Acciaio e agricoltura: a Brescia nasce la prima filiera corta del Biometano

Il distretto industriale bresciano segna un punto di svolta nel percorso verso la decarbonizzazione della manifattura pesante. Acciaierie di Calvisano (Feralpi Group) e AB Ambiente (Gruppo AB) hanno formalizzato il primo contratto locale di fornitura di biometano, trasformando una visione di sostenibilità in un’operazione industriale concreta.

L’accordo non è solo un traguardo operativo per le due aziende, ma si pone come un modello pilota per l’intero settore delle industrie energivore (hard-to-abate), dimostrando come la simbiosi tra filiera agricola e grande industria sia la chiave per la transizione energetica.

Giovanni Pasini
Giovanni Pasini

“Il nostro obiettivo è consolidare la decarbonizzazione incrementando l’uso di biometano insieme all’elettrificazione dei processi,” spiega Giovanni Pasini, consigliere delegato di Feralpi Group. “Trovare risposte in filiere corte e geograficamente vicine ci rende più competitivi e resilienti.”

Dello stesso avviso Angelo Baronchelli, Presidente di AB: “Il biometano è una risorsa prodotta in Italia, espressione di economia circolare. Questo accordo mette in relazione realtà industriali internazionali del territorio in un progetto che può diventare un riferimento su scala globale.”

Una sinergia territoriale e associativa

Il progetto è il frutto di un coordinamento strategico che ha visto protagonisti Confindustria Brescia, il Consorzio Ramet e il Consorzio Italiano Biogas (CIB). Quest’ultimo, rappresentando oltre 850 produttori agricoli, ha permesso di connettere la capacità produttiva delle campagne italiane con le necessità energetiche dei siti industriali.

Per il Gruppo Feralpi, l’integrazione del biometano è un pilastro della strategia ESG. L’obiettivo è abbattere l’impronta carbonica sostituendo i combustibili fossili laddove l’elettrificazione non è ancora sufficiente, guidando il comparto metallurgico verso standard ambientali più elevati.

Il biometano come leva strategica

Nonostante i vincoli normativi limitino attualmente l’approvvigionamento tra il 10% e il 20% del consumo totale, l’intesa definisce lo standard per i futuri contratti nel settore siderurgico. I vantaggi di questa scelta sono molteplici:

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  • Riduzione immediata della CO₂: a differenza di altre tecnologie ancora in fase sperimentale, il biometano è pronto all’uso.

  • Indipendenza Energetica: in un contesto di instabilità geopolitica, produrre energia rinnovabile sul territorio aumenta l’autonomia del sistema Paese.

  • Economia Circolare: sfrutta la riconversione degli impianti di biogas esistenti, capaci ora di immettere biometano direttamente nella rete.

Un percorso normativo complesso

La nascita di questo primo contratto non è stata priva di ostacoli. Giovanni Marinoni Martin, vicepresidente di Confindustria Brescia, ha sottolineato come il settore abbia dovuto affrontare un quadro normativo articolato e in continua evoluzione. Il ruolo dell’associazione è stato fondamentale nel fare da “ponte” tra la domanda delle imprese metallurgiche e l’offerta dei produttori agricoli, rendendo possibile l’incontro tra due mondi apparentemente distanti.

Con questa operazione, Brescia si conferma laboratorio d’avanguardia della transizione industriale: un esempio di come la cooperazione territoriale possa trasformare le sfide climatiche in opportunità di sviluppo economico.


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