Ripensare i territori in ottica sinergica guardando “oltre il proprio Campanile”

Bisogna ripensare i territori per essere efficaci. E’ quanto suggerisce Giovanni Vetritto del Dipartimento per gli Affari regionali e le Autonomie, Dara, preso la Presidenza del Consiglio nel suo intervento oggi presso la delegazione di Roma della Regione Lombardia al convegno “Nuove strategie energetiche e modelli di valorizzazione economico sociale” organizzato da Enea.

Gli 8mila comuni italiani vanno preservati ma “vanno aiutati a lavorare insieme” per vincere le sfide di transizione e ammodernamento tecnologico.

Il territorio avrebbe bisogno di un certo numero di energy manager pubblici e anche di responsabili della transizione digitale, ma forse non uno per ogni Comune, magari condivisi” così da rendere lo sforzo e anche l’efficacia delle politiche pianificate su territori più vasti e in grado di realizzare un efficace effort progettuale.

I quattro i grandi difetti del sistema di policy pubblica

“Sono quattro i grandi difetti del sistema di policy pubblica in questa fase” richiama Vetritto.

  • Confondere la regolazione con la pubblicazione. Riferendosi a testi di legge a volte troppo complessi e indecifrabili.
  • Un’incoerenza tra incentivi. Aspetto su cui definisce l’Italia è “campione del mondo”. Richiamando come serva avere una capacità di tenere insieme un indirizzo di policy sul come procedere. Il che rende l’attore imprenditoriale prudente nelle scelte da compiere.
  • Assenza di discussione su chi fa cosa con conseguente accavallamento tra Stato, Regioni e vari enti.
  • Servirebbe che il sistema pubblico fosse oltre che attore anche “facilitatore di processi di consenso e comunicazione” così da “far passare la consapevolezza” e rendere tutti più partecipi e proattivi. Altrimenti si viene a realizzare una realtà fragile che non sempre riesce a sostenere tutto l’onere di cui si investe.

Questo fa sì che “non ci possiamo più permettere di governare con la geografia amministrativa disegnata nel passato” siamo nella necessità quindi di “trasformare il campanile in un artefatto da cui guardare il mondo e pensare a una nuova visione delle cose”. Soprattutto ora che siamo di fronte a una sfida climatica che “non si ferma ai confini dei comuni. Tutto questo si può affrontare programmando bene a monte. ma ancora una volta questo non si fa sulla base degli 8mila e neanche delle 22 Regioni, ma sugli ambiti di vita delle persone che sono i circa 600 indicarti dall’Istat. Credo che i fenomeni associativi potrebbero fare tanto anche dal punto di vista delle Cer. Servono uffici tecnici fatti bene e questo paese non se ne può permettere 8mila“. Vedi l’intervista video completa su resilienza climatica sfida dei comuni in testa all’articolo.

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.