Il cioccolato è un piacere universale, ma la sua vera qualità si misura oggi lungo tutta la filiera produttiva. Un approccio moderno alla tutela del pianeta non può esaurirsi all’interno degli stabilimenti di produzione, ma deve estendersi fino alle piantagioni di cacao e delle altre materie prime indispensabili – come nocciole e mandorle – abbracciando una sostenibilità intesa nel senso più ampio: energetica, ambientale e sociale.

Quando la gestione aziendale è svincolata dalle logiche della borsa e dalla pressione della marginalità a breve termine, diventa possibile compiere scelte strutturali profonde, dove il rispetto dell’ecosistema e delle persone si integra nel modello di business.
La Chocolate Scorecard
Si chiama Chocolate Scorecard ed è realizzata dall’associazione ONG australiana Be Slavery Free in collaborazione con università e organizzazioni civili. Ad oggi è l’unica classifica internazionale che valuta l’approvvigionamento sostenibile del cacao. Rappresenta un riferimento per il settore: è l’unico strumento che consente di valutare in modo oggettivo e comparabile il posizionamento delle aziende che operano con grandi volumi di cacao, offrendo al contempo spunti concreti per identificare margini di miglioramento – alcuni immediatamente praticabili, altri di più difficile attuazione.
Lo fa grazie a un’analisi dettagliata della gestione delle forniture. Guarda a: catena di provenienza, impatto ambientale, qualità del rapporto con gli agricoltori e tracciabilità della materia prima. Si tratta di uno strumento di benchmark a livello internazionale pensato per aziende, operatori commerciali e rivenditori.
Il report si basa su un questionario di circa 70 domande. Rispondere richiede circa un mese di lavoro per ciascuna azienda coinvolta, poiché non è sufficiente fornire le risposte: occorre documentarle con materiale probatorio completo.
La classifica si articola in sette categorie tematiche: tracciabilità e trasparenza, reddito di sussistenza per i coltivatori, impiego di lavoro minorile o forzato, deforestazione, pratiche agroforestali e adattamento climatico, uso di pesticidi, parità di genere.
La partecipazione è su invito: attualmente vi aderiscono 40 aziende in Europa, 6 nelle Americhe, 10 in Asia, 3 tra Australia e Nuova Zelanda e una in Madagascar. Complessivamente, il report copre circa il 90% delle aziende a livello globale con i più elevati volumi di utilizzo del cacao.
In questa classifica Ritter Sport si colloca al terzo posto su 34 aziende che hanno fornito i propri dati. L’azienda da tempo impegnata in un percorso di sostenibilità ambientale e sociale ha visto i risultati migliori nelle categorie della tracciabilità e trasparenza, dell’assenza di lavoro minorile o forzato, della lotta alla deforestazione, delle pratiche agroforestali e climatiche e dell’uso dei pesticidi.
La ricetta del cacao sostenibile per Ritter Sport
“Fondata a Cannstatt, in Germania, nel 1912” racconta Thomas Straub, amministratore delegato di Ritter Sport Italia, “Ritter Sport è una società di medie dimensioni a conduzione familiare – oggi alla quarta generazione – che si è distinta fin dall’inizio dalla concorrenza grazie al formato quadrato delle sue tavolette di cioccolato, e successivamente attraverso l’adozione di un packaging dai colori vivaci per differenziare i vari gusti. L’azienda conta attualmente circa 1.700 dipendenti distribuiti in tutto il mondo, ha registrato un fatturato superiore ai 700 milioni di euro nel 2025 e commercializza i propri prodotti in più di 100 Paesi. In Europa occupa il terzo posto tra i brand produttori di cioccolato, mentre in Italia è al quinto posto con una quota di mercato del 9%.”
Il rispetto dell’ambiente è parte integrante del modello di business dell’impresa e affonda le radici in scelte compiute decenni fa.
Quando affronta il tema della sostenibilità, l’azienda fa riferimento a tre pilastri: ambientale, economico e sociale.
“Sul piano ambientale, il marchio si è posto l’obiettivo di ridurre del 42% le proprie emissioni entro il 2030 rispetto ai livelli attuali, considerando sia le emissioni dirette (Scope 1) sia quelle generate lungo la catena del valore (Scope 3)” dice Petra Fix, global sustainability communication dell’azienda.

“Questo target riguarda quindi non solo i processi interni, ma coinvolge attivamente anche i fornitori di materie prime. Il percorso verso la decarbonizzazione ha radici lontane: già nel 2002, in un’epoca in cui la scelta era considerata atipica e guardata con diffuso scetticismo, l’azienda optò per il ricorso esclusivo all’energia green. A questa decisione si sono aggiunte nel tempo l’installazione di sistemi di illuminazione LED ad alta efficienza energetica e la revisione dei processi produttivi per abbattere i consumi elettrici.”
Il modello agroforestale: la piantagione “El Cacao” in Nicaragua
Nel 2012 Ritter Sport ha avviato in Nicaragua un progetto ambizioso: la creazione ex novo di una propria piantagione di cacao denominata El Cacao. Oggi questa coltivazione comprende oltre un milione di piante e fornisce circa il 20% del fabbisogno di cacao dell’azienda.
Su una superficie complessiva di 2.500 ettari, la metà del terreno (1.200 ettari) è totalmente riservata alla conservazione della foresta pluviale e delle zone umide circostanti, mentre l’altra metà è destinata alla coltivazione.
All’interno dell’area coltivata difatti crescono circa 30.000 alberi da ombra di grandi dimensioni, indispensabili per proteggere le piante di cacao dalla luce diretta. Queste ultime sono state fatte nascere e crescere in vivai realizzati direttamente in loco. La piantagione impiega stabilmente 450 persone di cui l’azienda finanzia un centro di formazione professionale – denominato La Academia – dedicato ai lavoratori. I risultati conseguiti dimostrano che è possibile gestire economicamente una coltivazione di cacao redditizia nel pieno rispetto delle persone e dell’ecosistema.
La scelta dei fornitori di materie prime segue criteri rigorosi che vanno oltre le logiche economiche: la selezione avviene anche sulla base di parametri di sostenibilità ambientale. Non essendo quotata in borsa e non dovendo rispondere ad azionisti esterni, Ritter Sport può permettersi di non privilegiare esclusivamente la marginalità di breve periodo.
Oltre alla piantagione nicaraguense, il brand si rifornisce in Ghana, Nigeria, Costa d’Avorio e Perù. In tutti questi Paesi sono stati avviati programmi specifici di collaborazione con le organizzazioni di agricoltori, per garantire che i circa 24.000 coltivatori coinvolti rispettino standard qualitativi e pratiche di coltivazione sostenibili. Questo si traduce in investimenti consistenti per assicurare elevati livelli di gestione agricola sotto ogni profilo.
Energie rinnovabili ed efficienza per produrre sprecando meno
Dal 2022 l’azienda gestisce due generatori eolici e un impianto fotovoltaico a terra – con un secondo impianto attualmente in fase di progettazione – che insieme coprono oltre la metà del fabbisogno energetico degli stabilimenti. Nel corso di quest’anno inoltre sono stati installati cinque grandi impianti a pompa di calore, progettati per recuperare il calore di scarto generato dai processi produttivi e soddisfare così circa il 90% delle esigenze di riscaldamento nel prossimo futuro.
Sul fronte della compensazione delle emissioni residue, circa 15 anni è stato adottato il marchio Gold Standard per i certificati di carbonio, riconosciuto come il più rigoroso e affidabile metodo di compensazione disponibile sul mercato. L’azienda non solo acquista i certificati per neutralizzare le emissioni dei propri stabilimenti, è in grado anche di venderli, grazie alle performance della propria catena di fornitura.
L’impegno costante è destinare il 10% annuo dei propri investimenti a progetti di sostenibilità. Uno sforzo che guarda anche al sociale, difatti nel 2025 l’azienda ha raggiunto il traguardo della tracciabilità al 100% delle proprie forniture di cacao, con l’obiettivo di garantire il rispetto dei diritti umani e la tutela ambientale a partire dai coltivatori stessi.
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