La “drastica riduzione” della biodiversità in atto potrebbe avere un impatto rilevante sull’agricoltura e di conseguenza sulla nostra alimentazione. E’ il rischio su cui ha richiamato l’attenzione la FAO nel suo ultimo rapporto dedicato al tema, sottolineando come esista un rischio si carenza di cibo su scala globale. Si tratta di conclusioni basate su “prove sempre più numerose” rilevate in 91 diversi paesi che fanno comprendere come sia fondamentale adottare modelli sostenibili nel comparto agricolo.

Un sguardo più ampio alla biodiversità

Il report denuncia, tra le altre cose, la riduzione nella biodiversità delle coltivazioni e delle razze da cui dipende la nostra alimentazione, la distruzione di habitat e terre destinate alla coltivazione e la gestione non sostenibile delle risorse naturali. Per affrontare in modo adeguato questa questione è necessario adottare una prospettiva più ampia che valorizzi il ruolo delle specie di piante e animali che contribuiscono all’equilibrio ambientale del pianeta, non limitandosi a considerare solo le colture o gli allevamenti. “La biodiversità per l’alimentazione e l’agricoltura comprende non solo le colture e l’allevamento bestiame, gli alberi piantati e raccolti e le specie acquatiche pescate o allevate, ma anche la miriade di altre specie di piante, animali e microrganismi che sostengono la produzione, creando o mantenendo suoli sani, impollinando le piante, purificando l’acqua, fornendo protezione contro eventi meteorologici estremi, consentendo ai ruminanti di digerire la materia vegetale fibrosa o fornire altri servizi indispensabili”, sottolinea la FAO nel rapporto.

Migliorare la resilienza dei sistemi di produzione

Tra i punti menzionati dalla ricerca anche il ruolo centrale della biodiversità per affrontare le sfide legate al cambiamento climatico e alla diffusione di malattie e parassiti. In questo senso tutelare la biodiversità vuol dire anche contribuire ad aumentare “la resilienza sei sistemi di produzione agli effetti dei cambiamenti climatici”. Un elemento importantissimo per garantire sicurezza alimentare su scala globale.

Coinvolgere i governi

Un grande contributo alla lotta alla distruzione della biodiversità può essere dato dai Governi. Spetta a loro passare all’azione per tradurre i principi virtuosi di tutela ambientale in leggi concrete. Solo così si potrà combattere in modo efficace un fenomeno le cui proporzioni stanno aumentando sempre più velocemente.

Un impegno globale

La questione della tutela della biodiversità è da sempre uno dei focus tematici per Slow Food, che ha sottolineato l’urgenza di intervenire per cercare di arginare il fenomeno. “Sono anni che Slow Food denuncia questi pericoli e ogni tanto abbiamo avuto la sensazione di predicare nel vuoto – commenta in una nota Piero Sardo presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità – oggi la situazione sta cambiando, ci pare che la gente sia più sensibile, ma forse non ci si rende conto della gravità del problema: un conto è una perdita, un conto è un collasso catastrofico. Dobbiamo sperare di essere ancora in tempo evitare questa estinzione di massa ma abbiamo bisogno dell’impegno di tutti, non solo della Fao e di Slow Food, ma di tutta la gente di buona volontà”.

Produzione di riso e risorsa idrica, l’allarme lanciato da Anbi

Ad unirsi al coro di voci che sottolineano l’importanza di un approccio sostenibile all’agricoltura e alla gestione delle risorse anche l’Anbi che si è soffermata in particolare sulla situazione delle risaie nel nostro Paese. Il 2019, ha sottolineato l’associazione, si prospetta infatti come un anno in cui la scarsa disponibilità di neve sulle montagne imporrà di utilizzare al meglio la poca risorsa idrica disponibile. In questo contesto il rischio, si legge in una nota, è che “nel mese di luglio non ci sia acqua sufficiente per consentire al riso di completare il ciclo produttivo“. Per cercare di far fronte a questa situazione, in Piemonte, l’indicazione dei principali enti consortili (Associazione Irrigazione Ovest Sesia, Associazione Irrigazione Est Sesia, Consorzio di bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese)  è stata di tornare all’irrigazione tradizionale almeno per quest’anno (la tecnica della “pesta” nei terreni bibuli), promuovendo le pratiche agricole, che consentono la sommersione delle risaie già nel mese di aprile, non posticipandola a periodi, in cui la disponibilità d’acqua potrebbe essere ancora minore.

Le criticità della semina “a file interrate”

Nello specifico, spiega l’associazione in nota, la diffusione della semina “a file interrate” se da un lato agevola l’attività degli agricoltori nelle prime fasi di vita del riso, dall’altro presenta una serie di criticità. E’ infatti necessario un grande quantitativo idrico da distribuire, verso la fine del mese di maggio, quasi contemporaneamente alla prima bagnatura del mais. Inoltre questa tecnica “non garantisce la fase di “accumulo” e la risorsa idrica disponibile potrebbe quindi  non essere sufficiente per consentire la copertura irrigua di tutto il comprensorio”, spiega Anbi. Il rischio è di “alterare la complessità e la particolarità di un sistema irriguo unico, che necessita invece di tutela e di strumenti speciali da parte delle Istituzioni per garantire un servizio pubblico fondamentale anche in termini ambientali”.

Equilibrio tra innovazione ed esigenze ambientali

Le giovani generazioni- commenta in nota Francesco Vincenzi, presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi) – chiedono, attraverso i “#FridayForFuture”, maggiore impegno nel contrasto ai cambiamenti climatici. Anche per questo, l’innovazione continua nel settore risicolo deve trovare un punto di equilibrio tra nuove tecniche di coltivazione, disponibilità idriche  ed esigenze ambientali”.

Un robot per segnalare problemi nel coltivazioni

Lasciando da parte la questione delle risaie e tornando a un discorso più generale sulla biodiversità, tante sono le soluzioni che possono aiutare a promuovere un’agricoltura sostenibile, permettendo ad esempio di intervenire in modalità preventiva e limitare così l’uso di pesticidi e sostanze tossiche. Un esempio è SentiV, un macchinario realizzato dalla società Méropy, con base a Bordeaux, che è in grado di rilavare la presenza di parassiti sule piante. Il robot, che si muove grazie a delle ruote, è dotato di una fotocamera e di un algoritmo di riconoscimento dell’immagine. Se vengono riscontrate anomalie la macchina invia una notifica sul cellulare all’agricoltore attraverso un’app.

Agricoltura e startup: IoT, big data e cloud

Ma SentiV è solo una delle tante realtà di un universo vasto e variegato di startup che sanno coniugare nei modi più disparati innovazione e sostenibilità ambientale. InFarm, ad esempio, realtà con sede a Berlino, ha sviluppato un sistema verticale per l’agricoltura indoor che può essere installato in supermercati, ristoranti, o persino scuole. Il monitoraggio delle diverse coltivazioni avviene da remoto sfruttando IoT, Big Data e cloud. WeFarm invece è una realtà del settore agritech con sede a Londra che ha realizzato nel 2015 una rete peer-to-peer per offrire agli agricoltori consigli e soluzioni di altri “colleghi” per risolvere le sfide quotidiane. Sensori, droni, immagini satellitari, geolocalizzazione e Big Data sono gli strumenti su cui punta anche la startup spagnola VisualNAcert che aiuta gli agricoltori a gestire tutti gli aspetti delle loro fattorie in una piattaforma all-in-one. Se invece ci spostiamo in Francia troviamo un progetto che coniuga la viticoltura e l’energia solare. Si tratta di Vitibot, startup della regione dello champagne, che ha creato Bakus,  un robot allietato a energia solare che offre un supporto per la gestione dei vigneti.

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