Le smart city italiane in cerca d’autore

I risultati dell'Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano

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smart city italianeLa fotografia delle smart city in Italia è in bianco e nero. Luci e ombre contornano l’implementazione dei progetti nello Stivale. Ombre: la mancanza di risorse economiche (71% dei comuni), la mancanza di competenze (61%) e i problemi relativi alla governance. Luci: interessanti collaborazioni tra pubblico e privato ed espansione di nuove reti di comunicazione, in grado di favorire lo sviluppo più rapido di nuovi servizi.

A scattare l’istantanea l’Osservatorio Internet of Things della School of Management del Politecnico di Milano che oggi ha presentato la sua ricerca durante il convegno “Smart city in cerca d’autore: quali strategie per (ri)partire?”.

Alcuni numeri

Negli ultimi 3 anni il 48% dei comuni italiani ha avviato progetti di smart city: il 52% ha riguardato l’illuminazione intelligente, il 43% servizi turistici, il 41% la raccolta rifiuti, il 40% la gestione del traffico, il 39% la sicurezza e il 33% la gestione parcheggi. Rispetto alle iniziative avviate, il 63% risulta ancora in una fase sperimentale. Tre comuni su quattro hanno intenzione nel prossimo anno di farne partire di nuove, nonostante le difficoltà a integrare questi processi innovativi all’interno di una strategia di lungo respiro, che riguarderanno i suddetti ambiti, ad eccezion fatta per il comparto turistico.

Una strategia condivisa

Per superare la situazione attuale è fondamentale una strategia nazionale condivisa: a livello centrale bisogna stabilire impegni e priorità per i comuni cercando di trovare il giusto compromesso tra l’attuale anarchia dei progetti (…) e il rischio di un’eccessiva centralizzazione (…)”, commenta in nota stampa Angela Tumino, Direttore dell’Osservatorio. Inoltre, per implementare nuovi progetti il 45% dei comuni chiede alla PA centrale più fondi, il 38% più formazione, il 36% la condivisione di linee guida e il 34% di best practice, il 28% la definizione di impgni e priorità.

Uno sprint verrebbe anche dal potenziamento della collaborazione con soggetti privati, che in Italia si ferma solo al 12% delle realtà urbane. Nonchè dall’utilizzo dei dati raccolti all’interno dei progetti di smart city: solo il 34% delle amministrazioni li utilizza, appena il 12% li condivide, ma la grande maggioranza (53%) non li utilizza internamente ma dichiara di utilizzarli in seguito mentre il 13% nè li utilizza nè li userà in futuro.

Reti di comunicazione: trampolino di lancio per le smart city

SigFox e LoRa, Narrow-Band IoT e reti 5G: con l’arrivo dei nuovi network di comunicazione per l’Internet of Things “una municipalità ha la possibilità di giocare un nuovo ruolo nello sviluppo di applicazioni e servizi per i cittadini“, sottolinea in nota Antonio Capone, Responsabile scientifico dell’Osservatorio. Grazie all’abbassamento delle barriere d’ingresso si apriranno “nuove applicazioni anche con start-up“, prosegue il Responsabile scientifico, e “gli impatti positivi delle nuove tecnologie di rete sul ritorno dell’investimento e sulla riduzione di complessità di avvio e di gestione dei progetti aprono nuove opportunità di collaborazione con attori privati anche nel campo della condivisione di dati per servizi di pubblica utilità“.

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