Costruzione sostenibile: per oltre metà degli operatori italiani crea più valore di quella tradizionale

Ma per portarla a sistema servono più regole e incentivi

In Italia la transizione verso l’edilizia sostenibile non è più un’opzione di nicchia, ma una vera e propria scelta culturale ed economica oramai consolidata. Oltre la metà degli operatori del settore (59%) considera la costruzione sostenibile un modello in grado di generare maggiore valore rispetto a quella tradizionale — un dato superiore sia alla media europea (45%) che a quella mondiale (47%). A confermarlo sono i risultati della quarta edizione del Barometro della Costruzione Sostenibile di Saint-Gobain, indagine condotta su 4.800 stakeholder e 30.000 cittadini in 30 Paesi (di cui 160 operatori e 1.000 cittadini per il campione italiano).

Se da un lato 2 stakeholder italiani su 3 (65%) definiscono la sostenibilità nel costruito come una priorità assoluta (rispetto al 59% della media europea), dall’altro la strada per la sua piena affermazione appare ancora complessa: l’85% degli addetti ai lavori concorda sul fatto che sia necessario fare di più per passare dalla fase teorica a quella attuativa.

La richiesta della filiera e dei cittadini: più regole e incentivi al retrofit

A differenza dei colleghi internazionali, l’agenda degli operatori italiani si distingue per una richiesta precisa di interventi normativi:

  • Normative sull’efficienza energetica: il 34% degli stakeholder italiani ritiene urgente l’introduzione di regole più stringenti sul risparmio energetico negli edifici — una quota quasi quattro volte superiore alla media globale (9%) e nettamente più alta di quella europea (21%).

  • Presa di coscienza da parte dei cittadini: la pressione per una regolamentazione proviene anche dal basso: il 27% dei cittadini italiani sollecita interventi normativi sull’efficienza (contro l’8% nel resto del mondo). Inoltre, il 58% della popolazione italiana individua nell’uso di materiali sostenibili la chiave della nuova edilizia (+23 punti rispetto al 35% globale).

  • Riqualificazione del patrimonio esistente: il 28% degli operatori pone al primo posto la ristrutturazione del parco edilizio già edificato (17% nel mondo), mentre il 20% auspica un rafforzamento dei sussidi e delle agevolazioni pubbliche ai privati per sostenere la domanda.

Involucro, riciclo e isolamento: la forza tecnica del modello italiano

Sui pilastri operativi che definiscono la prestazione sostenibile di un immobile, la filiera italiana mostra una preparazione tecnica in linea o superiore agli standard globali:

Elemento Chiave della Costruzione Sostenibile Stakeholder Italia Stakeholder Mondo
Efficienza energetica complessiva 64% 63%
Uso di energie rinnovabili / basse emissioni 65% 62%
Riciclo e riuso dei materiali 62% 58%
Isolamento ad alte prestazioni dell’involucro 48% 45%

I dati confermano l’identità del mercato italiano, particolarmente concentrato sulle prestazioni dell’involucro, dai sistemi a secco ai materiali isolanti termico-acustici, fino alle finiture e ai cementi a ridotto impatto ambientale.

Terrasini (Saint-Gobain Italia): “Filiera matura, servono condizioni stabili”

“Il Barometro 2026 conferma quello che vediamo ogni giorno nel mercato italiano: c’è un consenso forte, fra operatori e cittadini, sul valore che la costruzione sostenibile può portare al Paese”, ha sottolineato Gaetano Terrasini, Amministratore Delegato di Saint-Gobain Italia.

“La filiera italiana è matura sui materiali, sull’isolamento, sull’efficienza energetica; e gli operatori chiedono alle istituzioni le condizioni per portare questa cultura a sistema: regole stabili, incentivi mirati alla ristrutturazione del patrimonio esistente, programmi di lungo periodo. La crescita di questa consapevolezza rappresenta una grande opportunità per chi lavora sui materiali ad alte prestazioni e sulle soluzioni per la sicurezza e la resilienza del costruito”.

L’alleanza per il cambiamento e il quadro internazionale

Per guidare la transizione del settore, la filiera italiana indica una precisa mappa di responsabilità: in prima linea ci sono architetti e ingegneri (scelti dal 59% degli stakeholder), affiancati dalle imprese private del comparto (44%) e dalle istituzioni pubbliche nazionali (39%, ben 12 punti sopra la media globale del 27%). Minore centralità viene invece attribuita agli enti locali (20% contro il 30% globale), evidenziando un margine di miglioramento per un coinvolgimento più attivo delle amministrazioni territoriali.

A livello globale, l’edizione 2026 del Barometro evidenzia come la resilienza e l’adattamento climatico stiano progressivamente entrando nei modelli di valutazione dei rischi per il settore bancario e assicurativo. L’87% degli stakeholder mondiali concorda sulla necessità di accelerare il passo per una piena decarbonizzazione del patrimonio immobiliare.


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