Oltre cento attivisti di Animal Equality si sono radunati ieri 23 marzo davanti a Palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea, per denunciare quello che definiscono uno “squilibrio democratico inaccettabile”.

Pictures: Animal Equality / Raffaele Petralla
Al centro della protesta, i giganteschi volti della Presidente Ursula von der Leyen e dei commissari Olivér Várhelyi (Salute e Benessere animale) e Christophe Hansen (Agricoltura), chiamati a rispondere di una gestione politica che sembrerebbe favorire sistematicamente gli interessi industriali rispetto alla tutela degli animali.
I numeri della disparità: l’analisi del Registro della Trasparenza
Secondo una nuova analisi condotta sui dati ufficiali della Commissione, tra dicembre 2024 e marzo 2026, i vertici UE responsabili del benessere animale hanno mostrato una preferenza netta per il settore zootecnico.
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Incontri con l’industria zootecnica: almeno 46
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Incontri con ONG per il benessere animale: 7
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Rapporto di forza: 7 a 1 a favore della lobby della carne.
Dati ancora più sconcertanti emergono dall’analisi dei temi trattati. Nonostante 1,4 milioni di cittadini abbiano firmato l’Iniziativa “End the Cage Age” e oltre 190.000 persone abbiano partecipato alla consultazione pubblica del 2025 chiedendo lo stop alle gabbie, su 708 argomenti dichiarati negli incontri ufficiali, le parole “gabbia” e “abbattimento dei pulcini” compaiono esattamente zero volte.
“Il tema del benessere animale compariva nei titoli degli incontri, ma quello degli animali e della loro tutela no”, ha dichiarato Matteo Cupi, Vicepresidente di Animal Equality Europa. “Siamo qui perché i responsabili non possano più fingere di non vedere ciò che i loro stessi documenti ufficiali confermano”.
Un impegno dimenticato: dal 2021 al vuoto del 2026
La Commissione si era impegnata già nel 2021 a presentare proposte legislative per vietare l’allevamento in gabbia. Tuttavia, dopo aver mancato la scadenza del 2023, il programma di lavoro per il 2026 non contiene alcun riferimento al divieto. Alle richieste di chiarimento, i funzionari UE hanno risposto definendo il programma un “documento di alto livello e non esaustivo”, una giustificazione che non ha convinto né gli attivisti né una parte del Parlamento Europeo.

Pictures: Animal Equality / Raffaele Petralla
Ben 36 eurodeputati di diversi schieramenti hanno infatti presentato un’interrogazione orale (O-000006/2026) per chiedere conto del mancato rispetto degli impegni presi.
Le richieste di Animal Equality
L’organizzazione chiede azioni immediate e concrete per sbloccare l’impasse burocratica:
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Calendario vincolante: scadenze mensili certe per arrivare a una proposta legislativa sul divieto delle gabbie entro la fine del 2026.
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Inclusione dei temi chiave: la conferma che il divieto riguardi sia le gabbie che l’abbattimento selettivo dei pulcini maschi.
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Equilibrio istituzionale: parità di accesso per le ONG, affinché la voce dei cittadini e degli animali pesi quanto quella dei portatori di interesse economico.
L’esempio italiano
Matteo Cupi ha ricordato come il cambiamento sia possibile: “In Italia il divieto di abbattimento dei pulcini maschi è già realtà e il Governo ha previsto fondi per la transizione cage-free. È un dovere dell’Europa uniformarsi a queste tutele, superando un’inazione che dura da anni e dando risposte trasparenti ai milioni di cittadini che chiedono civiltà”.
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