Mutui per ristrutturazione casa e dimore storiche: ecco i vantaggi

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casa soldiEcco tutti i vantaggi per chi decide di chiedere mutui per la ristrutturazione di casa e dimore storiche: risparmio su consumi e nuove opportunità

L’Italia possiede un intero patrimonio di ville antiche e casali sparsi per le campagne e, mai come in questi anni, l’interesse per questi ambienti di valore storico e culturale è cresciuto, fino a diventare una vera e propria opportunità turistica: ovviamente, tutto questo a patto di ristrutturare tali edifici e renderli efficienti dal punto di vista energetico, magari sfruttando il web per risparmiare: grazie a internet è possibile scegliere i migliori mutui online, che garantiscono condizioni più vantaggiose, tempi di erogazione più rapidi e una gestione diretta. Se infatti un privato possiede un casale e ha intenzione di realizzarvi un complesso turistico o un agriturismo, le spese per rispondere alle esigenze di efficientamento sono molte: per questo motivo vale la pena confrontare le proposte del mercato, scegliendo il più adatto tra i prodotti di Mutuo Arancio, o ancora quelli di Cariparma, Unicredit e così via.

 

Le opportunità che offre la ristrutturazione di un edificio antico sono molte, sia nel rispetto dell’ambiente circostante, che con la nostra azione non si vuol certo danneggiare, sia nel rispetto delle tasche di chi investe nel progetto: in edifici inclassificabili dal punto di vista energetico come lo sono senz’altro le dimore antiche di cui stiamo parlando i consumi sono molto elevati. Se però il nostro dubbio è relativo al rischio di rovinare questi ambienti storici, non dobbiamo preoccuparci, stando anche alle parole di Cinzia Abbate, architetto esperto di restauro energetico: “I nuovi prodotti consentono di raggiungere risultati elevati con una crescente capacità di integrazione. Ci sono, ad esempio, infissi speciali, che uniscono alte prestazioni termo-acustiche alla caratteristica di avere profili di spessore minimo, in grado di simulare il disegno delle porte in ferro tradizionali e, in alcuni casi, già approvati dalle soprintendenze”. È questo quanto espresso nel convegno tenutosi a Roma il 22 marzo scorso, dal titolo “Edifici storici. Restauro e risparmio energetico: nuove tecnologie per nuove prospettive”, nella cornice del MAXXI di Roma e con l’organizzazione curata dall’Associazione dimore storiche italiane (Adsi).

 

Il convegno è servito a fare il punto sulla questione dell’efficientamento energetico di dimore che vale la pena di rimettere in sesto, anche per dare nuova linfa a un settore turistico che in Italia non manca di attingere a tali risorse, spesso nascoste. Molti gli esempi positivi in questo senso, l’ultima fra tante quella della ristrutturazione delle Cascine Pallavicini a Santena, Torino, destinandole alla locazione dopo averne ricavato appartamenti di classe A e superiori. Sì, perché come continua a raccontare Abbate, vale la pena pensare di integrare anche soluzioni mirate allo sfruttamento d’energia proveniente da fonti rinnovabili, in grado di produrre risparmi energetici fino al 35%: “Si pensi a tegole o mattoni fatti, in parte, da normale laterizio e, in parte, da materiale fotovoltaico, pressoché invisibile sulle coperture tradizionali. Ma anche a vetrate o tendaggi che integrano il fotovoltaico restando simili ai prodotti convenzionali. Nel caso di superfici piane, inoltre, è possibile pensare a tetti verdi per aumentare la coibentazione termica dell’edificio”.

Ovviamente si tratta di interventi che devono essere effettuati con la massima attenzione, sebbene, come ricorda Anna D’Amelio Carbone, presidente del gruppo giovani Adsi Lazio: “la riqualificazione energetica delle dimore storiche, tuttavia, deve fare i conti con una normativa lacunosa e che lascia spazio all’arbitrarietà. L’applicabilità delle diverse soluzioni è spesso demandata all’interpretazione delle singole soprintendenze: alla fine, così, si decide caso per caso”. Necessari allora, sempre di più, i chiarimenti dal Ministero dei Beni Culturali, che proprio in questi mesi si è lanciato nel lavoro di “ristrutturazione” della normativa in materia, stilando delle “Linee Guida per l’uso efficiente dell’energia nel patrimonio culturale”.

di Federica Franzonlini

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