Un’architettura finanziaria da 184 milioni di euro per colmare il divario di risorse necessarie all’adattamento climatico dell’agricoltura in Africa orientale. Il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (Ifad) e il gruppo bancario Equity Group hanno ufficialmente dato il via al meccanismo Arcafim (Africa Rural Climate Adaptation Finance Mechanism). L’iniziativa, sostenuta da co-finanziatori internazionali quali il Green Climate Fund, i governi di Finlandia e Danimarca, l’Unione Europea e il Nordic Development Fund, nasce per canalizzare il capitale privato verso soggetti finora emarginati dai circuiti creditizi tradizionali.

Finanza rotativa a medio e lungo termine
La struttura del programma prevede una durata di dodici anni articolata su due pilastri principali: 165,6 milioni di euro destinati al capitale di prestito e circa 18,4 milioni dedicati all’assistenza tecnica. Poiché la quota per i finanziamenti ruoterà attraverso circa quattro cicli di investimento, le proiezioni indicano una generazione complessiva di prestiti pari a circa 244,7 milioni di euro a beneficio di micro, piccole e medie imprese rurali e piccoli coltivatori.
Il tratto distintivo dell’operazione risiede nel bilanciamento del rischio finanziario tra fondi pubblici e settore privato. Equity Group contribuisce attivamente coprendo metà del fondo di prestito (82,8 milioni di euro) direttamente dal proprio bilancio, pareggiando la quota di capitale agevolato. La protezione del credito è strutturata su più livelli: i partner internazionali si fanno carico delle prime perdite e della fascia intermedia, mentre la banca assume il rischio primario. Il raggio d’azione operativo comprende Kenya, Uganda, Tanzania e Ruanda, con l’obiettivo di raggiungere 260.000 piccoli produttori e 500 micro e piccole imprese rurali.
Le stime prevedono un impatto diretto e indiretto su 1,5 milioni di persone, rafforzando la sicurezza alimentare di 1,2 milioni di cittadini. È prevista inoltre una forte attenzione all’inclusione sociale: almeno il 50% dei beneficiari sarà composto da donne e il 30% da giovani.
Agricoltura, il superamento dell’approccio assistenziale
Il punto cruciale dell’operazione è la sostenibilità commerciale nel tempo. L’iniziativa mira a integrare il credito per la resilienza climatica come una linea di attività bancaria ordinaria, in grado di proseguire autonomamente anche dopo l’esaurimento dei fondi agevolati.
La vicepresidente dell’Ifad, Gérardine Mukeshimana, nella nota stampa ha evidenziato come il successo del finanziamento per l’adattamento climatico dipenda dalla capacità di tradurre gli impegni globali in investimenti concreti per le comunità rurali. L’ambizione di Arcafim è trasformare l’adattamento climatico in agricoltura in un settore riconosciuto e sostenibile per gli istituti finanziari africani. Fornendo altresì strumenti su misura affinché le banche acquisiscano la sicurezza necessaria per espandere tali prestiti, con la prospettiva di replicare il modello in tutto il continente.
La combinazione di capitale privato e pubblico non rappresenta un semplice progetto di beneficenza, bensì la costruzione di un mercato finanziario reale capace di restituire dignità ai soggetti rurali dimostrandone la bancabilità.
Ifad, assistenza tecnica e cooperazione internazionale
La componente tecnica da 18,4 milioni di euro agisce in modo integrato con la parte finanziaria. Il suo scopo è formare le istituzioni locali di microfinanza e trasferire competenze pratiche ai produttori agricoli per identificare gli investimenti più efficaci, quali sistemi di irrigazione, tecnologie di stoccaggio post-raccolta, energie rinnovabili e trasformazione agroalimentare resiliente.
L’impatto dell’iniziativa è stato rimarcato anche dai rappresentanti delle istituzioni partner. Catherine Koffman, direttrice per la regione Africa del Green Climate Fund, ha evidenziato il ruolo catalizzatore dell’organizzazione che, con un impegno di 50,6 milioni di euro, ha facilitato la mobilitazione del capitale commerciale.
Gli organismi promotori guardano già oltre i confini dell’Africa orientale, individuando nell’Africa meridionale e occidentale le prossime regioni in cui replicare questo modello di finanza mista.
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