Qualità dell’aria, organizzazioni sollecitano il Governo

Inquinamento atmosferico e recepimento della Direttiva UE

I dati sul quadro epidemiologico legato alla qualità dell’aria, e le modalità procedurali di recepimento della normativa europea, sono al centro del dibattito promosso da un insieme di organizzazioni della società civile e del settore sanitario. Secondo quanto evidenziato da Cittadini per l’aria, European Environmental Bureau (Eeeb), Clean Cities Campaign, Isde Italia – Associazione Medici per l’Ambiente, Kyoto Club, Legambiente, Transport & Environment e Torino Respira, l’Italia figurerebbe come l’unico Paese tra quelli attualmente analizzati da uno specifico strumento di monitoraggio europeo a non aver previsto forme di consultazione pubblica riguardanti il recepimento della nuova Direttiva UE sulla qualità dell’aria (Direttiva 2024/2881).

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Foto di Denis Kashentsov su Unsplash.

I promotori dell’appello, in una nota stampa, sostengono che la partecipazione dei cittadini e degli esperti sia uno strumento fondamentale per definire le politiche ambientali nazionali. Pertanto, le associazioni rivolgono un formale invito all’esecutivo affinché venga avviato un processo di consultazione pubblica sugli atti di recepimento, si proceda alla pubblicazione di un cronoprogramma verificabile e si valutino obiettivi nazionali più stringenti rispetto alle soglie minime comunitarie. A questo proposito, i soggetti richiedenti suggeriscono di superare i vincoli sanciti dall’articolo 32 della legge 234/2012, norma che di regola limita i decreti di recepimento al mero rispetto dei requisiti minimi previsti dalle direttive europee.

Strumento di monitoraggio Ebb e posizione dell’Italia

La valutazione della situazione italiana si inserisce nelle rilevazioni dell’Aaqd Transposition Tracker, una piattaforma sviluppata dall’European Environmental Bureau per tracciare l’iter di trasposizione della Direttiva 2024/2881 nei vari Stati membri. La normativa dell’Unione Europea fissa l’obiettivo di dimezzare entro il 2030, fatte salve eventuali deroghe, i limiti per i principali inquinanti atmosferici, tra cui il particolato sottile (PM2,5) e il biossido di azoto.

Per quanto concerne la sezione italiana, curata direttamente dall’associazione Cittadini per l’aria, il Tracker analizza e mette a confronto cinque direttrici tematiche:

  • stato di avanzamento dell’iter normativo;
  • livello di ambizione dei target stabiliti;
  • garanzie di partecipazione pubblica e accesso alla giustizia;
  • tipologia ed efficacia degli strumenti attuativi predisposti;
  • presenza di rischi procedurali e criticità attuative.

Sulla base dei parametri applicati dal Tracker sui nove Paesi finora presi in esame (Bulgaria, Francia, Germania, Italia, Ungheria, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia), proprio l’Italia registra la valutazione complessiva più bassa, posizionandosi al pari della Bulgaria. Tra le criticità evidenziate dalle associazioni figurano la mancata pubblicazione di una bozza ufficiale di decreto di recepimento e l’assenza di fasi consultive.

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A ciò si aggiunge, sul piano istituzionale, la pendenza di un contenzioso dinanzi alla Corte Costituzionale relativo al riparto di competenze tra lo Stato e le Regioni del bacino padano in materia di pianificazione ambientale; un elemento che, secondo gli analisti delle sigle promosse, potrebbe condizionare il rispetto del termine ultimo per la trasposizione, fissato per l’11 dicembre 2026.

Il contesto epidemiologico e il confronto con le tendenze europee

Le organizzazioni promotrici dell’appello richiamano l’attenzione sul contesto sanitario e sulle procedure di infrazione comunitarie. A supporto delle proprie argomentazioni, le associazioni citano le analisi elaborate dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (Aea), dalle quali emerge che l’Italia registra un tasso di esposizione e di mortalità attribuibile al particolato sottile tra i più elevati dell’Unione.

Un confronto citato nel report riguarda l’evoluzione dei dati storici tra Italia e Francia. Nel periodo compreso tra il 2005 e il 2023, applicando la medesima metodologia d’indagine, la Francia ha registrato una riduzione del 66,4% nel tasso di mortalità attribuibile al PM2,5 (passando da 101,7 a 34,2 decessi per 100.000 abitanti). Nello stesso arco temporale, la contrazione stimata per l’Italia è risultata pari al 43,4% (con un decremento da 177,7 a 100,6 decessi per 100.000 abitanti).

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Ulteriori rilievi riferiti alle rilevazioni Eea del 2023 indicano che l’Italia è risultata il Paese dell’Unione Europea con il maggior numero assoluto di morti premature collegate all’esposizione da PM2,5, stimate in 43.083 casi, precedendo la Polonia e la Germania. A livello locale, il monitoraggio condotto dalla campagna Cambiamo Aria per il 2025 evidenzia che in 25 delle 27 città analizzate le concentrazioni medie annue di PM2,5 hanno superato le soglie indicate dalla nuova direttiva comunitaria, con aree quali Milano, Torino e Padova che hanno contabilizzato oltre 100 giorni di superamento dei limiti nell’arco dell’anno.

Qualità dell’aria, modalità di consultazione adotta negli altri Paesi europei

Nel resoconto fornito dall’Eeb vengono descritte le metodologie operative adottate dagli altri Governi europei per gestire la fase di trasposizione della normativa sulla qualità dell’aria.

  • Polonia. Gli elenchi del Tracker evidenziano l’attivazione di canali di consultazione preliminare che comprendono un tavolo di lavoro permanente aperto alle amministrazioni regionali e alle organizzazioni non governative, oltre a sessioni di discussione bilaterale e workshop con gli portatori di interesse.
  • Francia. L’Ufficio per la Qualità dell’Aria ha istituito un gruppo di lavoro periodico per la revisione dei testi normativi. In questo ambito, diverse componenti della società civile partecipano alle discussioni per valutare l’adozione dei parametri stilati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) quali riferimenti per l’indice di qualità dell’aria destinato all’informazione pubblica, in adempimento all’articolo 22, paragrafo 2, della Direttiva.
  • Spagna. Il Ministero competente ha avviato la fase di consultazione pubblica formale, affiancandola a tavoli tecnici, gruppi di lavoro e iniziative pubbliche di informazione.
  • Germania. Risulta aperta la consultazione pubblica inerente al disegno di legge nazionale di trasposizione.
  • Svezia. La bozza dell’atto normativo di recepimento sottoposta a consultazione prevede per taluni inquinanti, come il piombo, un valore limite corrispondente a un quinto della soglia massima consentita dalla Direttiva europea.

In conclusione, dall’analisi formulata dal gruppo di associazioni emerge un quadro differenziato rispetto al contesto italiano, dove le sigle ambientaliste sollecitano un dibattito pubblico sugli impegni di adeguamento ai nuovi parametri ambientali.

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