Dall’ecologia del fare al “quartiere dei 15 minuti”: viaggio nel futuro sostenibile con Letizia Palmisano

La nota giornalista ambientale ci racconta il suo ultimo libro, "Il futuro non aspetta, si costruisce": un'opera che unisce il saggio al romanzo per offrire soluzioni concrete, speranza e una nuova visione del lavoro e delle città.

Un volto noto del giornalismo ambientale italiano, spesso ospite in TV, ma con una vocazione irrefrenrenabile per la scrittura. Letizia, da dove nasce questa urgenza continua di raccontare storie attraverso i libri?
«La parte dei libri è qualcosa che è più forte di me. Nonostante il tempo a volte manchi, cerco di scrivere per dare ancora più luce a una serie di storie straordinarie che incontro quasi quotidianamente. Voglio essere un piccolo megafono per amplificare la voce dei veri protagonisti del cambiamento e dell’economia circolare».
Il tuo ultimo libro, Il futuro non aspetta, si costruisce, sembra andare oltre la semplice narrazione, trasformandosi in un vero e proprio manuale di strumenti pratici.
«Esattamente. Questo libro nasce da più input, raccogliendo in un certo senso l’eredità del mio precedente Sette vite come gatti. Volevo creare uno strumento che offrisse risposte concrete su più livelli. Da un lato ci sono gli amministratori pubblici, che spesso mi chiedono idee per immaginare città più a misura d’uomo e ecosostenibili, in modo che la vita dei cittadini sia naturalmente orientata alla sostenibilità e non vissuta come un atto eroico. Dall’altro, risponde alle domande di chi vuole capire quali percorsi di studio intraprendere o come innovare la propria professione».
A proposito di struttura, hai scelto una formula molto particolare, quasi cinematografica, che ricorda la coralità di film come Magnolia. Come ti è venuta l’idea di impostarlo come una giornata tipo?
«È stata una sfida nata strada facendo. Volevo che non fosse solo un saggio, ma un piccolo assaggio di romanzo, un libro da leggere non solo con la testa ma anche con il cuore. Mi sono chiesta: se tutte le realtà virtuose che già esistono in Italia si trovassero nello stesso quartiere o nella stessa città, come sarebbe una giornata ordinaria? Accanto a me, nel ruolo di narratrice, ci sono Laura ed Alex — i cui nomi sono un omaggio a due grandi pionieri dell’ecologismo come Laura Conti e Alexander Langer, per farli scoprire anche ai più giovani. Ho immaginato la loro vita in una città ideale (che spero un domani possa essere Roma) in cui incontrano professionisti, aziende e servizi che oggi esistono già in Italia, ma che bisogna andare a cercare lungo la penisola. In un sistema ideale dovrebbero essere tutti a portata di bicicletta».
A chi è rivolto principalmente questo testo? Si parla molto di giovani, ma non solo…
«Diciamo che se Sette vite come gatti era pensato dai 4 ai 199 anni, qui andiamo dai 12 ai 199! L’ho scritto pensando a un ragazzo al quarto anno delle superiori che deve scegliere il proprio percorso post-diploma, per fargli capire che le green skills danno enormi soddisfazioni professionali e permettono di occuparsi di sostenibilità non solo nel tempo libero, ma come lavoro vero e proprio. Volevo dare ai ragazzi strumenti di speranza e di conoscenza, perché la conoscenza aiuta a sconfiggere la paura. Allo stesso tempo, vedo che anche chi ha dai quarant’anni in su trova nei miei libri una spinta positiva. Spesso ci si chiede cosa si possa fare concretamente: non esistono solo i grandi temi come i trasporti o il cibo; chi ha buona manualità, ad esempio, può fare il volontario in un Repair Café, o un giovane può iniziare un tirocinio presso un artigiano».
Torni spesso su un tema cruciale: la rivalutazione dei lavori manuali e dell’artigianato, soprattutto nell’era dell’intelligenza artificiale.
«Esatto. Ho un figlio di tredici anni che mi chiede: “Che lavoro potrò fare per non essere sostituito dall’intelligenza artificiale?”. Per troppo tempo la mia generazione ha svalutato professioni nobili e importantissime legate alla manualità. Oggi, ironia della sorte, sono proprio quelle discipline — penso a tutto il mondo della riparazione — a non essere replicabili dall’IA. Investire in queste professioni significa creare lavoro radicato nel territorio, contrastare la desertificazione dei quartieri e ridare dignità sociale a lavori che uniscono benefici ambientali, economici e sociali».
Nel libro si parla anche molto di città a misura d’uomo, come il modello della “città dei 15 minuti”. È un obiettivo davvero realizzabile in Italia?
«È assolutamente realizzabile. Certo, a volte la burocrazia rallenta le scelte, ma dobbiamo puntare sull’ottimismo climatico e guardare a tutto ciò che si può fare, superando l’idea che la sostenibilità sia sinonimo di rinunce e fatica. Vivere nella città dei 15 minuti significa non passare ore bloccati nel traffico: è un sogno realizzabile che migliora la qualità della vita. Ricordo sempre il caso di Copenaghen: quando decisero di penalizzare il traffico privato, parte dei cittadini scese in piazza a protestare. Oggi la consideriamo un’eccellenza e nessuno tornerebbe indietro, soprattutto se consideriamo che l’Italia ha ancora numeri drammatici di morti premature legate all’inquinamento atmosferico. Ci sono misure che andrebbero prese con urgenza, spiegando alle persone che la transizione ecologica crea posti di lavoro reali e vicini ai cittadini».
Un’ultima battuta: dove possiamo trovare il libro?
«Il testo è disponibile su tutti i canali online, sulle piattaforme digitali e nelle librerie fisiche… magari proprio in una libreria raggiungibile in 15 minuti, provando così a sperimentare subito il modello di cui parliamo!».

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.