione, questi termini. E così, i confini tra i due tipi di “manutenzione” risultano a volte incerti e ambigui, tanto che spesso danno luogo a litigi che scaturiscono in cause in tribunale.

 

 

 

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