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Le innovazioni “green” più promettenti del 2016. La classifica del MIT

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Le innovazioni “green” più promettenti del 2016. La classifica del MIT

Quali sono stati i progressi più promettenti compiuti nel campo delle fonti energetiche alternative nel 2016? A stilare la classifica a poche ore dall’arrivo del nuovo anno il MIT sul sito technologyreview.com.

Il 2016, come ricordato sul sito, è stato un anno importante per l’energia pulita: innanzitutto per l’entrata in vigore degli accordi di Parigi sul Clima, poi per il forte calo dei prezzi registrato per i pannelli fotovoltaici e per la crescita degli investimenti in fonti rinnovabili.

Tra i più promettenti progressi scientifici c’è la fotosintesi artificiale che, trasformando l’energia solare in energia chimica, è dieci volte più efficace di quella “naturale”. Il processo è stato messo a punto questa estate dai Professori Daniel Nocera e Pamela Silver dell’Università di Harvard in quella che è stata rinominata “foglia bionica”.

Al secondo posto troviamo i nanotubi di carbonio (CNT) che aumentano le performance delle celle fotovoltaiche attraverso la conversione della luce del sole a banda larga in una radiazione termica a banda stretta. Questa tecnologia arriva da un gruppo di ricercatori del MIT che hanno sintetizzato le potenzialità di questa scoperta nel documento “Enhanced photovoltaic energy conversion using thermally based spectral shaping”.

Sempre in ambito fotovoltaico, con il modulo a film sottile in perovskite e CIGS (seleniuro di rame indio gallio) è possibile ottenere un’efficienza di conversione del 17,8%. A raggiungere il risultato un team di ricerca di tre istituti: Zentrum für Sonnenenergie und Wasserstoff-Forschung Baden-Württemberg, Karlsruhe Institute of Technology e IMEC.

Nella classifica compare anche la tecnica del carbon storage che consente di catturare l’anidride carbonica generata all’interno delle centrali che producono energia elettrica. Tra i dispositivi citati figurano le celle a combustibile a carbonati fusi che lasciano però aperto il quesito di cosa fare della CO2 una volta catturata. Un’altra opzione, portata avanti con il progetto CarbFix di Reykjavik Energy in Islanda, prevede la possibilità di seppellire l’anidride carbonica e trasformarla in pietra.

Ultima in classifica, ma non per questo meno importante, la scoperta – quasi per caso – dei ricercatori dell’Oak Ridge National Laboratory (ORNL) che consente di trasformare l’anidride carbonica in etanolo, sostanza alla base della produzione di alcol, profumi e del combustibile bioetanolo.

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