Risorsa idrica, verso una strategia comune: i modelli di Italia, Francia e Spagna al Forum Euromediterraneo

Il cambiamento climatico sta ridisegnando le priorità geopolitiche ed economiche del Mediterraneo, trasformando la gestione della risorsa idrica in una questione di sicurezza nazionale e sovranità europea. È questo il cuore del dibattito emerso durante il Forum Euromediterraneo dell’acqua 2026, nella sessione “Water Governance: Cities, Basin Authorities and Stakeholders Commitment” che si è tenuta oggi 1 ottobre presso la sala Nilo. Il confronto ha visto partecipare player istituzionali e industriali di Italia, Francia e Spagna per tracciare la rotta verso una nuova governance condivisa.

un dettaglio dei partecipanti al panel
Da sin: Rivera, Mourlon, Launois

La visione italiana: tra investimenti record e il modello Acea

L’Italia si presenta al tavolo del confronto forte della spinta propulsiva del PNRR, che ha stanziato circa 4,3 miliardi di euro nel settore idrico. Tuttavia, secondo Alessandro Rivera, presidente di ACEA, occorre guardare oltre la fase emergenziale dei fondi straordinari.

“L’Europa deve fare sulla resilienza idrica quello che ha saputo fare, in una fase precedente, sulle energie rinnovabili: definire una strategia comune, creare un quadro stabile di regole e incentivi e utilizzare le risorse pubbliche come leva per mobilitare investimenti molto più ampi.”

Nel solco di questa strategia, Acea sta guidando progetti infrastrutturali di portata epocale, tra cui spicca il raddoppio del tronco superiore dell’acquedotto del Peschiera: un’opera da 1,5 miliardi di euro, considerata il cantiere idrico più rilevante d’Europa. L’intervento garantirà la sicurezza dell’approvvigionamento per oltre 4 milioni di cittadini in 150 comuni del Lazio, candidandosi a modello esportabile di innovazione tecnologica e ingegneristica.

Sul fronte della ricerca scientifica, Francesco Petracchini, Direttore Generale del CNR, ha sottolineato l’importanza di un approccio multidisciplinare: “Abbiamo bisogno di far crescere la conoscenza sulle infrastrutture a livello territoriale per elevare le competenze di gestione, un ruolo chiave che la ricerca scientifica può e deve svolgere.”

Il modello francese: centralità pubblica e tutela della biodiversità

Dall’altra parte delle Alpi, il modello di gestione si fonda su una forte impronta della gestione pubblica e una profonda radice culturale. Nicolas Mourlon, Direttore Generale dell’Agenzia dell’Acqua Rhône-Méditerranée-Corse, ha evidenziato come l’organismo non si limiti a distribuire le risorse economiche, ma autorizzi gli usi dell’acqua e tuteli la biodiversità a partire dagli anni Novanta.

Una peculiarità del sistema francese è la solidarietà territoriale: tutti i cittadini contribuiscono alla gestione e alla protezione delle risorse, indipendentemente dalla loro vicinanza geografica alle coste. Sulla stessa linea si inserisce Lionel Launois del Ministero della Transizione Ecologica e della Biodiversità francese, che ha rimarcato la centralità della supervisione statale: “Lavoriamo secondo una governance condivisa, dove la cooperazione tra Stato, regioni e operatori industriali è indispensabile per coniugare le esigenze produttive con la tutela della risorsa.”

La resilienza spagnola: l’efficienza estrema di Barcellona

La Spagna, duramente colpita negli ultimi anni da cicli di siccità severissimi, ha portato al Forum l’esperienza virtuosa dell’Area Metropolitana di Barcellona. Maria Huerta, Head of Integrated Water Cycle Quality, ha lanciato un monito chiaro:

“Se l’acqua non è disponibile per tutti, siamo di fronte a un fallimento di governance. Non possiamo accettare l’assenza di acqua passivamente.”

Con perdite di rete ridotte a un eccezionale 4%, la metropoli catalana ha dovuto spostare il baricentro degli sforzi dall’efficientamento delle condutture al riuso delle acque reflue trattate, sottolineando come la sicurezza idrica richieda generosità, empatia e una stretta sinergia tra tutti gli attori coinvolti.

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da destra: Petracchini, Huerta, Launois, Mourlon,Rivera

Verso una strategia comune nel Mediterraneo

Il confronto europeo ha messo in luce la necessità di superare i confini nazionali. Per affrontare le sfide climatiche future — caratterizzate in Francia, ad esempio, da un volume di risorsa dispersa o mancante stimato pari all’intero consumo annuale nazionale — serve un cambio di passo.

La richiesta unanime che arriva dal Forum Euromediterraneo è la creazione di una politica europea per la resilienza idrica, capace di integrare capitali pubblici e privati, standardizzare le regole di tutela e trasformare la gestione dell’acqua nella grande infrastruttura strategica del prossimo decennio.


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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.