Una riduzione dei consumi energetici pari a circa il 70% nella fase di riscaldamento del processo e del 42% sull’intero ciclo, rispetto ai sistemi convenzionali. Sono i risultati che si riescono a ottenere grazie a PA.CO2 (PAsteurization with CO2), il sistema, di cui ENEA ha realizzato un prototipo, in grado di limitare l’impatto ambientale nei processi per la pastorizzazione degli alimenti negli impianti di piccola taglia.

Come funziona

Il sistema sfrutta l’anidride carbonica come refrigerante e una pompa di calore reversibile (che può sia scaldare sia raffreddare il fluido trattato). La pompa può utilizzare l’energia dell’aria o dall’acqua.

Pompe di calore, vantaggi per efficienza e risparmio

I pastorizzatori di piccola e media taglia effettuano le fasi di raffreddamento e conservazione post-pastorizzazione con un ciclo frigorifero standard mentre la fase di riscaldamento, ossia la pastorizzazione vera e propria, viene svolta con apposite resistenze elettriche, che incidono fortemente sui consumi energetici complessivi”, spiega in una nota Raniero Trinchieri del Laboratorio Sviluppo Processi Chimici e Termofluidodinamici per l’Energia dell’ENEA. “In questo contesto le pompe di calore reversibili possono essere impiegate nella pastorizzazione, con benefici sia in termini di efficienza e risparmio energetico, sia di compatibilità ambientale in quanto il principio di funzionamento è in grado di garantire nel riscaldamento un effetto utile superiore alla potenza elettrica assorbita”, conclude Trinchieri.

 

foto presa dal sito dell’enea

Un sistema di controllo per ottimizzare il ciclo termodinamico

La tecnologia è dotata  di un sistema di controllo innovativo, che ottimizza il ciclo termodinamico in tutte le condizioni d’esercizio e “consente di rendere l’intero processo di pastorizzazione più efficiente con un risparmio energetico totale verificato di oltre 3 kWh per ciclo.”, come spiega Enea sul suo sito.

Una parte dell’energia trasferita è da fonte rinnovabile

Il valore aggiunto dell’innovazione sta nel fatto che una parte dell’energia trasferita proviene da fonte rinnovabile, essendo estratta dalla sorgente termica, aria o acqua. L’impiego poi di un refrigerante a basso impatto ambientale come la COnon è soggetto alle restrizioni imposte dalla recente normative sulla commercializzazione degli equivalenti sintetici”, sottolinea Luca Saraceno, ricercatore dello stesso laboratorio ENEA. “Inoltre, il fluido di lavoro può raggiungere temperature notevolmente superiori a quelle ottenibili con tecnologie tradizionali, consentendo quindi di effettuare la pastorizzazione con tempi e consumi molto minori”, conclude Saraceno.

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