Illuminazione: l’Ue si divide sulle lampade a LED

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Bruxelles decide su illuminazione e risparmio energetico e potrebbe bloccare la messa a bando (già stabilita) delle lampadine meno efficienti

Illuminazione e risparmio energetico, siamo a un bivio. Da una parte diversi Paesi dell’Unione Europea (tra cui l’Italia), motivati a chiedere il rinvio di un provvedimento da 6,6 miliardi di euro di tagli sulle bollette, sul versante opposto, un altro blocco UE e le associazioni per l’ambiente. In mezzo, Bruxelles, sede decisionale da cui si attende il verdetto definitivo. Al vaglio c’è un provvedimento orientato ad abbattere l’impatto ambientale e le spese dei cittadini in tema di illuminazione, stabilito già nel 2009 e ora non più sicuro di diventare ufficiale. I cittadini hanno imparato a gestire in modo ottimale le proprie spese domestiche, riducendo gli sprechi, informandosi, indagando le opportunità del libero mercato per porre le tariffe di energia elettrica a confronto, individuando le condizioni più favorevoli. Anche gli enti governativi si sono mossi con attenzione sul tema, anche se ora potrebbe giungere un clamoroso dietrofront.

Illuminazione: si discute sulle lampadine di vecchia generazione

Già nel 2009, in effetti, era stato sentenziato dall’Unione Europea che entro settembre del 2016 ci sarebbe stata la messa al bando delle lampadine di classe C o inferiore, per favorire la consacrazione definitiva di quelle a basso consumo, decisamente meno dannose per l’ecosistema. Un provvedimento che produrrebbe, secondo le stime, un risparmio da 6,6 miliardi di euro sulla bolletta dei cittadini dell’UE. Ora, a un anno o poco più dall’entrata in vigore del provvedimento, la questione torna in discussione, diversi Stati dell’UE chiedono altro tempo, Legambiente insorge.

Le ragioni degli Stati contrari

Sono Polonia, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Portogallo e Slovacchia, oltre all’Italia, i Paesi che hanno assunto una posizione contraria al provvedimento sull’iluminazione. Le motivazioni da essi proposte vertono sulla convinzione che le tecnologie a Led a bassa emissione non sarebbero ancora del tutto pronte.

Una posizione di forte contrasto rispetto a quella assunta da nazioni come Svezia, Blegio e Danimarca, i cui studi di settore hanno dimostrato come le tecnologie a LED o le fluorescenti compatte abbiano registrato una crescita imponente e siano del tutto pronte a soddisfare, da sole, l’intera domanda.

Si attende il responso di Bruxelles

Si riunirà il 18 aprile a Bruxelles la commissione tecnica incaricata a esprimere il voto sulla tematica. L’incontro organizzato per decidere sulla direttiva Ecodesign si svolgerà a porte chiuse e l’esito della consultazione sarà decisivo per la risoluzione della contesa.

La reazione di Legambiente

Legambiente è stata tra le associazioni più coinvolte nel dibattito e, tramite comunicato, ha ricordato come “nel 2014 i governi Ceco, Francese, Tedesco Italiano, Polacco, Portoghese e Slovacco si sono dichiarati favorevoli a un posticipo della messa al bando di queste lampadine”.

La riesamina dell’ente si sofferma anche su dati concreti: “la sola illuminazione in Europa – ha ricordato Davide Sabbadin, responsabile efficienza energica di Legambiente – brucia 340TWh di elettricità ogni anno: l’equivalente del consumo elettrico domestico complessivo di Italia, Francia e Regno Unito. Un posticipo di due anni della messa al bando delle lampadine peggiori significherebbe rinunciare a 33TWh di risparmio energetico, perché i consumatori continuerebbero a comprare lampadine inefficienti, e gonfiare di 6,6 miliardi di euro la bolletta energetica europea”.

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