La crisi climatica si affianca ai mitologici cavalieri dell’apocalisse diventando una delle cause maggiori collegata alla carestia. Un elemento che va sempre a braccetto con pestilenza, guerra e morte. Si tratta dell’insicurezza alimentare cresciuta a causa delle condizioni climatiche estreme, in particolare siccità e inondazioni.
Si tratta di un aumento di oltre 96 milioni di persone in 18 Paesi. Si tratta della seconda principale causa scatenante della malnutrizione dopo le guerre e spesso questi due fattori precipitanti si sovrappongono e compenetrano, come sta accadendo nella Striscia di Gaza, dove due anni di conflitto hanno causato danni ambientali senza precedenti, che richiederanno decenni per essere arginati.

Il direttore generale di Cesvi Stefano Piziali. “È indispensabile – aggiunge – implementare immediatamente politiche di resilienza climatica efficaci, sostenere investimenti nei sistemi alimentari sostenibili e garantire finanziamenti adeguati per l’adattamento e la mitigazione dei cambiamenti climatici, soprattutto nei Paesi più fragili. La COP30 rappresenta un’occasione decisiva per riaffermare la responsabilità collettiva di fronte a un rischio sistemico che incide sulla stabilità economica globale e sulla giustizia sociale e per fornire risposte concrete, coordinate e immediate.”
La denuncia arriva da CESVI, che, in vista della COP30 di Belém, richiama gli allarmanti dati emersi dall’Indice Globale della Fame 2025 (Global Hunger Index – GHI), curato da CESVI stessa per l’edizione italiana e redatto da Welthungerhilfe (WHH), Concern Worldwide e Institute for International Law of Peace and Armed Conflict (IFHV).
Un dato più che triplicato rispetto ai 28,7 milioni del 2018 (+234%) e in forte aumento anche rispetto ai 71,9 milioni del 2023 (+ 33%), che segna un aggravamento senza precedenti della crisi climatica e alimentare globale.
Il Corno d’Africa e il Pakistan rappresentano due dei casi più emblematici: territori duramente colpiti da eventi climatici estremi, dove siccità prolungate e alluvioni devastanti stanno alimentando una spirale di malnutrizione e vulnerabilità sociale che minaccia milioni di vite. I mezzi di sussistenza pastorali nell’Etiopia meridionale, nelle aree aride e semi-aride del Kenya e nella maggior parte della Somalia sono stati devastati.
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