Digitalizzazione e consumo “smart”: il comparto degli elettrodomestici si muove verso l’economia circolare

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Una rinnovata primavera A viverla oggi il comparto dei produttori di piccoli e grandi elettrodomestici, tra i protagonisti del manifatturiero italiano. “Ceced Italia riunisce 103 aziende, circa il 90% del settore, vanta oltre 2/3 di esportazione e 36.000 addetti”, ha specificato Manuela Soffientini, Presidente dell’Associazione in occasione della conferenza stampa di presentazione del report “Home Appliance Europe 2015-2016. Elettrodomestici: Italia leader in Europa”, svoltasi ieri a Roma.

Il fatturato dell’industria italiana cresce: seconda solo alla Germania, con 13,98 miliardi, ha registrato secondo 8,61 mld di euro. Anche i dati dell’occupazione sono positivi, con 36.000 addetti in Italia – anche qui seconda alla Germania con 49.000 lavoratori – anche grazie all’impegno in ricerca e innovazione, che nel 2015 si è autofinanziato per 1,4 mld di euro. L’Italia riflette la situazione europea: nel periodo 2012-2008 il fatturato ha registrato una importante ripresa costante fino al 2015. Anche l’occupazione è cresciuta: del 3% in tutta Europa. Nota dolente il tracciamento dei rifiuti, che ha toccato solo 1/3 di quelli prodotti in UE: assenti soprattutto i grandi elettrodomestici, che vanno ad alimentare il cosiddetto fenomeno del littering.

Nonostante i volumi di vendita in crescita, per fine anno le previsioni danno +2%, ha evidenziato Enzo Frasio, Commercial Director GFK, il valore dei dispositivi è diminuito, comportando un conseguente calo del prezzo di vendita. “Il mercato cambia e cambiano i bisogni dei consumatori: in Italia il 18% delle lavatrici è smart e ciò determina una scelta più ampia”. Ad esempio: “Il frigo può aiutare a gestire meglio il cibo/rifiuto e allungare la conservazione della carne fino a 4 volte”, ha sottolineato Paolo Falcioni, DG Ceced Europa.

Fare innovazione non basta: serve una società che assuma consapevolezza, una società che sia “circolare”. “Occorre domandarsi quante persone utilizzano in modo intelligente gli elettrodomestici smart in commercio”, ha commentato la Soffientini. Inoltre, fermo restando il gap infrastrutturale che può impedire la conversione digitale delle imprese e la vendita online dei prodotti, settore che vede l’Italia sul penultimo gradino in UE, “oggi gran parte della popolazione non usa internet”.

Serviranno, anche, maggiore responsabilità dei produttori di elettrodomestici, che avranno il compito di recuperare il materiale giunto a fine vita per produrre materia prima seconda da ricollocare sul mercato. E maggiore responsabilità dei consumatori, che dovranno conferire correttamente i rifiuti. Per individuare la strategia che consenta al Paese di seguire i dettami dell’economia circolare i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico hanno lanciato una consultazione pubblica che dovrà tradursi in “una politica industriale – non solo di gestione dei rifiuti -, occupazionale e ambientale”, ha evidenziato Carlo Maria Medaglia, Capo Segreteria Tecnica del Ministero dell’Ambiente.

Indispensabile, dunque, una comunicazione più continuativa, chiara ed efficace al cittadino, impegno assunto anche dall’UE con la semplificazione delle etichette energetiche. Di seguito il commento video di Manuela Soffientini.

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Ivonne Carpinelli
Giornalista con la passione per l'ambiente e l'energia lavoro con Gruppo Italia Energia dal 2014. Mi occupo anche di mobilità dolce e alternativa, nuove costruzioni, economia circolare, arte e moda sostenibile. Esperta nella gestione dei social network e nel montaggio video non esco mai senza penna, taccuino e... smartphone.