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Il Parlamento europeo ha adottato le priorità per la riforma UE sulle pratiche fiscali dannose e un progetto per un nuovo sistema di valutazione delle politiche fiscali nazionali. La risoluzione, approvata il 7 ottobre in plenaria, interviene a stabilire principi comuni che gli Stati devono rispettare nell’attuare le proprie politiche e i propri regimi fiscali per attirare imprese e profitti.

Il contrasto alle pratiche fiscali dannose nell’UE

Nella risoluzione viene osservato che i diversi scandali fiscali, in particolare LuxLeaks, Panama Papers, Paradise Papers e, più recentemente, le rivelazioni di OpenLux hanno rafforzato l’agenda politica dell’UE in materia di pratiche fiscali dannose. Il testo sottolinea: “L’evasione e l’elusione fiscale causano una perdita consistente e inaccettabile di entrate per gli Stati membri, che sarebbero attualmente necessarie per far fronte alle conseguenze devastanti della pandemia”.

Le stime conservative dell’Ocse sull’erosione della base imponibile e sul trasferimento degli utili, cui si fa riferimento nella risoluzione, assorbirebbero fino al 10% circa del gettito fiscale derivante dal reddito delle società a livello globale, ovvero fino a 202 miliardi di euro ogni anno. Le stime del Parlamento europeo, relative all’elusione fiscale da parte delle società, vanno da 160 a 190 miliardi di euro, considerando sia il fenomeno del trasferimento degli utili e altri regimi fiscali applicati.

Parlamento europeo: proposte di modifiche al sistema UE

Per contrastare la concorrenza sleale e rafforzare i principi di trasparenza, nel testo della risoluzione il Parlamento UE propone diverse misure per migliorare la politica delle pratiche fiscali dannose.

In particolare, si chiede:

  1. l’adozione di una definizione di un livello minimo di sostanza economica, ovvero una soglia di attività economica all’interno di un paese al di sotto della quale una società non può essere considerata realmente stabilita in quel dato paese;
  2. alla Commissione UE di elaborare orientamenti su come progettare incentivi fiscali equi e trasparenti che presentino minori rischi di distorsione del mercato unico;
  3. all’esecutivo europeo di valutare l’efficacia dei regimi fiscali speciali sugli utili riconducibili ai brevetti e ad altri regimi di proprietà intellettuale;
  4. che le raccomandazioni specifiche per Paese, emesse ogni anno dalla Commissione, siano dirette anche a ridurre la pianificazione fiscale aggressiva.

Riformare il codice di condotta

Una riforma completa è quella che viene chiesta al Codice di condotta sulla tassazione delle imprese. In particolare, a dover essere rivisti, sono i criteri, la governance e il campo di applicazione.

Il Parlamento infatti giudica gli attuali criteri del codice in parte obsoleti, in particolare quelli a individuare una pratica fiscale come dannosa: “Tale riforma dovrebbe essere ampia e includere il criterio di aliquota d’imposta effettiva, in linea con la futura aliquota d’imposta effettiva minima da concordare a livello internazionale, oltre a requisiti di sostanza economica solidi e progressivi. Anche la governance dovrebbe essere riformata, per rendere le decisioni vincolanti e il processo decisionale più trasparente ed efficiente” si legge nella nota.

Inoltre, i deputati hanno delineato un piano dettagliato per sviluppare un quadro in materia di regimi fiscali aggressivi e aliquote d’imposta ridotte che dovrebbe sostituire l’attuale codice di condotta.

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