A Savona be Sm/ART. La scienza incontra l’arte nella città umanistica

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La smart city deve, per definizione, rispondere alle richieste del suo cittadino nel nome della trasparenza, del rispetto per l’ambiente e della digitalizzazione delle informazioni. Più che parlare di città intelligente, si potrebbe usare la definizione di “città umanistica, una realtà rispondente”. Così la descrive Tiziana Casapietra, Fondatrice di Radicate e ideatrice di be Sm/ART, iniziativa dove arte e scienza si incontrano per parlare dell’ambiente.

Prima di essere una piccola cittadella, il Campus di Savona era una caserma militare dove ogni palazzina era abbracciata da aree verdi – spiega la Casapietra -. Qui oggi la facoltà di Ingegneria dell’Università di Genova si occupa dello sviluppo di una piccola città intelligente che comprenda il bar, le residenze degli studenti e la palestra”. Il lavoro degli ingegneri ha influenzato quello degli artisti di Radicate, progetto di ricerca indipendente sull’arte contemporanea, a loro volta ispirati dall’iniziativa Arts at MIT. “È il nostro faro: al Massachusetts Institute of Technology gli artisti di diverse discipline lavorano a fianco degli scienziati certi di riuscire, attraverso questo connubio, ad adottare la follia della creatività e a seguire percorsi inediti”.

Be Sm/ART, courtesy of Cherimus

Da Cambridge a Savona l’approccio è lo stesso: il gruppo di artisti sardi CHERIMUS, che hanno anche curato una mostra al MACRO di Roma a maggio del 2015, da giugno collaborano con gli ingegneri del Campus cercando di offrir loro una nuova chiave di lettura, più ‘disordinata’ e meno strutturata. “In occasione dell’evento finale del progetto, che si svolgerà a Genova il 17 dicembre, gli scienziati che hanno mostrato di amare l’arte diventeranno artisti essi stessi. Inoltre, all’interno del Campus sarà installata un’opera permanente: un 30 che si illumina pedalando, simbolo che si può ottenere un risultato anche faticando e sfruttando energia sostenibile”.

Foto Performances:

Be Sm/ART, courtesy of Cherimus

Non solo artisti e scienziati. Al progetto hanno collaborato anche importanti aziende: Siemens ha curato lo sviluppo della microgrid nello spazio del Campus, simile a un quartiere cittadino, e ora “si sta pensando alla realizzazione di una palestra all’interno di una palazzina in cui produrre energia da immettere nella rete intelligente”. Importanti contributi sono arrivati anche dal Rettore del Campus Federico Delfino, dai bambini del corso di teatro, dai ragazzi della radio universitaria e dai liceali dell’Associazione per la Scienza che hanno commissionato sia la scultura del 30 sia le sculture illuminate con l’energia prodotta dalle gabbie di Tesla.

Al termine della prima edizione si pensa già a quella successiva: “L’arte ha sollecitato un maggiore interesse verso il progetto -prosegue la Casapietra-. La città del futuro non va intesa solo dal punto di vista tecnologico: l’uomo deve vivere in un ambiente pulito ed essere il centro di interesse della ricerca. L’arte e la scienza hanno rappresentato Atene e Sparta: gli spartani si sono concentrati sull’aspetto tecnologico, mentre gli ateniesi su quello filosofico. Il fine ultimo? La qualità della vita”.

 

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