Per acqua virtuale si intende la quantità d’acqua necessaria per la produzione di un alimento o qualsiasi altro bene di consumo, il volume d’acqua dolce utilizzato nelle fasi di coltivazione, produzione e/o commercializzazione. Introdotto per la prima volta nel 1993 da John Tony Allan, professore del King’s College London, è diventata una grandezza di riferimento unica ed univoca, utile come parametro di confronto per valutare i consumi, i flussi e le variazioni temporali.

È un concetto nascosto, non evidente e spesso invisibile: se da un lato sta aumentando la consapevolezza e l’attenzione verso il consumo domestico d’acqua giornaliero, c.a. 175 litri per persona, dall’altro lato c’è scarsissima coscienza sulla quantità di acqua virtuale consumata. Si stima che questa sia pari a 4400 litri al giorno come media globale a persona, con picchi negli Stati Uniti fino a 8000 litri, quindi dalle 25 alle 45 volte maggiore rispetto a quanto consumato in maniera diretta in casa.

Quali fattori influiscono sulla stima di acqua virtuale per la produzione di un bene

Diversi fattori influiscono sulla stima di acqua virtuale per la produzione di un bene: il luogo in cui questo è stato prodotto, il tipo di suolo e i fertilizzanti utilizzati, il metodo di coltivazione e produzione agricola o industriale, da dove provengono le materie prime, come queste vengono trattate.

Nel grafico seguente sono riportati alcuni dei principali beni di consumo e la quantità di acqua virtuale consumata nel processo, come media stimata a livello globale in litri:

Il commercio internazionale di ogni prodotto, in particolare di cibo, è anche uno scambio di acqua virtuale, che implica un trasferimento virtuale di risorse idriche dal luogo di produzione al luogo di consumo. Di seguito sono elencati i principali paesi al mondo per import/export di acqua virtuale:

Il ruolo dell’Italia

L’Italia è al decimo posto fra i paesi importatori, con un volume stimato di 64.3∙109 m3 di acqua virtuale importata ed una crescita negli ultimi 20 anni dell’80%, attualmente pari a circa due volte il volume annuo del Po.

Il grafico sottostante riporta le nazioni come nodi della rete, mentre i collegamenti individuano il flusso di import/export di acqua virtuale, con direzione che va dai paesi che esportano a quelli che importano acqua virtuale.

Flusso globale import/export di acqua virtuale (Water Trade Network) (Konar et al., 2011)

I dati globali mostrano un flusso eterogeno

Il dato più interessante è che il 7% circa della popolazione mondiale controlla il flusso netto di acqua esportata: il 50% dei flussi si muove su poco più dell’1% dei collegamenti. Di conseguenza la rete si globalizza ma in modo eterogeneo, con la maggior parte dei paesi marginalizzata alla periferia della rete, mentre un piccolo gruppo di paesi ricchi scambia e controlla la maggioranza delle risorse idriche.

Il Sustainable development goal 6 è chiaro: acqua per tutti entro il 2030. Ma quanto è efficiente la gestione delle risorse idriche? Quanto è equo il commercio dell’acqua? Sono tematiche che coinvolgono tutti, con diverse implicazioni: a livello di scelte etiche ed abitudini individuali nel quotidiano; a livello aziendale, come strumento per le industrie per distinguersi e puntare ad azioni di riduzione dell’impatto ambientale; infine a livello globale, come tema di importanza geopolitica anche per incentivare politiche di sostenibilità e contrasto al cambiamento climatico.

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Andrea Casalone
È laureato in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio e in Stantec ricopre il ruolo di Project Engineer dal 2017, occupandosi di bonifiche e program management per aziende nel settore Oil & Gas. Da sempre appassionato di sostenibilità in tutte le sue forme, nel tempo libero ama leggere, viaggiare e perdersi in bici nel suo Monferrato.