La transizione energetica europea e la decarbonizzazione non si decideranno esclusivamente nei palazzi delle istituzioni a Bruxelles, ma prenderanno forma nei comuni e nelle regioni del continente. È questo il messaggio emerso dalla conferenza “Decarbonisation starts locally – empowering cities and regions for Europe’s energy transition”, organizzata il 27 ottobre 2026 dalla sezione TEN (Trasporti, Energia, Infrastrutture e Società dell’Informazione) del Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE).
Se da un lato le città sono responsabili del 71-76% delle emissioni globali di gas serra, dall’altro gli enti locali e regionali gestiscono l’attuazione di circa il 90% delle politiche europee di adattamento climatico. Per il CESE appare dunque indispensabile dotare le amministrazioni locali degli strumenti normativi e finanziari adeguati ad accelerare la transizione e garantire la sicurezza energetica.
Il ruolo guida delle comunità territoriali
«La transizione verde avrà successo solo se sostenuta dal giusto quadro normativo, da finanziamenti adeguati e da posti di lavoro di alta qualità», ha evidenziato Thomas Kattnig, presidente del Gruppo permanente sull’Energia del CESE, ricordando l’importanza che i cittadini percepiscano il cambiamento come un’opportunità di sviluppo e risparmio piuttosto che come un peso.
Davide Sabbadin, Policy Manager dell’European Environmental Bureau (EEB):
«L’eventuale resistenza da parte dei cittadini è un tema da affrontare. Circa il 90% della capacità di energia rinnovabile si trova nelle aree rurali. Possiamo ottenere il sostegno locale solo attraverso la partecipazione diretta dei cittadini e la condivisione dei benefici.»
Convinzione condivisa da Alejandro Ulzurrun de Asanza y Muñoz, responsabile per la Transizione Giusta, i Consumatori, l’Efficienza Energetica e l’Innovazione presso la Commissione Europea: «Il futuro dell’energia pulita in Europa parte dalle nostre comunità, dove i leader locali e regionali mettono i cittadini in condizione di trasformare l’energia rinnovabile in prosperità condivisa, bollette più basse e maggiore resilienza».
Hanna Zdanowska, Sindaca di Łódź e membro del Comitato Europeo delle Regioni:
«L’Unione Europea non può elaborare ambiziose strategie climatiche a Bruxelles e poi legare le mani alle autorità locali con procedure complesse e limiti d’indebitamento. Se le città devono attuare il 70% delle misure di mitigazione dell’UE, la trasformazione energetica deve smettere di essere un onere finanziario e diventare un catalizzatore di sviluppo.»
Autonomia energetica e tecnologie pulite
I sistemi energetici decentralizzati e le reti intelligenti rappresentano i pilastri per la sostenibilità dei centri urbani. L’accelerazione passa dall’integrazione di fonti rinnovabili locali (solare, eolico, geotermia, pompe di calore) e da soluzioni emergenti come biocombustibili, idrogeno, tecnologie waste-to-value, accumulo di energia e teleriscaldamento.
L’obiettivo prioritario rimane la creazione di una transizione inclusiva e partecipata, in cui i cittadini si trasformino da consumatori passivi ad attori attivi della sovranità energetica locale.
Pauline Dulongcourty, Policy Officer per le utility della Federazione Sindacale Europea dei Servizi Pubblici (EPSU):
«L’energia è un servizio essenziale per tutti. Nessuno può vivere senza riscaldamento, luce o elettricità. L’energia non può essere trattata come una semplice merce o un asset finanziario destinato a garantire rendimenti stabili agli investitori. Il punto non è solo quanto investiamo, ma chi prenderà le decisioni, chi si assumerà i rischi e chi ne trarrà beneficio.»
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