Integrazione tra meccanismi incentivanti: lo sguardo lungimirante dell’Esperto

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Pierluigi Fecondo è Esperto in Gestione dell’Energia certificato SECEM-FIRE secondo la norma UNI CEI 11339. Nel corso della sua carriera ha svolto il ruolo di supporto al coordinamento tecnico-scientifico per il Progetto Europeo South East Europe “TRACE” e curato l’implementazione e il coordinamento della rete. Attualmente è consulente incaricato in qualità di Project Engineering Assistant del Progetto BEI-ELENA “Chieti Towards 2020” presso la Provincia di Chieti ed Esperto Energetico nell’ambito del Progetto BEI-ELENA “PROSPER” della Provincia di Savona e “FABER” della Provincia di Bergamo. Inoltre, svolge attività libero professionale, occupandosi, ad esempio, di progettazione e consulenza e diagnosi energetiche. Nel 2015 ha fondato la società e2B Consulting srls dotato di multidisciplinari esperienze e competenze nel settore della gestione, progettazione ed assistenza tecnica relative a progetti e programmi di efficienza energetica e fonti rinnovabili nel comparto pubblico e privato.

Quali progetti sta curando all’interno delle amministrazioni comunali?

Attualmente seguo diversi enti locali, in particolare  per la realizzazione di interventi su edifici scolastici finanziati tramite il Fondo Kyoto 3 e i Progetti ELENA finanziati dalla Banca Europea per gli Investimenti. In particolare, nell’ambito degli staff di progetto della società e2B Consulting srls, rivesto il ruolo di Project Engineering Expert per “Chieti Towards 2020”, della Provincia di Chieti, “PROSPER” della Provincia di Savona, e a breve, del progetto “FABER “ della Provincia di Bergamo.

Quali sono i costi di queste iniziative? A quali fondi vi rifate?

I fondi BEI-ELENA coprono i costi relativi all’assistenza tecnica ed advisoring per la redazione di bandi di gara e capitolati. L’obiettivo è quello di innescare un fattore leva minimo di 1:20, mediante partenariati pubblico-privati con mezzi e capitali propri di investitori terzi, in particolare ESCo. In questo modo le amministrazioni sono completamente sgravate da costi e da debiti in bilancio e vedono riqualificati i propri edifici e impianti unitamente alla riduzione di almeno il 20% dei consumi e delle emissioni. La durata massima dei contratti EPC è di 15 anni. Il payback, quindi, deve necessariamente essere inferiore e strettamente dipendente dalla solidità del piano economico-finanziario previsto.

Le attività che avete promosso sono facilmente esportabili anche in altri comuni italiani?

I progetti da noi assistiti hanno spiccate caratteristiche di innovazione, replicabilità e scalabilità. Tuttavia, i problemi che si presentano sono sempre nuovi e complessi e un approccio pragmatico e risolutivo determina di volta in volta la genesi di quelle che potremmo definire buone prassi, disponibili per altre amministrazioni che possono così contare su soluzioni efficaci in termini di affidabilità e concretezza di azione. L’esportazione tout-court non è comunque semplice né immediata e richiede sempre un attento lavoro di “sartoria” manageriale.

Ritiene che gli strumenti incentivanti messi a disposizione per gli interventi di efficientamento rispondano alle peculiarità dei singoli casi?

Pur afflitto da un’endemica incertezza politica e temporale, l’attuale scenario di riferimento è, a mio avviso, sufficientemente diversificato e appropriato per le diverse aree e sottoaree di intervento. Ciò che forse manca, soprattutto da parte della PA, sono la capacità e la lungimiranza di utilizzare i diversi meccanismi in maniera integrata. Un’interessante eccezione, in tal senso, è rappresentata dal recente bando della Regione Umbria, che coniuga efficacemente i fondi POR-FESR con il Conto Termico 2.0.

Il quadro normativo in tema di efficienza energetica è secondo lei chiaro e completo?

L’assenza di una governante strategica, sul medio e lungo termine, determina un contesto legislativo e normativo che risulta oggi quanto mai variegato,  frammentato e di difficile interpretazione. Affrontiamo difficoltà quotidiane fra disposizioni spesso confuse e incomplete che vengono modificate o abrogate con una rapidità incredibile e disarmante. Sarebbe certamente auspicabile un cambio di paradigma in tal senso, teso a rendere più coerente e organica l’interazione fra le varie norme complementari rispetto a settori omogenei di applicazione, ad esempio quello dell’edilizia.

Oggi più di ieri i vertici della PA si mostrano sensibili all’uso razionale dell’energia?

Più che di sensibilità parlerei di necessità. Negli ultimi anni, si è assistito a interventi di risparmio, nell’ottica di contenimento della spesa corrente, più che di efficienza negli usi finali. Ad esempio abbiamo rilevato in numerosi edifici pubblici, temperature di set-point invernali ben al di sotto dei 20 gradi previsti. Ritengo che fra le barriere non tecnologiche, oltre a lacune informative e comunicative di base, si registri soprattutto una scarsa propensione all’innovazione. Il management pubblico e gli organi politici dovrebbero rendersi maggiormente disponibili ad acquisire le competenze per una migliore governance energetica a livello locale, anche attraverso strumenti innovativi di ingegneria finanziaria.

Studiare da Esperto in Gestione dell’Energia: quanto conta la formazione?

A mio avviso, e lo ripeto spesso anche in veste di docente, la formazione rappresenta un imprescindibile percorso di crescita culturale, ma non un facile nè rapido “lasciapassare” verso una nuova professione. Chi si certifica EGE, in realtà, non fa altro che attestare competenze che già possiede, a prescindere dai corsi che ha frequentato (e che pertanto non dovrebbero alimentare false aspettative), perché acquisite “sul campo” e nel tempo della propria storia professionale.

Quest’anno la FIRE promuoverà un portale per la condivisione di esperienze: ritiene possa essere d’aiuto per accrescere la forza degli interventi di efficientamento?

Da EGE certificato SECEM-FIRE non posso che accogliere l’iniziativa con estremo interesse e favore. L’interazione fra gli operatori del settore avviene oggi soprattutto su blog e canali social dedicati, attraverso i quali il confronto è spesso occasione per condividere problemi e soluzioni, magari mutuando queste ultime da chi ha già risolto efficacemente situazioni analoghe. La creazione di una piattaforma autorevole, ne sono certo, contribuirà a migliorare e amplificare questo meccanismo solidale e virtuoso, al quale confido di poter contribuire.

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Ivonne Carpinelli
Giornalista con la passione per l'ambiente e l'energia lavoro con Gruppo Italia Energia dal 2014. Mi occupo anche di mobilità dolce e alternativa, nuove costruzioni, economia circolare, arte e moda sostenibile. Esperta nella gestione dei social network e nel montaggio video non esco mai senza penna, taccuino e... smartphone.