La pandemia Covid-19 colpisce anche il mercato delle immatricolazioni auto. Il calo in Italia è impressionante: l’85,4% in meno, 28.326 unità. Le cifre fanno ripensare ai primi anni ’60 del secolo scorso, commenta in una nota stampa il centro studi Promotor, “quando il processo di motorizzazione di massa nel nostro Paese stava muovendo i primi passi”.

Crollo del mercato auto

Alla base del trend negativo anche la chiusura delle attività produttive. E la situazione non migliorerà nei prossimi mesi, commenta il Centro Studi Promotor: gli ordini crolleranno e l’indicatore di fiducia nei concessionari passerà da 25,10 di febbraio a 4,30 di marzo.

Con ogni probabilità tutto il 2020 sarà un anno nero per il mercato dell’auto. Per la ripresa, evidenzia il presidente Gian Primo Quagliano, saranno indispensabili misure pubbliche per “rilanciare la domanda non appena l’emergenza sarà finita” così da “scongiurare il rischio che la filiera della distribuzione dell’auto subisca danni irreversibili”. La proposta avanzata da Quagliano prevede: “un meccanismo di incentivazione della domanda” sia per “auto verdi” che per “auto ad alimentazione tradizionale di ultima generazione” a fronte della rottamazione di modelli precedenti. Il punto fermo è “la rottamazione incentivata di auto usate molto inquinanti con auto usate più recenti”.

Questo modello, prosegue Quagliano in nota, è ispirato a quello del 1997 “quando gli incentivi ebbero effetti molto significativi, con costi interamente coperti dal maggior gettito Iva sulle vetture vendute con incentivi, con la mobilitazione di una parte dell’ingente patrimonio costituito dal risparmio dei privati e con un contributo allo sviluppo del Pil stimato dalla Banca d’Italia in 0,4 punti percentuali”. Sulla collaborazione del governo, il presidente è ottimista: “Il ministro Patuanelli aveva manifestato un’apprezzabile disponibilità a procedere in questa direzione. Con la pandemia questa disponibilità deve trovare attuazione da subito per il bene del settore dell’auto, ma anche e soprattutto per quello dell’economia del Paese”.

Aiuto anche ai concessionari

La posizione sposa quella di Adolfo De Stefani, presidente Federauto, sul bisogno per i concessionari di un’immediata iniezione di liquidità per evitare il dissesto di moltissime aziende

Crollo del mercato veicoli commerciali

Sui veicoli commerciali il calo risale già al mese di febbraio. Come riporta l’European automobile manufacturers’ association (Acea), tutta l’Unione europea ha registrato una diminuzione del 6,2% per l’immatricolazione di veicoli commerciali pesanti. Il calo ha riguardato tutti i segmenti, eccezion fatta per gli autobus.

In particolare, da gennaio a febbraio il mercato ha registrato un calo dell’8,9% pari a 308.350 unità. Nel dettaglio:

  • Spagna -12.8%;
  • Germania -7.6%;
  • Francia -3.6%;
  • Italia -3.5%.

Il dettaglio nelle tabelle elaborate da Acea.

Perdita del lavoro

Il dato più allarmante riguarda la perdita di posti di lavoro nel settore della produzione di automobili. Si parla di almeno 1.110.107 lavoratori, prosegue Acea. Numeri che si rifanno solo alle persone direttamente impiegate nella produzione di macchine, furgoni, van e autobus e che sono finora rimasti fermi 16 giorni. L’impatto sull’intera filiera è ancora più critico. Le perdite sono ovviamente destinate ad aumentare, rimarca Acea, fino all’uscita dalla crisi globale.

“La nostra priorità è di proteggere la salute e il lavoro di almeno 14 milioni di europei chi lavora direttamente o indirettamente nel settore”, commenta sul sito Eric-Mark Huitema, direttore generale di Acea.

I dati dei 27 paesi dell’Unione europea più il Regno Unito sono consultabili nelle mappe interattive Acea sugli impiegati e la perdita di produzione.

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