Sostenibilità, l’Italia perde il podio: l’eccellenza nel riciclo non basta

Ritardo sulle fonti rinnovabili: presentato a Ecomondo il Rapporto 2026 di Istituto Ambiente Italia e Circonomia

In un momento storico in cui l’emergenza energetica continua a dominare il dibattito politico ed economico, condizionando pesantemente i bilanci di famiglie e imprese, in Italia la dipendenza dalle fonti fossili si conferma un problema strutturale non più riconducibile alla sola sfera ambientale, ma esteso a una stretta urgenza di tenuta economica. In questo contesto, segnato dalle recenti intese tra il Governo e la Commissione europea sulle misure di contenimento dei prezzi previste dal Decreto Bollette, la Fiera Ecomondo ha fatto da cornice alla presentazione del Rapporto 2026 intitolato Transizione energetica, decarbonizzazione, economia circolare: Europa avanti piano, Italia indietro tutta.

Italia
Foto di Francesco Lo Giudice su Unsplash.

L’indagine, curata da Duccio Bianchi per l’Istituto Ambiente Italia e già anticipata durante il Festival Circonomia ad Alba, è stata illustrata alla presenza di Roberto Della Seta, direttore scientifico di Circonomia, il quale ha illustrato la struttura e i risultati dello studio. Alla tavola rotonda hanno preso parte rappresentanti di primo piano del settore del riciclo e della gestione ambientale.

Italia, peso della dipendenza dai combustibili fossili

L’analisi analizza nel dettaglio lo stato dell’arte della sostenibilità continentale basandosi su un impianto metodologico articolato su un set di 23 indicatori complessivi. L’esito della misurazione fotografa il regresso del posizionamento dell’Italia: il Paese scivola infatti quest’anno al quarto posto tra gli Stati membri dell’Unione Europea, superato da Danimarca, Olanda e Austria. Interrompendo una lunga tradizione che lo vedeva stabilmente installato sul podio delle nazioni più virtuose.

L’esame disaggregato dei dati mette in luce un Paese a due facce. Da una parte, si confermano le prestazioni eccellenti nel comparto della circolarità e della gestione dei rifiuti, settori nei quali l’Italia rivendica una leadership riconosciuta. Dall’altra, emerge una difficoltà profonda e sistemica sul terreno della transizione energetica e del contrasto al cambiamento climatico. In questo ambito specifico la graduatoria è guidata da Paesi come Svezia e Danimarca, capaci di raggiungere i vertici dell’efficienza nonostante lo svantaggio climatico di partenza che le costringe a sostenere un carico energetico notevole per il riscaldamento rispetto alle nazioni dell’area mediterranea. L’Italia, al contrario, si posiziona al di sotto delle medie comunitarie, evidenziando peraltro un ulteriore peggioramento rispetto alle rilevazioni dell’anno precedente.

Il fattore più critico risiede nella lentezza con cui si sta riducendo il ricorso alle fonti tradizionali. Nel quinquennio compreso tra il 2019 e il 2024, il consumo di energia da fonti non rinnovabili, in prevalenza derivati fossili, ha registrato nella penisola una flessione contenuta ad appena il 4%. Nello stesso arco temporale, l’Unione Europea nel suo complesso ha segnato un calo medio del 13%. Questa differenza di passo genera ripercussioni immediate sul costo finale dell’energia. La forte esposizione alle fluttuazioni di prezzo del gas naturale rende il sistema economico italiano particolarmente vulnerabile agli shock dei mercati globali, vanificando la portata degli interventi tampone volti ad alleviare il peso delle bollette.

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Il confronto tra la dinamica europea e lo stallo nazionale

Il report evidenzia come, pur in presenza di un rallentamento nei ritmi generali di crescita, gli indicatori ambientali dell’Unione Europea mostrino complessivamente per il quarto anno consecutivo un trend di miglioramento. A livello continentale si osserva una contrazione costante dei consumi energetici pro capite e di quelli alimentati da fonti fossili, accompagnata da un incremento continuo della quota coperta da energie rinnovabili sia sui consumi finali che nella produzione elettrica. L’unico elemento negativo riscontrato a livello europeo riguarda il leggero aumento delle emissioni medie di anidride carbonica relative ai veicoli di nuova immatricolazione.

Al contrario, la traiettoria italiana si discosta dai valori europei, mostrando una dinamica visibilmente più debole e, in diversi ambiti, arretramenti consistenti. A partire dal 2022 il tasso di sviluppo delle politiche ambientali italiane si è mantenuto sistematicamente inferiore a quello medio dell’Unione. Ben lontano, evidenzia lo studio, dai ritmi imposti dalle nazioni guida della transizione. Ampliando lo sguardo agli ultimi dieci anni, i dati dimostrano come i progressi realizzati dal nostro Paese figurino tra i più contenuti di tutto il continente.

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Riduzione dei consumi energetici e divario nello sviluppo delle rinnovabili

Tra il 2019 e il 2024 la riduzione dei consumi energetici per abitante in Italia si è attestata al 9%, a fronte del 12% registrato come media continentale. Il divario diventa ancora più marcato nell’ambito dello sviluppo delle fonti pulite: la quota di energia rinnovabile sui consumi finali italiani è cresciuta soltanto del 7%. Mentre l’Unione Europea ha segnato un balzo del 27%, trainata dai progressi di Germania, Francia e Spagna, che hanno registrato incrementi rispettivamente del 30%, del 35% e del 42%.

Una forbice analoga si riscontra nell’energia solare. Tra il 2019 e il 2025 l’Italia ha poco più che raddoppiato la propria capacità fotovoltaica installata, con una crescita del 111%. Un valore che appare tuttavia modesto rispetto alla media europea, caratterizzata da un incremento del 173% nello stesso intervallo temporale. Nettamente inferiore ai risultati ottenuti da mercati come quello tedesco, cresciuto del 140%, e soprattutto spagnolo, la cui capacità è aumentata del 372%.

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L’economia circolare come pilastro di riscatto economico: indice al 93%

Nonostante le criticità emerse sul versante strettamente energetico, lo studio ribadisce il valore strategico della filiera italiana del riciclo e del recupero delle risorse, che si conferma ai vertici europei per efficienza e volumi gestiti. L’indice di circolarità e uso efficiente delle materie prime raggiunge in Italia la quota del 93%, posizionandosi su livelli notevolmente superiori rispetto alla media dell’Unione Europea, ferma al 61%. Per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti urbani, il tasso di riciclo effettivo registra un valore del 52,3%, superando la media europea che si attesta al 48%.

La capacità di reimpiegare le risorse materiali rappresenta una risorsa fondamentale non soltanto per il rispetto dei parametri di tutela ambientale, ma per la riduzione dei fabbisogni energetici primari del sistema industriale. Il recupero di materia permette infatti di evitare le fasi ad altissimo impatto energetico legate all’estrazione e alla lavorazione delle materie prime vergini. L’indicazione centrale che emerge dal Rapporto invita le istituzioni e gli operatori a saldare l’esperienza maturata nel campo dell’economia circolare con i piani di sviluppo energetico nazionali, individuando nel riciclo avanzato una leva strutturale per contenere i costi di produzione e mitigare gli effetti dell’instabilità dei prezzi sui mercati dei combustibili.

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