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Il ministro Roberto Cingolani durante la conferenza. Fonte: Mite

Cosa si intende per transizione ecologica e quali saranno le sfide che il ministero dedicato dovrà affrontare per traghettare l’Italia verso un orizzonte più sostenibile. Ha voluto far chiarezza il ministro Roberto Cingolani intervenuto durante la conferenza preparatoria della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile.

Il concetto di transizione ecologica secondo Cingolani

Il capo di dicastero ha aperto un’approfondita riflessione sul concetto di transizione ecologica, “tutta da costruire, tutta da adattare”, e diverso tra i singoli stati, “quello che per noi è transizione per altri potrebbe essere una sfida irraggiungibile”. Cingolani ha rimarcato quanto “sia importante sviluppare un modello adattivo basato sulla conoscenza della situazione e delle istanze presenti” per riuscire a “trovare e definire il migliore percorso per arrivare dal punto A al punto B, e la migliore via non è quella lineare”. Per essere smart e sicura, ne è convinto, una nazione deve essere abitata da cittadini che “hanno coscienza e consapevolezza”.

La crisi climatica, ambientale e di risorse

Tra i tanti i temi toccati nel suo discorso, a riprova dell’approccio olistico adottato, Cingolani ha parlato a più riprese di crisi. Crisi in termini di debito ambientale e di impronta ecologica umana, in riferimento all’Earth overshoot day e all’esaurimento precoce delle risorse annuali disponibili sulla terra. “Viviamo quindi in una società del debito non solo economico, ma anche ambientale, e in altri contesti cognitivo, perché persino l’informazione e la cultura vengono mediati da sistemi talmente veloci che la nostra mente spesso non riesce a metabolizzare le informazioni”, ha sottolineato.

Poi di crisi climatica, scandita dal “principio fisico della termodinamica: il danno è veloce ma il recupero è lungo”.Significa – ha proseguito – che se portiamo la temperatura più su di 2 gradi, il sistema ci mette poi secoli per raffreddarsi”, con l’eventualità sempre più concreta che “i nostri figli, non le generazioni future, ma anche quelle attuali, dovranno combattere con città costiere a rischio e con un ecosistema destabilizzato”.

Crisi di risorse naturali: “Nel 2017 abbiamo usato 90 miliardi di tonnellate di risorse naturali primarie (…) Pensate al digitale, la digitalizzazione è una tecnologia fantastica se usata in modo intelligente ma anch’essa non è gratis energeticamente: si stima produca circa il 4% della CO2 totale, gli aerei fanno il 2%, il trasporto leggero fa l’8%, quindi il digitale ha un peso specifico consistente”.

Inquinamento ambientale e chimico

Cingolani si è poi soffermato sul tema dell’inquinamento. Dell’aria in primo luogo: “L’urbanizzazione è sicuramente una grande opportunità per molte società, ma nello stesso è un generatore di problemi che va controllato”. Per riuscirci “occorre una strategia che da un lato passa da tecnologie innovative, dall’altro pone il grande tema dell’educazione e della consapevolezza da parte di tutti che bisogna cambiare, a partire da noi stessi”.

“Viviamo in un’era chemical intensive”, ha poi aggiunto, “occorre fronteggiare emergenze come quelle dei batteri che sono antibiotico resistenti, perché certe industrie hanno riversato nell’ambiente una tale quantità di antibiotici che adesso ci troviamo con dei batteri corazzati che oltre a rappresentare un problema di inquinamento lo diventano anche per la salute pubblica”. Non solo: plastiche, pesticidi, la tecnologia del cibo, e la nanotoxicology sono sempre più diffusi “e il nostro sistema immunitario non è progettato per fermarli”.

Rifiuti e spreco alimentare

Il ministro si è soffermato poi sull’annosa questione dei rifiuti: “Paesi ricchi che esportano enormi quantità di materiale plastico in Paesi che poi li riversano nei fiumi e vanno a finire nei mari: questo ciclo non va bene, il trattamento è inadeguato, il traffico del rifiuto è un problema di natura legale e sociale”.

Ha parlato anche di spreco alimentare e di pressione locale e globale del cibo: “La soluzione non è fermare il progresso, ma nemmeno dire che in nome del progresso si possa fare tutto. La sostenibilità è un compromesso tra diverse istanze che cambiano nel tempo, e nel post Covid le istanze saranno diverse da quelle che potevamo avere in un momento di grande floridità economica”.

Prevenzione, salute e stili alimentari

Per guardare con più consapevolezza e serenità al futuro, Cingolani ha citato il tema fondamentale della prevenzione evocando il crollo del ponte Morandi a Genova, cui lui stesso ha assistito. “In vista del Recovery plan, mi viene in mente quanto sia importante oggi poter osservare il territorio mettere insieme satelliti, droni, i sensori che sono a terra, riuscire a fondere i dati, metterli in un cloud sicuro, analizzarli con l’intelligenza artificiale e riuscire così a monitorare le coste, le aree di verde, le discariche, le perdite dagli acquedotti o dalle condutture, la resistenza delle infrastrutture strade e ponti”. 

Questo per raggiungere il vero obiettivo della transizione ecologica: “La correlazione tra un pianeta in salute, le persone in salute e una società giusta”. Per essere più precisi, ha aggiunto, “non si può più separare l’epidemiologia da quello che mangiamo, dal modello di sviluppo economico, questa cross-correlazione richiede soluzioni che siano multiple e si ispirino al concetto del cobeneficio”. Raggiungere questo cobeneficio si può e ha fatto un esempio: “Modificando un modello di dieta aumentando le proteine vegetali avremmo un cobeneficio migliorando la salute pubblica, diminuendo l’uso di acqua e producendo meno CO2”.

Approccio globale e sostenibilità

“La transizione per la prima volta ci mette di fronte a un approccio che non può essere né globale né locale: si usa in genere il termine glocal, ed è questo l’approccio che bisognerà utilizzare”, ha infine chiarito Cingolani. Meglio quindi parlare di una transizione “globale e antropologica”, di ecologia “della mente, della società” e di soluzioni che “devono essere innestate nel tessuto locale”.

“Sostenibilità ed ecologia sostenibile – ha concluso – diventano concetti centrali per il futuro, basti pensare al fatto che adesso le aziende devono fare un bilancio di sostenibilità, in cui questi criteri siano quantificati, al fatto che anche i grandi investitori guardano alla sostenibilità come elemento essenziale”. Non c’è tempo da perdere e, questo, il ministro Cingolani dimostra di saperlo.

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Redazione
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