
Un così grande cambiamento culturale richiede un linguaggio a più voci. Ne è la prova la presenza all’interno della manifestazione, della mostra dell’artista belga Elena Paroucheva che offre uno sguardo all’ambiente che ci circonda in cui poesia, danza e tralicci elettrici accompagnano lo sguardo dell’uomo verso una consapevolezza rinnovata all’ambiente. Lei gentilmente ci ha mostrato le opere e la filosofia che è dietro la sua art pylones.
Un incontro tra arte e elettricità. Come ha cominciato a guardare ai tralicci in modo artistico?

RTE in seguito mi ha detto che avevo letto una cosa folle, ma è stato il mio avvio per cominciare…
Lei crede che uno sguardo di artista verso l’elettricità possa favorire uno sguardo verso la sostenibilità?
Verso l’ambiente! Ne sono persuasa. Ho lavorato e incontrato tanti filoni e scienziati, come il presidente di Future Earth e ne sono tutti convinti. Non possiamo vivere nel mondo senza un rispetto della natura e del paesaggio naturale e urbano. Sono d’accordo con chi esprime queste teorie, io porto avanti questa convinzione con il lavoro artistico.
Il mio obiettivo è far ricordare alle persone in che ambente viviamo, farlo riscoprire fuori dalla quotidianità. Le risorse elettriche in quanto infrastrutture nel paesaggio.
Qui (nell’opera) abbiamo Apollinaire e il traliccio…

Mentre qui abbiamo un modello di una scultura che ho realizzato che è di 30 metri, 32 esattamente. Questa l’ho fatta per i giochi invernali di Soči 2014, si trova su una collina sopra le piste. Li invece c’è un’altra opera monumentale in Francia. E’ in un sito turistico termale visitato da 5 milioni di turisti ma è stato sviluppato dopo l’arrivo delle line elettriche negli anni ’50. Quindi hanno sviluppato il sito termale con i 4 tralicci nel mezzo del sito termale. Qui c’è anche una scultura antica nella foto che fa vedere la scultura antica e moderna insieme. Un’ opera che è sempre lì e che vivrà insieme alla vita dei tralicci.
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