In Europa, poco più di 1.000 traghetti generano un impatto ambientale paradossale: emettono più $CO_2$ di 6,6 milioni di automobili e ammorbano l’aria delle città portuali con ossidi di zolfo ($SO_x$) in misura molto superiore al traffico stradale. In questo scenario, l’Italia detiene un primato poco invidiabile: con 2,4 milioni di tonnellate (Mt) di $CO_2$, è il primo Paese europeo per emissioni prodotte dai collegamenti marittimi.
Il Mediterraneo: il cuore caldo dell’inquinamento marittimo
Secondo l’analisi di Transport & Environment (T&E), le rotte domestiche di Italia, Spagna e Grecia sono le più inquinanti del continente. Il solo porto di Barcellona guida la classifica per emissioni di CO2, ma l’Italia domina la “top 10” dei porti più critici con ben quattro scali:
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Genova (5° posto)
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Livorno (7°)
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Palermo (8°)
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Civitavecchia (9°)
Il problema non è solo climatico, ma anche sanitario. A Barcellona, i traghetti producono 1,8 volte più ossidi di zolfo rispetto a tutte le auto della città. Una boccata d’ossigeno è prevista per il 2027, quando entrerà in vigore l’area ECA (Emissions Control Area) nel Nord-Est dell’Atlantico, imponendo carburanti a basso tenore di zolfo simili a quelli già richiesti nel Mediterraneo.
La rivoluzione elettrica: conviene all’ambiente e al portafoglio
La soluzione, però, esiste già ed è tecnologica. I traghetti sono i candidati ideali per l’elettrificazione grazie a rotte fisse, distanze contenute e orari programmabili.
“I traghetti dovrebbero collegare le comunità, non inquinarle,” afferma Carlo Tritto, Sustainable Fuels Manager di T&E Italia. “Elettrificare significa portare aria pulita a milioni di persone, riducendo al contempo i costi per gli armatori.”
I numeri del potenziale europeo al 2035:
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60% dei traghetti elettrificabile.
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52% della flotta risulterebbe più economica da gestire rispetto ai combustibili fossili.
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42% di riduzione potenziale delle emissioni totali di CO2.
Focus Italia: una flotta pronta alla sfida
L’Italia vanta una flotta di 167 traghetti, uno dei mercati più grandi d’Europa. L’analisi tecnica è sorprendente:
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Oggi: il 51% dei traghetti italiani è già tecnicamente sostituibile con modelli full-electric a batteria. Un ulteriore 26% potrebbe passare all’ibrido.
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Entro il 2035: la convenienza economica esploderà. Il 67% della flotta sarà più vantaggioso da gestire in modalità elettrica rispetto a quella fossile, grazie al calo del costo delle batterie.
La sfida delle infrastrutture: il caso Napoli
Il vero collo di bottiglia non è la nave, ma la banchina. Il porto di Napoli emerge come lo snodo più sfidante: richiede quasi 200 GWh annui e una potenza di 30 MW per soddisfare il suo ruolo di hub verso le isole. Anche Genova, Porto Torres e Cagliari richiederanno potenze di picco simili, mentre realtà come Piombino e Portoferraio (Elba) avranno necessità più contenute.
Nonostante l’impegno infrastrutturale, la sfida è fattibile: il 57% dei porti europei avrebbe bisogno di punti di ricarica inferiori a 5 MW, una potenza gestibile con gli attuali sviluppi della rete.
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