Bitcoin, quanto sono energivori

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Oggi i bitcoin rappresentano una scommessa. Una tecnologia interessante da guardare con attenzione e distacco per poterne individuare le criticità, inclusa la volatilità di prezzo. Se ne sente spesso parlare in relazione a forme di finanziamento dal basso, il crowdfunding, a sostegno di opere innovative. Ma sono una forma di investimento conveniente? Ne parliamo con Alessandro Pedone, Responsabile Tutela del Risparmio per ADUC-Associazione per i diritti degli utenti e consumatori.

Mettiamo subito in chiaro che il bitcoin non è una moneta, ma una tecnologia che può avere molte applicazioni in ambito monetario. Il bitcoin potrebbe essere paragonato a un lingotto d’oro: è una riserva di valore cui può essere agganciata una qualche forma di denaro. O a un’opera d’arte di un giovane pittore che tra molti anni potrà incrementare o perdere il proprio valore. Come Associazione ci teniamo a ricordare al risparmiatore medio che rappresenta una tecnologia interessante, ma ancora molto immatura.

Il prezzo dei bitcoin espresso in dollari è estremamente volatile: come lei stesso evidenzia, il 19 maggio 2016 valeva 436 dollari, un mese dopo 755 dollari e il 2 agosto 515. Perché subisce queste forti oscillazioni di prezzo?

Per l’incrocio tra domanda e offerta. Il processo di creazione dei bitcoin subisce l’influenza della variabilità del costo di estrazione, che nel momento in cui parliamo è di 1.500 euro per bitcoin, e del protocollo di funzionamento del bitcoin stesso. Inoltre, non si conosce l’intervallo di valore che passa da quando i bitcoin vengono acquisiti al momento in cui si convertono.

Bitcoin: tecnologia energeticamente efficiente?

No, anzi consuma troppa energia. L’estrazione ne richiede una grande quantità per alimentare la potenza di calcolo di macchinari specializzati. Il livello di sicurezza della rete aumenta in maniera esponenziale e il fabbisogno energetico cresce in maniera esagerata. Attualmente la spesa per produrre un bitcoin è equivalente a quella quotidianamente necessaria per il fabbisogno energetico medio di due case negli USA. Si calcola che nel 2025 tutta la rete bitcoin consumerà quanto l’intera Danimarca.

Come ridurre il consumo energetico dei macchinari?

Le macchine sono già energeticamente efficienti in termini di consumo e di calcolo. Purtroppo l’algoritmo per l’estrazione dei bitcoin prevede che ogni 10 minuti ci sia una nuova produzione e la computazione deve essere molto veloce: per un algoritmo complicato la potenza richiesta cresce. E’ un’escalation.

L’energia utilizzata per la produzione di questo lingotto virtuale proviene da fonti rinnovabili?

Circa l’80% delle nuove estrazioni vengono fatte in Cina e siamo a conoscenza del lavoro che sta promuovendo il Paese per convergere verso l’energia pulita.

Si sente tanto parlare di bitcoin in relazione al meccanismo della blockchain…

Certo, il protocollo della blockchain è la prima applicazione di grande successo del bitcoin e trova applicazione in molteplici ambiti, incluso il settore energetico. A differenza degli scambi cui siamo abituati, manca un’unità centrale di validazione, paragonabile a una banca. Nel paradigma della blockchain chi valida può essere uno dei nodi della rete seguendo uno specifico protocollo.

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