Auto più empatiche con la wereable technology

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wereable technology nell'automotiveSempre più spesso si sente parlare di apparecchiature che, come una seconda pelle, aiutano l’uomo a comunicare con i dispositivi che lo circondano e a ricevere informazioni dal mondo. Negli ultimi tempi è stata dedicata grande attenzione agli smartwatch di Apple e Google, ma le “wereable technology” hanno interessanti applicazioni anche in tanti altri settori. Come nel comparto automobilistico. Ne parliamo con Luana Donetti, User Experience Consultant presso Amaris, società di consulenza IT che opera in tutto il mondo.

Automotive e wearable technology: quali opportunità emergono da questa fusione?

Il wereable e l’automotive rappresentano un tema in evoluzione: lavoriamo partendo da un settore, quello automobilistico, che è differente rispetto a quelli in cui si utilizzano smartwatch o dispositivi indossabili. L’obiettivo principale resta quello di guidare il veicolo. In tal senso bisogna tenere conto dei fattori sicurezza e distrazione che talvolta vengono percepiti come dei vincoli, ma in realtà lasciano spazio a nuove soluzioni per la connessione delle tecnologie indossabili. Abbiamo individuato due filoni di applicazione: uno connesso all’uso dei wereable fuori dal veicolo con feature indipendenti dalla guida; l’altro con cui possiamo agganciarci all’idea più estesa di dispositivo indossabile in grado di contribuire alla guida sicura.

Ci spieghi meglio…

Per la prima casistica (uso di smart watch al di fuori del veicolo) possiamo esplorare delle applicazioni in Mercedes, BMW, Nissan che consentono di localizzare l’auto, aprire/chiudere le porte, monitorare la velocità e la performance guida, controllare valori e dati dell’auto. Applicazioni che sembrano accessorie alla guida, ma che in realtà sono importanti per la manutenzione dell’auto.

Il secondo filone riguarda il dispositivo indossabile che può non essere uno smart watch ma un braccialetto per il fitness integrato il quale, ad esempio, rileva i dati biometrici – livello sonno, stanchezza, stress – e aiuta ad aggiustare la guida oppure invia una serie di warning relativi alla salute dell’individuo. L’esperienza wereable che si avvicina di più a questo filone (si parla di semi-automazione e prospettive emozionali all’interno dell’auto) è quella di Nissan che già monitora il battito cardiaco in relazione all’efficienza del veicolo e sta lavorando sulla misura dell’affaticamento piuttosto che delle emozioni.

Quali sono le opportunità in termini di rilevamento di emissioni?

In base alla mia esperienza, il rilevamento delle emissioni potrebbe essere trasformato in dati utili e consultabili dall’utente e, lato wearable, potrebbero essere effettuati degli “incroci” che consentano di capire se in stato di stress la guida è stata meno ecologica o di ricevere notifiche tattili (vibrazione) sul proprio smartwatch/dispositivo indossabile per consultare in tempo reale i propri consumi. Tutto questo è – chiaramente – un’idea e questi dati consultabili sono una mera informazione per il guidatore cui si lascia la possibilità di decidere come guidare. È importante, però, che le informazioni siano customizzabili e che arrivino più velocemente all’utente attraverso notifiche inviate separatamente dal quadro di bordo. L’interfaccia in questo caso potrebbe essere spostata sul computer di bordo e consultabile con dati aggregati piuttosto che da tablet, pc o smartphone.

Il matrimonio wereable device e smart parking, poi, sembra essere combinato…

BMW ha quest’anno presentato al CES una propria ricerca in merito alla piena automazione per il parcheggio. Tra le altre potenzialità dei wearable figurano il car sharing, la possibilità di ricevere notifiche push per le auto vicine, l’identificazione tramite smartwatch/wearable device senza passare da un codice pin per l’auto, etc.

Queste funzioni rischiano di aumentare il prezzo del veicolo?

Ci auguriamo che queste nuove funzioni siano incluse all’interno del pacchetto, e non restino dei servizi aggiuntivi, per non costituire una barriera all’acquisto.

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Ivonne Carpinelli

Giornalista con la passione per l’ambiente e l’energia lavoro con Gruppo Italia Energia dal 2014. Mi occupo di mobilità dolce e alternativa, nuove costruzioni, economia circolare, arte e moda sostenibile. Esperta nella gestione dei social network e nel montaggio video non esco mai senza penna, taccuino e… smartphone.