centrale idroelettrica
Immagine generica di una centrale idroelettrica

Il 25 giugno scorso la regione Sardegna ha presentato ricorso presso le Sezioni unite della Corte di cassazione e la Corte di giustizia europea contro la costruzione della centrale idroelettrica del Liscia, progettata dal Consorzio di bonifica della Gallura e finanziata dal ministero dell’Agricoltura. È l’ultimo atto di un lungo accanimento giudiziario, spiega l’Associazione nazionale consorzi gestione e tutela del territorio e acque irrigue-Anbi in una nota stampa.

Il progetto della centrale idroelettrica del Liscia

Nel 2013, sfruttando la possibilità offerta dalla legge regionale 6/2008, il Consorzio di bonifica della Gallura ha presentato alla Regione la richiesta di poter realizzare un impianto di energia idroelettrica con l’acqua in principio usata per irrigare.

La centrale una volta completata produrrà ogni anno 2.678.000 kWh ed eviterà di immettere in atmosfera 1.339.065 kg di anidride carbonica. L’opera poteva essere realizzata in sei mesi con 2.300.000 di euro di spesa.

A far data dall’ottenimento del finanziamento, la regione Sardegna, che agisce anche nell’interesse dell’Autorità di bacino e del Comitato istituzionale dell’autorità di bacino, nega l’autorizzazione alla costruzione. È una vera e propria guerra giudiziaria con Enas – Ente acque della Sardegna, sottolinea l’Anbi. Oggi, stima l’Associazione, la costruzione della centrale costerà circa 2.000.000 euro in più alla Regione e ai consorziati.

Più costi di distribuzione irrigua per l’azione giudiziale

Il presidente del Consorzio, Marco Marrone, esprime il rammarico per un atteggiamento inspiegabile: “Un’incomprensibile vicenda a colpi di ricorsi e che non trova giustificazione. L’accanimento, con cui la Regione si oppone alla realizzazione della centrale, oltre ad allungare inutilmente i tempi, sta provocando un ingente danno economico agli agricoltori ed al Consorzio di bonifica, costretto a promuovere un’azione giudiziale di risarcimento danni per non aver potuto abbattere i costi di distribuzione irrigua”.

Alla notizia del ricorso, l’Anbi, attraverso le parole del direttore generale, Massimo Gargano, ha così stigmatizzato il malessere dell’Associazione: “Questo nonostante ben due pronunciamenti del Tribunale preposto e altrettanti rigetti in Cassazione. La domanda è d’obbligo: cui prodest?”

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