Si è tenuta la riunione del Consiglio “Ambiente” dell’Unione Europea, un vertice caratterizzato dai grandi temi della transizione ecologica: da un lato la riforma del sistema di scambio delle quote di emissione (ETS), dall’altro la salvaguardia dell’industria del riciclo della plastica, guidata da un’iniziativa a trazione italiana.
Mercato del carbonio (ETS): rotta verso i target 2040
Al centro delle discussioni dei ministri europei vi è stata la proposta di revisione del sistema ETS (il primo e più grande mercato del carbonio al mondo), presentata dalla Commissione europea per allineare le quote di emissione all’obiettivo di riduzione dei gas serra del 90% entro il 2040.
Il dibattito si è concentrato su come rafforzare l’ambizione climatica della decarbonizzazione senza penalizzare la competitività industriale del continente. Tra i punti chiave affrontati:
-
Tetto alle emissioni post-2030: la traiettoria di riduzione annuale e l’uso di crediti di carbonio internazionali e di rimozioni permanenti di CO₂.
-
Tutela delle imprese: il meccanismo delle quote gratuite e la prevenzione del rischio di rilocalizzazione delle emissioni fuori dall’UE (carbon leakage).
-
Estensione del sistema: priorità per l’inclusione nei settori dell’aviazione, del trasporto marittimo e della gestione dei rifiuti.
“Dobbiamo assicurarci che il sistema ETS sia pronto per il prossimo decennio. Il nostro obiettivo è allineare il mercato del carbonio all’ambizione climatica, garantendo al contempo la competitività industriale. La presidenza irlandese punta a raggiungere un accordo entro dicembre” — Darragh O’Brien, Ministro dell’Ambiente e del Clima irlandese.
Riciclo della plastica: l’Italia guida la battaglia per tutelare la filiera
Durante la medesima sessione, l’Italia ha presentato un non-paper strategico volto a stabilizzare e rendere più competitivo il mercato europeo dei materiali plastici riciclati.

La filiera italiana del riciclo, considerata tra le più avanzate d’Europa, affronta oggi forti criticità legate ad elevati costi energetici, debole domanda interna di plastica riciclata e concorrenza sleale da importazioni extra-UE irregolari.
LE 6 PRIORITÀ DEL NON-PAPER ITALIANO
┌──────────────────────────────────────────────────────────────────┐
│ 1. Controlli più stringenti sulle importazioni extra-UE │
│ 2. Misure per incentivare la domanda di materiale riciclato │
│ 3. Supporto economico e incentivi alle imprese della filiera │
│ 4. Criteri UE armonizzati per la cessazione qualifica di rifiuto│
│ 5. Semplificazione delle regole nel mercato unico europeo │
│ 6. Accelerazione dell'iter per il Circular Economy Act │
└──────────────────────────────────────────────────────────────────┘
“Perdere capacità di riciclo significa aumentare la dipendenza dalla plastica vergine importata e penalizzare cittadini e Comuni che hanno investito nella raccolta differenziata. Serve una risposta europea per tutelare le imprese che rispettano le regole” — Vannia Gava, Viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
Verso un fronte comune europeo
La proposta italiana ha raccolto l’immediato sostegno di Francia, Spagna, Paesi Bassi, Portogallo, Lettonia e Belgio. Roma lavorerà nei prossimi mesi con questi partner per consolidare una posizione comune in vista dei prossimi negoziati sul Circular Economy Act.
Apertura positiva è arrivata anche dalla Commissione europea: la commissaria Jessika Roswall ha confermato l’impegno dell’Esecutivo UE a valutare misure concrete per incentivare l’impiego di plastica riciclata nell’industria europea.
Per ricevere quotidianamente i nostri aggiornamenti su energia e transizione ecologica, basta iscriversi alla nostra newsletter gratuita
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.















