Cittadini e PMI a confronto: la tecnologia spinge la sostenibilità, non la coscienza green

I cittadini sono più digitali delle Pmi. Non solo, di fronte a una scelta sul proprio benessere, più della metà degli italiani, pur riconoscendo l’urgenza climatica e nonostante siano “consumatori più consapevoli”, non mettono l’ambiente al primo posto.Screenshot 2026 07 20 07.28.20

Il dati presentati sono frutto dell’analisi verticale “Environment” svolta da Fondazione sostenibilità digitale con il proprio Osservatorio per la Sostenibilità Digitale. L?indagine basata sull’indice DiSI City, l’indice nato dalla partnership della Fondazione per la Sostenibilità Digitale con l’Istituto di Studi Politici «S. Pio V».

Nello specifico di questa indagine sono state messe a confronto due categorie: Titolari di Microimprese e Popolazione, in quanto consumatori.
L’analisi ha messo quindi in luce come cambia, in termini di consapevolezza,
competenze e comportamenti, il rapporto tra cittadini, sostenibilità e digitale. Questo è stato analizzato in relazione al cluster di mercato di appartenenza e con riferimento allo specifico ambito.

Crisi climatica: percezione vs azione

Nel complesso emerge come “il 65% della popolazione considera il cambiamento climatico urgente, contro il 46% dei titolari di microimpresa. Il ruolo imprenditoriale quindi non genera automaticamente maggiore responsabilità ambientale; anzi spesso produce una razionalità difensiva, orientata a proteggere altre dimensioni”.

Ma non tutto è perduto perchè come sottolinea Stefano Epifani, presidente della Fondazione Sostenibilità digitale:”Non bastano competenze senza consapevolezza”. Pertanto è importante conoscere l’ambiente in cui si agisce per comprendere al meglio anche come migliorare l’efficacia di alcune politiche e messaggi.

Uno scenario a cui fa eco anche la scarsa conoscenza dei titolari di Pmi sull’uso del digitale per essere più sostenibili.

dati su digitale in azienda fondazione sviluppo sostenibile
Dati su digitale in azienda fondazione sviluppo sostenibile

Il digitale rende sostenibili anche i meno attenti all’ambiente

L’osservatorio guarda all’uso del digitale per la sostenibilità ed evidenzia come sia il cittadino digitale, non quello sostenibile ad usare app ad esempio per la gestione corretta dei rifiuti. Stesso approccio a strumenti di controllo della qualità dell’acqua
e dell’aria resta appannaggio di pochi perlopiù digitali.

Inoltre il cittadino sostenibile digitale vede il potenziale dell’AI applicata alla
smart home, l’imprenditore digitale resta il più scettico.

La sostenibilità del digitale dipende da come lo usiamo

“Non ha senso di parlare di sostenibilità delle tecnologie a pezzetti” rimarca Epifani. “La capacità di rendere sostenibili o meno le tecnologie dipende dalla nostra capacità di bilanciarne impatti positivi e negativi”.  Nel dibattito che è seguito alla presentazione dei dati è emerso come il fattore culturale possa rappresentare un elemento trainante dell’evoluzione da analogici a “sostenibili digitali”. Agire sulla cultura vuol dire muovere le diverse leve della società su più fronti. Richiede una rigenerazione politico-istituzionale che sappia integrare il digitale come elemento agente nei diversi processi che siano sociali, decisionali o economici e non solo come una commodity a sé stante.


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Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.