Progetto Archimede, la burocrazia paralizza l’innovazione

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L’idea è di produrre energia elettrica sfruttando gli specchi, come intuì il matematico siculo. Il progetto Archimede in italia non decolla

Nell’Italia degli sprechi succede che venga sperperato anche il genio. Il caro-vita, l’eterna battaglia fra uomo e bollette, la necessità di ottimizzare i consumi si scontrano, spesso, con una gestione delle risorse – eufemisticamente parlando – approssimativa. I cittadini dimostrano un’oculatezza encomiabile, hanno imparato a porre le tariffe di energia elettrica a confronto, a comparare i prezzi del gas e quelli della luce proposti dai diversi operatori e a rendere più elastico il proprio concetto di fedeltà verso le compagnie di fornitura energetica; adottano approcci al consumo più sani e invocano incentivi sul rinnovabile. Le istituzioni, invece, spesso palesano lacune organizzative e progettuali che impediscono di dare le risposte adatte alla popolazione incalzante.

L’ultimo capolavoro di incompiutezza è il Progetto Archimede, basato su una tecnologia d’avanguardia promossa da ENEA e avviato presso la centrale ENEL di Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa. Il matematico siracusano, secondo quanto narrato dalla leggenda, sconfisse le truppe del Console Marcello incendiando le flotte grazie all’uso di specchi. Da questa eccellente intuizione ne nasce un’altra, quella di generare energia elettrica combinando un ciclo combinato a gas con un impianto solare termodinamico. In pratica, l’energia viene riflessa mediante un sistema di specchi all’interno di un tubo contenente fluidi o, nel caso della variante italiana, sali fusi. I fluidi confluiscono poi all’interno di uno scambiatore di calore che produce vapore; il resto è regolare amministrazione, il vapore aziona la turbina e viene prodotta energia elettrica.

Il Progetto Archimede è stato accolto con toni enfatici in tutto il mondo e ha posto in essere un nuovo modo di concepire l’energia termodinamica. L’integrazione tra ciclo termodinamico e impianto solare incrementa la produzione di oltre 5 MW, fa risparmiare petrolio e abbatte le emissioni. Ma in Italia il progetto è in fase embrionale. Era il 2001 quando il fisico Carlo Rubbia, l’ideatore del Progetto Archimede e allora membro dell’equipe di ENEA, lanciò l’idea e ne pose le basi scientifiche. Da allora sono passati 13 anni, tanti annunci e pochi fatti e i megawatt installati si riducono alle briciole d ciò che potrebbe essere. Mentre in Spagna, tanto per dirne una, gli impianti termodinamici ne producono circa 1.000.

La colpa? Dei processi autorizzativi troppo lunghi, fanno sapere da ANEST (Associazione Nazionale Energia Solare Termodinamica), che vuole dire tutto e niente. Più niente che tutto. Gianluigi Angelantoni, numero uno di ANEST e a capo anche del progetto Archimede Solar Energy in Italia prova a rincuorare, anticipando che le istituzioni hanno iniziato a dare rassicurazioni e i progetti verranno sbloccati. Gli standard iberici, però, restano irraggiungibili anche in prospettiva, la legge italiana ha posto un limite di 600 megawatt di potenza generabile attraverso il solare termodinamico fino al 2020. Le prospettive potrebbero mutare successivamente, con l’obiettivo 25 gigawatt entro il 2032 già fissato. Staremo a vedere.

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