Dopo oltre un decennio di crescita ininterrotta, la filiera italiana delle bioplastiche compostabili si trova davanti a un bivio strategico. Per continuare a generare valore in un mercato globale profondamente mutato, le aziende del settore non potranno più limitarsi a giocare in difesa: la sfida cruciale consiste nel superare la logica delle commodity per aggiornare radicalmente il proprio modello di business, puntando su innovazione tecnologica, qualità e una più stretta integrazione con le filiere d’eccellenza del Made in Italy.

Questo è il messaggio centrale emerso a Roma dall’indagine realizzata da SDA Bocconi School of Management tra produttori e trasformatori del comparto, presentata in occasione del 3° Forum delle Bioplastiche Compostabili, l’evento annuale organizzato da Assobioplastiche e dal consorzio Biorepack.
Lo scenario globale: il boom della produzione cinese
La necessità di un cambio di paradigma è dettata in primo luogo dalla fortissima pressione competitiva internazionale, specialmente sul fronte asiatico.
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Nel segmento delle plastiche biobased, la produzione in Cina è letteralmente triplicata in appena tre anni, passando da 0,8 a 2,5 milioni di tonnellate complessive, con proiezioni di ulteriore crescita per il prossimo decennio.
[Volumi di Plastica Biobased prodotti in Cina]
Anni precedenti: 0,8 milioni di tonnellate
Oggi: █████████████████████████ 2,5 milioni di tonnellate (Triplicati)
In un contesto simile, caratterizzato da economie di scala e costi di produzione esteri estremamente ridotti, per le imprese italiane ed europee diventa impossibile e controproducente competere esclusivamente sul terreno del prezzo finale.
I numeri del comparto in Italia: la fase di consolidamento
I dati elaborati da Plastic Consult fotografano per l’ultimo anno di esercizio una fisiologica fase di assestamento per il sistema industriale italiano, dopo anni di espansione a doppia cifra. La filiera nazionale conta attualmente:
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Aziende attive: 252 (in flessione del 9,4% rispetto all’anno precedente);
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Addetti dedicati: 2.838 dipendenti (-2,6%);
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Manufatti prodotti: 119.100 tonnellate complessive (-2%);
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Fatturato di filiera: 656 milioni di euro (-6,8%).
Queste metriche indicano che il mercato interno ha raggiunto la piena maturità. Di conseguenza, il focus commerciale deve spostarsi dalla semplice sostituzione dei materiali convenzionali alla fornitura di soluzioni ad alto valore aggiunto.
Le leve strategiche: l’innovazione e l’integrazione con il Made in Italy
Un dato emblematico emerso dal report della SDA Bocconi riguarda la percezione dell’innovazione: soltanto il 7% degli operatori intervistati considera lo sviluppo di nuovi prodotti una priorità assoluta. Questo evidenzia ampi margini di miglioramento per un settore che ha invece assoluto bisogno di diversificazione tecnologica.
Gli investimenti in ricerca e sviluppo rimangono la via maestra per innalzare le performance tecniche dei manufatti compostabili – migliorando parametri come la termoresistenza, le proprietà barriera, le caratteristiche meccaniche e ottiche – senza intaccarne la sostenibilità chimica.
La traiettoria di sviluppo più promettente risiede nell’integrazione delle bioplastiche all’interno di comparti industriali nobili come l’alimentare, la cosmetica e la farmaceutica, dove il packaging non è una semplice commodity ma un elemento distintivo di qualità e sicurezza. In questo modo, i manufatti compostabili diventano parte attiva di un servizio ecosistemico: se correttamente conferiti nella frazione organica, riducono la dispersione di microplastiche e si trasformano, tramite compostaggio e digestione anaerobica, in compost per i suoli e biometano per la decarbonizzazione delle reti.
Il modello Biorepack e le eccellenze del territorio
Nonostante le sfide macroeconomiche, il sistema italiano di gestione del fine vita si conferma all’avanguardia in Europa. Il modello di responsabilità estesa del produttore gestito dal consorzio di filiera Biorepack ha registrato un tasso di riciclo provvisorio degli imballaggi in bioplastica pari al 52,5%, superando ampiamente i target di riferimento UE. Ad oggi, i convenzionamenti con i Comuni italiani sfiorano l’80%, garantendo la copertura del servizio di raccolta differenziata a oltre il 90% della popolazione nazionale.
“La sfida dei prossimi anni sarà trasformare le nostre competenze in un vantaggio competitivo sempre più distintivo, rafforzando il legame con le eccellenze del Made in Italy”, ha dichiarato il neopresidente di Biorepack, Armido Marana.
A margine del Forum, tre aziende italiane hanno ricevuto un Attestato di Merito congiunto da Biorepack e SDA Bocconi per le loro buone pratiche industriali:
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Agriplast (Sicilia): premiata per l’analisi e la misurazione scientifica dei benefici ambientali derivanti dall’innovazione di processo.
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Polycart (Umbria): riconosciuta per l’attività di ricerca e la sperimentazione applicata a nuovi prodotti compostabili di frontiera.
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Progeva (Puglia): valorizzata per l’efficienza nel riciclo organico e la trasformazione degli scarti in risorse come ammendanti e vettori energetici puliti.
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