
Come funziona
Il sistema sfrutta l’anidride carbonica come refrigerante e una pompa di calore reversibile (che può sia scaldare sia raffreddare il fluido trattato). La pompa può utilizzare l’energia dell’aria o dall’acqua.
Pompe di calore, vantaggi per efficienza e risparmio
“I pastorizzatori di piccola e media taglia effettuano le fasi di raffreddamento e conservazione post-pastorizzazione con un ciclo frigorifero standard mentre la fase di riscaldamento, ossia la pastorizzazione vera e propria, viene svolta con apposite resistenze elettriche, che incidono fortemente sui consumi energetici complessivi”, spiega in una nota Raniero Trinchieri del Laboratorio Sviluppo Processi Chimici e Termofluidodinamici per l’Energia dell’ENEA. “In questo contesto le pompe di calore reversibili possono essere impiegate nella pastorizzazione, con benefici sia in termini di efficienza e risparmio energetico, sia di compatibilità ambientale in quanto il principio di funzionamento è in grado di garantire nel riscaldamento un effetto utile superiore alla potenza elettrica assorbita”, conclude Trinchieri.

Un sistema di controllo per ottimizzare il ciclo termodinamico
La tecnologia è dotata di un sistema di controllo innovativo, che ottimizza il ciclo termodinamico in tutte le condizioni d’esercizio e “consente di rendere l’intero processo di pastorizzazione più efficiente con un risparmio energetico totale verificato di oltre 3 kWh per ciclo.”, come spiega Enea sul suo sito.
Una parte dell’energia trasferita è da fonte rinnovabile
“Il valore aggiunto dell’innovazione sta nel fatto che una parte dell’energia trasferita proviene da fonte rinnovabile, essendo estratta dalla sorgente termica, aria o acqua. L’impiego poi di un refrigerante a basso impatto ambientale come la CO2 non è soggetto alle restrizioni imposte dalla recente normative sulla commercializzazione degli equivalenti sintetici”, sottolinea Luca Saraceno, ricercatore dello stesso laboratorio ENEA. “Inoltre, il fluido di lavoro può raggiungere temperature notevolmente superiori a quelle ottenibili con tecnologie tradizionali, consentendo quindi di effettuare la pastorizzazione con tempi e consumi molto minori”, conclude Saraceno.
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