L’ambizione dell’India di diventare un’economia sviluppata entro il 2047, con un Pil stimato in 30 trilioni di dollari (pari a 25,5 trilioni di euro) e una popolazione di 1,5 miliardi di persone, è strettamente legata a una profonda trasformazione del suo sistema energetico. Il rapporto della Confederazione dell’Industria Indiana (Cii), intitolato Eigenvectors of Net Zero Energy Transition: Pathways to Viksit Bharat 2047, traccia il percorso necessario per raggiungere questo traguardo, presentando la transizione energetica come una complessa sfida multidimensionale.

India, obiettivi e progressi: impresa monumentale
Per centrare l’obiettivo, il rapporto sottolinea la necessità di triplicare l’approvvigionamento energetico primario dell’India, portandolo a quasi 35.000 terawattora (TWh). Allo stesso tempo, le fonti rinnovabili dovranno aumentare di ben quaranta volte per coprire due terzi della domanda prevista. Un compito che sembra imponente, ma che ha già visto un successo significativo: il Paese ha raggiunto il 50% di capacità energetica da fonti pulite nel 2025, con cinque anni di anticipo rispetto al target fissato dal proprio contributo determinato a livello nazionale (Ndc). Questo risultato dimostra come il Paese sia in grado di coniugare la sostenibilità con la crescita economica.
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Le sfide da affrontare: da approccio frammentato a integrato
Il rapporto non nasconde le sfide. La transizione energetica è un problema che bilancia sicurezza, accessibilità, competitività e sostenibilità. Gli autori sostengono che l’India debba superare l’attuale approccio frammentato e basato su singoli obiettivi, per adottare una pianificazione integrata e consapevole dei rischi.
Inoltre, per sostenere il ritmo di crescita economica, la quota del costo dell’energia non dovrebbe superare il 10-11% del Pil. Il rapporto mette anche in luce la crescente dipendenza dalle importazioni di tecnologie a basse emissioni di carbonio, che già rappresentano lo 0,21% del Pil. Questo aspetto riafferma l’urgenza di sviluppare una resilienza produttiva interna.
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Ruolo dell’energia nucleare e sicurezza sanitaria
Un altro punto chiave del rapporto riguarda l’energia nucleare. Viene richiesta una maggiore chiarezza normativa per favorire la partecipazione del settore privato nel campo del nucleare e del ciclo del combustibile. A tal fine, è essenziale potenziare la catena di approvvigionamento nucleare e coinvolgere i privati nella costruzione di 24 reattori modulari di piccole dimensioni (Smr), con l’obiettivo di generare 6 GW di energia.
Oltre a questi aspetti, lo studio pone un forte accento sulla salute pubblica, richiamando l’attenzione sui rischi legati all’inquinamento atmosferico e all’esposizione al PM2.5. Gli autori raccomandano l’adozione di politiche integrate che combinino salute, energia e ambiente per mitigare questi pericoli. La transizione verso l’energia pulita, quindi, non è solo una questione tecnologica, ma un problema che richiede un approccio umano e inclusivo, che ponga al centro il benessere sociale e la salute dei cittadini.
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