L’architettura dell’energia globale sta affrontando una trasformazione profonda, spinta da una successione di shock che hanno riportato la sicurezza degli approvvigionamenti in cima alle agende governative. Il rapporto State of Energy Policy 2026 dell’Iea rivela come, dopo decenni di stabilità relativa, il settore sia tornato a essere il fulcro della politica economica e geopolitica, con una mobilitazione di risorse che ricorda la risposta alle crisi petrolifere degli anni ’70. Tuttavia, questo rinnovato attivismo si scontra oggi con la necessità di bilanciare bilanci pubblici sotto pressione e la tutela della competitività industriale.

Raddoppio della spesa pubblica e nodo dell’accessibilità
Negli ultimi cinque anni, gli investimenti diretti dei governi nel settore energetico sono raddoppiati rispetto ai livelli del 2019, arrivando a rappresentare circa l’1,4% della spesa pubblica totale nel 2025, a fronte dello 0,8% di un decennio prima. In termini monetari, gli stanziamenti hanno raggiunto circa 375 miliardi di euro annuali, con picchi che in nazioni come Regno Unito, Germania e Giappone hanno sfiorato o superato il 3% della spesa generale. Una parte significativa di questo incremento è stata assorbita dalle misure di emergenza per garantire l’accessibilità dei prezzi ai consumatori: tra il 2022 e il 2023, i governi hanno erogato circa 204 miliardi di euro alle famiglie per attutire i rincari di luce e gas.
Il rapporto evidenzia però un limite strutturale di questi interventi: solo il 25% dei sostegni a breve termine è stato effettivamente indirizzato alle fasce più vulnerabili della popolazione, aumentando il carico sui conti nazionali senza un’ottimizzazione strategica delle risorse. Questo scenario sta portando molti Paesi a rivedere i propri piani: le revisioni di bilancio effettuate nel 2025 hanno ridotto le proiezioni di spesa energetica fino al 2030 di circa 102 miliardi di euro all’anno rispetto alle previsioni precedenti. Tra i cambiamenti più rilevanti si segnalano il ridimensionamento dei crediti d’imposta negli Stati Uniti, la scadenza dei fondi europei legati al NextGenerationEU e la riduzione dei sussidi alle rinnovabili in Cina, dove si sta passando a meccanismi basati su aste di mercato.
Efficienza energetica: il paradosso dei passi indietro
Uno dei dati più critici che emerge dal monitoraggio dell’Iea riguarda il rallentamento degli standard normativi. Nel 2025, per la prima volta, le misure di allentamento delle norme sull’efficienza hanno superato quelle di rafforzamento: circa il 30% dei consumi energetici soggetti a regolamentazione ha subito un declassamento o un rinvio dei requisiti, contro solo il 17% interessato da regole più severe. Questo fenomeno è stato particolarmente evidente negli Stati Uniti, con la revisione degli standard di consumo per le autovetture, e nell’Unione Europea, dove sono stati prorogati i tempi di conformità per le emissioni dei nuovi veicoli.
Senza questi passi indietro, il miglioramento dell’efficienza energetica globale avrebbe potuto accelerare del 50%, mentre le proiezioni attuali indicano una crescita del rigore normativo limitata al 30% nei prossimi cinque anni. Tale rallentamento rischia di lasciare imprese e cittadini più esposti alle future oscillazioni dei prezzi energetici, vanificando parte degli sforzi compiuti per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili.
Anche sul fronte climatico, gli impegni nazionali (Ndc) presentati nel 2025 non mostrano l’accelerazione necessaria: l’80% dei nuovi obiettivi implica un ritmo di riduzione delle emissioni uguale o addirittura più lento rispetto ai target precedenti fissati per il 2030.
Oltre l’energia, vulnerabilità e materie critiche: l’Italia e il Superbonus
Mentre le riserve strategiche di petrolio e gas si sono consolidate – con 60 Paesi che dispongono oggi di legislazioni per la gestione delle emergenze – nuove minacce emergono lungo la filiera delle tecnologie pulite. La concentrazione del mercato dei minerali critici e dei componenti per pannelli solari e batterie è diventata una vulnerabilità strategica, con i principali fornitori che controllano oltre il 70% della capacità produttiva mondiale. La reazione politica non si è fatta attendere: nel solo 2025 sono state introdotte 45 nuove misure commerciali su tecnologie per l’energia pulita e 35 nuove politiche dedicate ai minerali critici, focalizzate su incentivi alla produzione locale e al riciclo.
In questo contesto, il settore delle costruzioni ha visto una crescita di sei volte della spesa pubblica dal 2015, raggiungendo circa 52 miliardi di euro nel 2025 per sostenere ristrutturazioni e pompe di calore. In Italia, il Superbonus ha rappresentato un pilastro di questa spesa con circa 22 miliardi di euro dal 2021, sebbene la sua riduzione dal 110% al 65% e la successiva chiusura prevista per il 2026 segnino la fine di una stagione di incentivi. Il mondo dell’energia resta dunque in attesa di capire se le attuali misure di emergenza, sollecitate anche dai nuovi conflitti in Medio Oriente, si trasformeranno in riforme strutturali capaci di garantire una sicurezza sostenibile nel lungo periodo.
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