Energia dell’IA: integrazione dei data center e focus Italia

Reti elettriche, sostenibilità e riforme: report Iea

Il boom tecnologico e finanziario legato all’IA sta mettendo a dura prova le infrastrutture energetiche di tutto il mondo. Secondo il rapporto dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea) intitolato Powering artificial intelligence: strategies for integrating data centres into electricity systems, redatto su richiesta della Presidenza francese del G7, i grandi operatori del settore digitale (i cosiddetti hyperscalers) investiranno circa 624 miliardi di euro in spese in conto capitale nel corso del 2026, destinati in gran parte alla costruzione di nuovi data center. Questa massiccia espansione sta generando tensioni senza precedenti sulle reti elettriche locali, sui prezzi dell’energia e sulle risorse idriche, spingendo governi e autorità di regolamentazione a ripensare profondamente le regole di connessione e pianificazione.

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Italia tra crescita della domanda e nuove regole

Il boom globale degli investimenti nei data center, guidato dall’espansione dell’intelligenza artificiale, sta ponendo sfide cruciali per i sistemi elettrici di tutto il mondo. Anche l’Italia si trova al centro di questa trasformazione, affrontando una rapida crescita della domanda energetica e la necessità di adeguare le infrastrutture di rete e i quadri normativi.

Analizzando i dati relativi al contesto italiano, il rapporto evidenzia come la capacità complessiva dei data center (sommando gli impianti operativi e quelli in fase di richiesta o programmazione) si attesti intorno al 160%-170% del picco di carico nazionale registrato nel 2025. Gran parte di questo volume fa parte delle code di attesa e dei progetti prospettici, mentre la quota di infrastrutture già operative sul territorio rimane marginale. Questa forte pressione sulle richieste di connessione posiziona l’Italia in linea con altri Paesi europei che affrontano un divario significativo tra i progetti pianificati e la capacità attuale della rete.

Data center, semplificazione e autorizzazioni: il quadro normativo

Per gestire in modo più efficiente la crescita dei flussi di investimento e prevenire colli di bottiglia amministrativi, il quadro legislativo italiano si è evoluto attraverso interventi mirati. In particolare, il Decreto-Legge 21/2026 (convertito successivamente nella Legge 49/2026, articolo 8) ha introdotto una procedura di autorizzazione unica dedicata specificamente alla costruzione, all’espansione e alla gestione dei data center e delle relative reti di connessione elettrica a qualsiasi livello di tensione.

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La normativa stabilisce un termine massimo di 10 mesi (estendibile fino a un massimo di ulteriori 3 mesi) per il completamento del procedimento autorizzativo. Inoltre, per accelerare i tempi operativi e venire incontro alle esigenze degli sviluppatori in contesti di rete complessi, la disposizione consente ai richiedenti di indicare inizialmente una soluzione temporanea in media tensione, rimandando l’integrazione della connessione definitiva alla fase successiva della procedura.

Sebbene il rapporto illustri le tariffe di rete e le misure fiscali applicate in diverse giurisdizioni internazionali, i provvedimenti specifici relativi alla tassazione e ai sussidi menzionati nel documento riguardano principalmente altri Paesi europei. Ad esempio, la Finlandia, che ha modificato la tassazione elettrica per i data center passando a un’aliquota di 2,24 centesimi di euro per kWh, e la Germania, che ha mobilitato un fondo da 6,5 miliardi di euro per calmierare le tariffe di trasmissione. Tuttavia, l’esperienza internazionale dimostra quanto sia fondamentale per Paesi come l’Italia bilanciare la competitività industriale, la protezione dei consumatori finali e una ripartizione trasparente dei costi di aggiornamento della rete.

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IA, esplosione della domanda e sfida della visibilità dei carichi

Nel 2025, gli investimenti nei data center sono cresciuti del 17% superando i 550 miliardi di euro, un valore superiore agli investimenti globali nella produzione di petrolio e gas. Nelle economie avanzate, la domanda di elettricità è tornata a crescere del 2,1% nel 2025, e i data center da soli rappresentano oltre il 20% di tale incremento. I consumi energetici di queste strutture sono aumentati del 17% nel 2025 e sono destinati a raddoppiare nei prossimi cinque anni.

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Tuttavia, uno dei problemi principali evidenziati dall’Iea riguarda le code di connessione: in molte giurisdizioni (come in Texas, in Finlandia e nella Virginia settentrionale), le richieste cumulative superano ampiamente il picco di domanda dell’intero sistema. Molti di questi progetti sono speculativi o duplicati, creando una forte incertezza per i pianificatori della rete, che rischiano di sovrastimare la domanda (provocando investimenti non necessari) o di sottostimarla (generando strozzature e ritardi). Per arginare questo fenomeno, diversi Paesi stanno introducendo rigorosi criteri di maturità, requisiti finanziari e impegni basati su obiettivi intermedi.

Efficienza energetica, gestione dell’acqua e localizzazione geografica

Il rapporto sottolinea che l’efficienza energetica e la gestione delle risorse idriche devono essere affrontate in modo olistico. Circa il 34% della capacità dei data center dedicati all’IA si trova in aree caratterizzate da uno stress idrico elevato o estremamente elevato. Esiste un compromesso complesso tra efficienza energetica ed efficienza idrica: i sistemi di raffreddamento che riducono il consumo di acqua tendono infatti a consumare più elettricità, e viceversa.

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Sul fronte normativo, nazioni come la Germania impongono standard rigorosi, richiedendo per i nuovi data center un indice di efficienza energetica (Pue) pari o inferiore a 1,2 e percentuali obbligatorie di recupero del calore di scarto (almeno il 10-20%). In parallelo, per evitare la congestione urbana e sfruttare le sinergie territoriali, si stanno sviluppando zone industriali dedicate e riconvertendo siti dismessi. Ne è un esempio l’hub in Portogallo sorto nell’area di una ex centrale a carbone, per avvicinare le infrastrutture digitali alle fonti rinnovabili e ridurre l’impatto sulle comunità locali.

Riforme delle tariffe, costi di rete e protezione dei consumatori

La questione di chi debba sostenere i costi miliardari per l’aggiornamento delle reti elettriche è centrale nel documento Iea. Quando un grande carico richiede investimenti di rete, una ripartizione non oculata dei costi rischia di far lievitare le bollette per i consumatori domestici e le piccole imprese. Per tutelare i consumatori e prevenire il rischio di beni infrastrutturali rimasti inutilizzati (nel caso in cui un progetto non venga completato), diversi Stati stanno adottando tariffe dedicate ai grandi carichi (large-load tariffs).

Negli Stati Uniti, ad esempio, la Virginia e l’Ohio richiedono impegni contrattuali a lungo termine (fino a 14 anni), impegni di consumo minimo (spesso l’85% della capacità contrattualizzata) e garanzie finanziarie milionarie (circa 1,4 milioni di euro per megawatt). In Europa, la Commissione Europea ha avanzato proposte per ridefinire le regole di ricarica delle reti, incentivando la flessibilità e introducendo regimi tariffari trasparenti che non gravino sulle categorie più deboli.

Nuove strategie di approvvigionamento energetico e generazione on-site

Per soddisfare il fabbisogno energetico in tempi rapidi, i giganti della tecnologia stanno diversificando le proprie strategie di fornitura. Nel primo semestre del 2026 sono stati sottoscritti accordi di compravendita di energia rinnovabile (Ppa) per 45 terawattora, in crescita del 20% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con quasi il 70% concentrato negli Stati Uniti. Accanto alle rinnovabili, cresce l’interesse per il nucleare pulito e per i piccoli reattori modulari (Smr), per i quali sono già stati firmati accordi preliminari per circa 45 gigawatt di capacità complessiva.

Tuttavia, laddove la connessione alla rete richiede tempi d’attesa troppo lunghi, si assiste a un boom di progetti di generazione di energia in loco (on-site power). In particolare basati sul gas naturale negli Stati Uniti, dove la pipeline globale di impianti a gas pianificati direttamente accanto ai data center ha raggiunto circa 210 gigawatt. Per mitigare l’impatto ambientale e garantire la stabilità, molte di queste soluzioni integrano sistemi di accumulo a batteria su scala industriale e prevedono rigidi obblighi di partecipazione ai mercati all’ingrosso.

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