Elettrificazione da sola non basta a coprire il fabbisogno di calore

Il nodo della decarbonizzazione nei piani EU: il punto di Solar Heat Europe

La recente pubblicazione dell’Action Plan per l’Elettrificazione da parte delle istituzioni comunitarie ha riacceso il dibattito sulla reale sostenibilità di una strategia unilaterale. Sebbene il documento menzioni la futura adozione di un piano d’azione specificamente dedicato al riscaldamento e al raffrescamento, lo slittamento temporale ha sollevato forti perplessità tra gli operatori del settore delle rinnovabili termiche, convinti che un rilascio congiunto delle due riforme avrebbe garantito quella visione integrata indispensabile per scalare tutte le fonti pulite disponibili sul mercato.

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Foto di Compagnons su Unsplash.

La transizione energetica europea si trova a un bivio cruciale, sospesa tra l’accelerazione verso i vettori elettrici e la necessità impellente di gestire una domanda di calore che rappresenta, ancora oggi, la metà dei consumi energetici globali del vecchio continente. Guglielmo Cioni, presidente di Solar Heat Europe, in una nota stampa ha espresso con chiarezza la posizione dell’industria termica rinnovabile continentale: “Il solare termico è una delle tecnologie fondamentali per decarbonizzare il calore e i nostri produttori europei sono pronti a operare sulla scala necessaria”. Ciò di cui ha bisogno il settore, sottolinea Cioni, “è un quadro politico che promuova tutte le soluzioni di calore rinnovabile, non uno che lasci ai margini una tecnologia termica pulita e collaudata come la nostra, che è orgogliosamente made in Europe”.

I limiti di un approccio basato sui vettori elettrici

Il raggiungimento della neutralità climatica, entro le scadenze fissate da Bruxelles, non può prescindere da una profonda analisi dei carichi infrastrutturali. L’elettrificazione giocherà un ruolo indiscutibile nel soddisfare la crescente domanda derivante dalla mobilità sostenibile e dalla proliferazione dei data center, ma affidare l’intera decarbonizzazione del riscaldamento alla sola rete elettrica rischia, secondo Solar Heat Europe, di creare colli di bottiglia insostenibili. In questo scenario, le tecnologie termiche rinnovabili dirette agiscono come un pilastro complementare e strategico, riducendo la pressione sulle reti di distribuzione e garantendo la sicurezza degli approvvigionamenti attraverso lo sfruttamento immediato dell’energia solare per la produzione di calore.

L’assenza di un piano d’azione tempestivo e dedicato ha spinto i rappresentanti del solare termico a richiedere l’introduzione di indicatori chiave di prestazione specifici per il comparto e un supporto concreto alla manifattura locale. La stessa pianificazione europea riconosce che l’Unione può fare affidamento su tecnologie pulite già commercialmente pronte e disponibili sin da subito: una descrizione che si adatta perfettamente alla filiera del solare termico europeo, caratterizzata da una forte impronta produttiva radicata nel territorio comunitario e pronta a rispondere ai picchi di domanda tecnologica.

La spinta della manifattura e il ruolo dei distretti industriali

Il calore industriale rappresenta una delle sfide più complesse e urgenti nel percorso verso le emissioni zero, in particolare per i comparti manifatturieri che necessitano di temperature basse e medie. Settori chiave per l’economia europea come l’alimentare, il tessile, la chimica e la cartaria possono trovare nel solare termico una risposta immediata e strutturata, come peraltro emerso chiaramente dalle recenti procedure di assegnazione del Fondo per l’Innovazione dedicate proprio alle aste per il calore. Per consolidare questo trend, diventa tuttavia prioritario che il ruolo di tali tecnologie venga ulteriormente incentivato e integrato all’interno dei meccanismi della Banca per la Decarbonizzazione Industriale.

La convergenza tra sistemi diversi rappresenta un altro elemento di forte interesse per la stabilità del mix energetico comune. La combinazione tra impianti solari termici, inclusi i sistemi ibridi fotovoltaici-termici, e le pompe di calore riceve un giudizio positivo per la sua capacità di generare sinergie virtuose. Tali soluzioni dovrebbero essere promosse in modo sistematico all’interno di tutti i testi legislativi di riferimento, superando le frammentazioni attuali.

Anche gli strumenti di supporto sociale al mercato, come i programmi di leasing volti ad agevolare l’adozione di riscaldamento pulito, mostrano un’apertura incoraggiante verso il solare termico, che va però sostenuta da misure fiscali adeguate, tra cui l’applicazione di aliquote Iva ridotte per tutte le fonti termiche rinnovabili senza distinzioni di categoria.

Elettrificazione, la dimensione locale della transizione

Il futuro della decarbonizzazione si gioca anche a livello municipale e infrastrutturale. Il riconoscimento del ruolo dei sistemi di teleriscaldamento efficiente costituisce un passo in avanti significativo, destinato a trovare una sponda finanziaria nell’Energy Efficiency Financing Accelerator. Il solare termico si è già dimostrato una tecnologia matura e immediatamente applicabile per alimentare le reti cittadine, una capacità validata anche nell’ambito delle iniziative europee per l’accelerazione della transizione energetica.

A livello territoriale, lo sviluppo di programmi come la European City Facility offre un potenziale enorme per favorire la transizione energetica dei centri urbani, specialmente se le amministrazioni locali sapranno dare priorità alle fonti di calore rinnovabile diretto. Infine, la tutela dei settori tecnologici puliti interni attraverso i richiami al Net Zero Industry Act rappresenta un segnale politico rilevante per una filiera che, a differenza di altri comparti energetici fortemente dipendenti dalle importazioni extra-UE, fa della produzione continentale il proprio marchio di fabbrica e la propria forza strategica.

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