Oggi, 26 gennaio, celebriamo la Giornata Internazionale dell’Energia Pulita. Una ricorrenza istituita dall’ONU per ricordarci quanto sia vitale accelerare la transizione energetica
La data è stata scelta perchè coincide con la data di fondazione dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), l’organizzazione globale che supporta i paesi nella transizione energetica, fornendo dati su tecnologia, politiche e finanziamenti nel settore delle energie pulite.
“L’affermazione delle rinnovabili è già delineata nel nostro PNIEC ed è stata rafforzata dai provvedimenti adottati in questi anni, ultimo fra tutti quello sulle aree idonee a ospitarle”, ha affermato in una nota Gilberto Pichetto, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. “In una fase segnata da profonde incertezze internazionali, l’Europa deve esplorare con fiducia tutte le soluzioni disponibili: dall’idrogeno alle esperienze già vincenti dei biocarburanti per il trasporto, fino a un nuovo nucleare di nuova generazione, pulito e sostenibile. Un cambio di passo necessario”, conclude Pichetto, “per superare visioni ideologiche e accompagnare con pragmatismo il necessario e irreversibile processo di decarbonizzazione”.
“Rinnovabili e neutralità tecnologica sono le direttrici che l’Italia, forte della sua collocazione strategica nel Mediterraneo e nel solco dell’impegno europeo, sta seguendo per garantire un’energia sempre più pulita e potenzialmente meno costosa per cittadini e imprese”. conclude Pichetto.
Allarme sull’andamento delle fonti rinnovabili in Italia
Eppure in Italia è suonato l’allarme da parte di Anev a seguito dei dati TERNA che indicano circa 7,2 GW di nuova capacità istallata. Un dato in calo rispetto ai 7,5 GW del 2024 e ben lontani dai 9 GW previsti.
“Sono calate pure le richieste di connessione alla rete” sentenzia Anev, l’associazione nazionale energia del vento e di protezione ambientale in una nota. Un rallentamento dovuto “da anni di politiche incerte, normative contraddittorie e ostacoli amministrativi che hanno progressivamente rallentato lo sviluppo di nuovi impianti da fonti rinnovabili, in particolare eolico e fotovoltaico. Un rallentamento che si somma ai ritardi già accumulati nel passato e che rischia di amplificare ulteriormente il divario tra l’Italia e gli obiettivi di decarbonizzazione fissati dal Green Deal europeo”.
Emblematico è quanto avvenuto nella questione della definizione delle Aree Idonee come rimarca l’Anev “nell’idea del legislatore comunitario dovevano essere delle aree dove la semplificazione fosse più spinta, mentre il nostro Governo ha prima emanato un provvedimento che le limitava e poi, dopo aver ricevuto le censure del TAR, provveduto ad un nuovo provvedimento che non aiuta come ci si attendeva le nuove installazioni”.
Insomma un contesto che l’associazione definisce “ostile”, in cui “le semplificazioni non arrivano, le procedure d’asta per l’eolico sono inadeguate in numeri e prezzi per quelli su terra e addirittura non vengono bandite per quelli a mare”. La richiesta del comparto è di attuare n concreto “cambio di passo che definisse delle semplificazioni radicali delle procedure autorizzative, riducesse i passaggi burocratici e istituisse una cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per dirimere, in tempi rapidissimi, eventuali criticità”.
Un cotesto quello autorizzativo in cui Massimiliano Atelli, già Presidente Commissioni VIA-VAS e PNRR-PNIEC in un recente convegno dedicato all’agrivoltaico ha sottolineato l’uso dell’arbitrato per gestire il pendente.
“Le autorizzazioni devono tornare a essere uno strumento di governo dello sviluppo, non un ostacolo alla sua realizzazione e per far sì che ciò accada è indispensabile individuare criteri sensati, chiari e omogenei basati su analisi oggettive e non su approcci ideologici o difensivi”. ricorda Anev in una nota.
“Nella nostra esperienza professionale, abbiamo riscontrato numerosi casi in cui le amministrazioni locali continuano a fare riferimento a regolamenti urbanistici che individuano aree specifiche destinate allo sviluppo del fotovoltaico a terra”, afferma l’Ing. Francesco Lioniello, vicepresidente di Seapower, centro di ricerca dell’Università Federico II di Napoli. “Il problema è che tali previsioni risultano spesso molto limitate e, soprattutto, basate su una concezione ormai superata di impianto fotovoltaico: quella dei moduli installati a pochi centimetri dal suolo, che comportavano una reale sottrazione di suolo agricolo e, in alcuni casi, effetti assimilabili alla desertificazione dei terreni. Oggi, tuttavia, la tecnologia ha profondamente modificato questo scenario. I moderni impianti agrivoltaici sono progettati per consentire la prosecuzione dell’attività agricola sotto e tra le strutture fotovoltaiche, con benefici sia ambientali, sia produttivi. Nonostante ciò, in molti procedimenti autorizzativi si riscontra ancora una difficoltà nel riconoscere questa evoluzione tecnologica e nel distinguerla correttamente dal fotovoltaico tradizionale”.
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