Uno studio dell’Università di Pisa, pubblicato su Regional Studies in Marine Science, ha scattato una fotografia impietosa del cambiamento costiero tra Pisa e Livorno. A vent’anni dai primi rilievi (2005-2007), i ricercatori sono tornati negli stessi punti esatti (plot) per monitorare lo stato della vegetazione e dell’arenile.
I risultati: dove c’era la duna, oggi c’è il mare
Il confronto tra passato e presente evidenzia una perdita drastica di habitat tutelati:
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Tenuta di San Rossore (12 km di costa): dei 24 punti di osservazione originari, ne sono stati ritrovati solo 13. Gli altri 11 sono letteralmente finiti sott’acqua a causa dell’erosione costiera.
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Calambrone (3,5 km di costa): tutti i 6 punti più vicini al bagnasciuga sono scomparsi, sostituiti da stabilimenti balneari.
Le cause del degrado: un doppio attacco
La ricerca evidenzia due dinamiche distinte che stanno distruggendo l’ecosistema dunale:
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Erosione Naturale e Specie Invasive (San Rossore): in alcuni tratti la costa è arretrata fino a 400 metri dal 1938. A questo si aggiunge l’invasione dell’Ailanto, una pianta aliena che soffoca la vegetazione sabbiosa tipica, chiudendo l’ambiente e alterandone l’identità.
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Impatto Antropico (Calambrone): qui il problema è il turismo di massa (oltre 2 milioni di presenze nel 2024). La pulizia meccanica delle spiagge con i macchinari elimina, insieme ai rifiuti, anche i semi e i frutti delle piante annuali come la Cakile maritima, impedendo all’ecosistema di rigenerarsi.
“Abbiamo perso fisicamente pezzi di costa e di habitat tutelati a livello europeo. Non è solo un cambiamento estetico, è una perdita di identità funzionale.” — Prof.ssa Daniela Ciccarelli, Dipartimento di Biologia.
Il paradosso della biodiversità
A Calambrone è stato registrato un aumento numerico delle specie, ma si tratta di un dato ingannevole. Le piante fondamentali per la tenuta della duna (come la Calamagrostis arenaria), che con le loro radici stabilizzano la sabbia, stanno diminuendo. L’aumento di altre specie “generiche” indica un impoverimento ecologico: la duna perde la sua capacità di resistere ai venti e alle mareggiate.
Soluzioni concrete e a basso costo
Per invertire la rotta e proteggere il patrimonio naturale rimasto, lo studio suggerisce alcune azioni immediate:
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Limitare la pulizia meccanica per proteggere il ciclo vitale delle piante.
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Installare passerelle in legno per evitare il calpestio diffuso dei bagnanti sulle dune.
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Bloccare l’espansione delle strutture balneari verso gli ambienti dunali residui.
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Controllare le specie invasive per permettere alla macchia mediterranea autoctona di sopravvivere.
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