‘L’algoritmo segreto’ della rete elettrica europea diventa pubblico

Un progetto open source sfida i software proprietari che pianificano la rete elettrica europea

Il 20 maggio scorso, Open Energy Transition (OET) — no profit tedesca fondata nel 2023 come software house per promuovere l’uso di modelli e algoritmi aperti — ha annunciato da Bayreuth i primi benchmark del progetto Open-TYNDP (Ten-Year Network Development Plan), elaborato in collaborazione con ENTSO-E, l’organismo che coordina i 40 gestori elettrici di 36 paesi UE.

“Siamo grati a ENTSO-E per la sua leadership e per la fiducia dimostrata nel rendere possibile questo progetto (…). Questa non è solo una pietra miliare tecnica, è un segnale di come può essere il futuro dello sviluppo del sistema energetico: trasparente, collaborativo e basato su principi trasparenti che rafforzano fiducia, innovazione e la sovranità digitale dell’Europa”, ha dichiarato Maximilian Parzen, co-fondatore di OET.

La città bavarese non è solo un leggendario tempio wagneriano. Oggi è anche al centro di un cambio di paradigma che punta a rivoluzionare la pianificazione dell’intera infrastruttura elettrica europea. Sebbene la sede amministrativa di OET sia a Bayreuth, il cuore del progetto batte in modalità fully remote. È da questo network diffuso che il team gestisce la nascita di Open TYNDP, un’iniziativa che ruota sull’applicazione PyPSA-Eur (Python for Power System Analysis), il framework di simulazione sviluppato dalla TU-Berlin e che fa da spina dorsale all’operazione.

“PyPSA è il nucleo. Un software di modellizzazione sviluppato dalla TU Berlin. Vede la collaborazione di circa 50-100 collaboratori a livello internazionale. Poi c’è il flusso di lavoro di PyPSA-Europe. Questo utilizza PyPSA e lo popola di dati per rappresentare il sistema energetico europeo. È stato sviluppato in modo indipendente dalla TU-Berlin e pubblicato su riviste accademiche. Abbiamo preso il framework PyPSA-Eur e abbiamo adattato i dati alle ipotesi fornite pubblicamente da ENTSO-E, calibrandolo per replicare il TYNDP 2024”, ha spiegato a Canale Energia Will Usher, project director di OET.

Open-TYNDP prevede lo sviluppo di un modello open-source che ha il potenziale per scardinare il monopolio proprietario degli attuali sistemi di modellizzazione strategica, usati per decidere dove passerà la corrente nei decenni futuri e per orientare la traiettoria degli investimenti legati ai Progetti di Interesse Comune (PCI).

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Presentazione del modello_Foto_OET

I risultati del progetto mostrano che il modello è capace di riprodurre gli output del Piano Decennale di Sviluppo della Rete 2024 di ENTSO-E. In estrema sintesi, i risultati riguardano:

  • validità tecnica del modello; la dimostrazione cioè che la simulazione riproduce risultati comparabili a quelli dei software proprietari attualmente usati da ENTSO-E;
  • garanzia di un workflow aperto; le varie fasi – dagli scenari all’analisi dei costi benefici – sono integrate in un flusso continuo e verificabile;
  • trasparenza via web; il sito del progetto è il punto di accesso per consultare la documentazione e verificare come i risultati del TYNDP 2024 di ENTSO-E siano replicabili.

Finanziato da giganti filantropici come Breakthrough Energy (fondata da Bill Gates) e Quadrature Climate Foundation, e forte di un precedente supporto da parte di Google.org, il progetto punta a dimostrare come i modelli open-source possano integrarsi nei processi ufficiali del TYNDP.

Cosa è il TYNDP e perché conta

Il Ten-Year Network Development Plan è il documento con cui ENTSO-E pianifica lo sviluppo della rete elettrica europea per il decennio successivo. Vincola le decisioni di investimento di TSO nazionali come Terna in Italia, RTE in Francia, TenneT nei Paesi Bassi e Germania, definendo l’architettura elettrica del continente. Oggi, questo sistema si regge su un oligopolio tecnologico che solleva un problema di trasparenza e sovranità tecnologica.

Benchmark Cap
Power capacity mid TYNDP 2024_Graphic OET

 ‘Scatole nere’ e il vendor lock-in

Per capire cosa cambia con Open-TYNDP, bisogna guardare al sistema attuale. ENTSO-E e i singoli gestori (TSO) usano una varietà di tool: dalle licenze proprietarie e inaccessibili di PLEXOS (sviluppato dall’australiana Energy Exemplar), fino ad Antares, sviluppato da RTE e promettente esempio di open-source già integrato nell’industria energetica.

Tutti simulano la stessa cosa: prendono come input domanda di elettricità, disponibilità delle rinnovabili, capacità delle centrali, vincoli delle linee di trasmissione e calcolano come il sistema dovrebbe essere ottimizzato. Di fatto, decidono quali progetti sono necessari e quindi finanziabili con fondi europei. Il risultato è che un’organizzazione di interesse pubblico come ENTSO-E dipende da vendor privati.

Per rispondere al rischio di vendor lock-in, Open-TYNDP si basa su un modello ad accesso pubblico, il PyPSA-Eur, nato dalla cooperazione interuniversitaria. Non ha licenze. Non ha vendor. Rende pubblici i passaggi intermedi, offrendo gli strumenti per verificare le scelte infrastrutturali dell’Unione.

Perché ENTSO-E ha interesse a partecipare?

Cambiano le dinamiche della governance elettrica europea. La domanda più interessante è perché ENTSO-E abbia accettato di collaborare con una no-profit, aprendo i flussi di lavoro a verifiche indipendenti. Un soggetto di diritto privato che esercita funzioni pubbliche, gestendo uno dei processi di pianificazione più influenti d’Europa, perché abbraccia l’open source? Solo per generosità intellettuale?

La risposta è una convergenza di necessità strategiche. ENTSO-E deve rispondere in primis a una necessità di legittimità regolatoria: ACER, l’agenzia dei regolatori europei, nelle proprie opinioni sui TYNDP, ha ripetutamente raccomandato di migliorare la trasparenza dei dati, sottolineando che i modelli non devono basarsi troppo discrezionalità dei singoli TSO nazionali, ma su criteri verificabili. A ciò si aggiungono le pressioni della Commissione Europea: il nuovo Grids Package sta ridisegnando i rapporti di forza istituzionali, spingendo l’associazione dei gestori di rete verso una trasparenza indotta per non perdere il controllo sulla pianificazione del futuro TYNDP.

In secondo luogo subentra una considerazione di ordine accademico: PyPSA-Eur è ampiamente usato nelle università europee e produce letteratura scientifica confrontabile con i risultati ufficiali. Quando un paper arriva a conclusioni diverse dal TYNDP, ENTSO-E non può rispondere nel merito senza rivelare come funziona il proprio modello.

Infine, entra in gioco anche la sovranità digitale, tema caldo nelle stanze di Bruxelles. Dipendere da algoritmi proprietari extra-UE è considerato un punto di vulnerabilità strategica.

Il prezzo da pagare tra sovranità digitale e Venture Capital

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credits @Pete Linforth_Pixabay

E parlando di sovranità digitale europea, resta da capire quanto sia disinteressata la filantropia climatica quando a finanziare i modelli aperti sono i vertici della tecnologia globale e della finanza quantitativa. Nel network dei finanziatori spicca Breakthrough Energy, la coalizione di multimiliardari fondata da Bill Gates, affiancata dalla Quadrature Climate Foundation (QCF), emanazione di un hedge fund specializzato in algorithmic trading che non ha mai del tutto reciso i legami azionari con le compagnie fossili. Senza contare l’impulso iniziale di Google.org, il cui interesse industriale è evidente: per alimentare l’espansione dei data center servono reti macroregionali interconnesse, ultra-efficienti e prive di barriere proprietarie.

Profili complessi, che espongono contraddizioni profonde. La questione qui non è la legittimità dei fondi, data la comprovata solidità e l’interesse pubblico di Open-TYNDP La domanda è perché questi giganti investono nella trasparenza dei modelli di pianificazione della rete.

La risposta risiede nella logica della filantropia strategica: una visione a lungo termine che punta a uniformare gli standard dei dati globali e a ridurre il rischio finanziario degli investimenti privati, incanalando l’impalcatura della transizione energetica dentro i binari dell’efficienza algoritmica. È la dottrina del tecnorealismo climatico caro alla Silicon Valley: il dogma secondo cui la crisi ambientale si risolve non modificando i comportamenti umani, ma accelerando l’innovazione tecnologica e ottimizzando i mercati. Per pianificare le infrastrutture del capitalismo verde, i modelli chiusi del passato non bastano più; serve un codice aperto, standardizzato e su vasta scala.

 


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Consulente e ricercatrice freelance in ambito energetico e ambientale, ha vissuto a lungo in Europa e lavorato sui mercati delle commodity energetiche. Si è occupata di campagne di advocacy sulle emissioni climalteranti dell'industria O&G. E' appassionata di questioni legate a energia, ambiente e sostenibilità.