L’Unione Europea si trova a un bivio cruciale nel suo percorso di transizione ecologica, con progressi significativi in alcuni settori chiave controbilanciati da preoccupanti ritardi in aree fondamentali per la resilienza dell’ecosistema. Lo certifica il Monitoring report on progress towards the 8th EAP objectives 2025, pubblicato dall’European Environment Agency (Eea), che traccia un bilancio dettagliato dell’avanzamento dell’UE verso gli obiettivi ambientali fissati per il 2030. Il rapporto si basa su 28 indicatori chiave e rivela che, nonostante il solido quadro normativo stabilito dal Green deal europeo, l’attuazione pratica procede a velocità molto diverse a seconda dei settori.
Mentre alcune traiettorie appaiono coerenti con le scadenze del 2030, la maggior parte degli indicatori segnala la necessità di un’accelerazione sistemica per evitare il mancato raggiungimento dei target legali.
Clima ed energia: successi strutturali e nuove emergenze
Sul fronte della mitigazione climatica, l’Europa registra dati incoraggianti: nel 2024 le emissioni nette di gas serra sono diminuite del 2,5% rispetto all’anno precedente, portandosi a oltre il 37% sotto i livelli del 1990. Questo risultato, ottenuto in un contesto di crescita economica del 71% nello stesso periodo, conferma il disaccoppiamento tra sviluppo e inquinamento.
Tuttavia, la situazione è critica per il settore uso del suolo e silvicoltura, dove la capacità di assorbimento del carbonio è in calo da dieci anni, rendendo l’obiettivo 2030 attualmente fuori portata. Parallelamente, l’adattamento al cambiamento climatico segna il passo: le perdite economiche dovute a eventi meteorologici estremi sono in aumento e l’UE è valutata come fuori percorso per ridurre i danni monetari entro la fine del decennio.
La sfida dell’economia circolare e la lotta all’inquinamento
Il passaggio a un’economia circolare rigenerativa appare ancora rallentato da modelli di consumo persistenti. L’UE è infatti considerata probabilmente fuori percorso sia per la riduzione dell’impronta materiale che per la diminuzione dei rifiuti totali generati. Nonostante nuove normative su ecodesign e imballaggi, la crescita economica continua a spingere verso l’alto la domanda di materie prime.
Note decisamente più positive giungono invece dalla qualità dell’aria: la riduzione delle morti premature dovute alle polveri sottili (PM2.5) è in linea con i target, avendo registrato un calo del 57% nel 2023 rispetto al 2005, sebbene il numero assoluto di decessi rimanga tragicamente alto a 182.000 unità annue.
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Biodiversità e agricoltura in forte ritardo
Il capitolo dedicato alla natura mostra le criticità maggiori. L’Unione è attualmente lontana dal raggiungere tutti e quattro gli obiettivi legati alla biodiversità, inclusa l’inversione del declino degli uccelli comuni e la protezione legale del 30% delle aree terrestri e marine.
Anche l’ambizione di destinare il 25% dei terreni agricoli all’agricoltura biologica entro il 2030 è classificata come off track. Le forti pressioni derivanti dai settori socio-economici come l’agricoltura intensiva e lo sviluppo urbano continuano a degradare gli ecosistemi, rendendo urgente una piena attuazione della nuova Legge sul Ripristino della Natura.
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Condizioni abilitanti e prospettive per il 2050
Per abilitare il cambiamento, l’UE punta su innovazione e finanza verde. L’eco-innovazione e l’occupazione nel settore dell’economia verde sono tra i pochi indicatori pienamente in linea con le aspettative. Tuttavia, persistono segnali contraddittori nei sussidi ai combustibili fossili, che nel 2024 risultano ancora superiori ai livelli pre-crisi del 2021, nonostante la necessità di una loro rapida eliminazione.
Il rapporto conclude che la previsione di vita al 2050 richiederà non solo finanziamenti sufficienti, ma una trasformazione profonda e tempestiva dei sistemi di produzione e consumo in tutti gli Stati membri.
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