Smart city, un miliardo di investimenti e l’incognita post Pnrr

Dati dell'osservatorio Smart City del politecnico di Milano

L’innovazione urbana delle smart city in Italia ha raggiunto una massa critica senza precedenti, consolidandosi come un mercato che oggi vale circa un miliardo di euro. Tra il 2023 e il 2025, ben il 76% dei comuni ha sfruttato i finanziamenti comunitari per avviare progetti di digitalizzazione e sostenibilità, con un dato sorprendente che riguarda i centri minori: negli enti locali con meno di 5.000 abitanti, la quota di utilizzo dei fondi sale all’84%. Tuttavia, l’avvicinarsi della scadenza di giugno 2026 proietta un’ombra di incertezza sulla tenuta del sistema. Lo rivela il rapporto dell’osservatorio Smart City del Politecnico di Milano che delinea un panorama di profonda trasformazione, in cui il Pnrr ha agito da potente catalizzatore.

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Foto di Denys Nevozhai su Unsplash.

Sebbene la maggior parte delle amministrazioni intenda proseguire il percorso intrapreso, il 22% dei comuni ammette di non avere ancora una strategia definita per il post Pnrr, aprendo una riflessione urgente sulla sostenibilità economica delle infrastrutture realizzate.

Geografia della spesa tra mobilità e sicurezza energetica

Il valore del mercato italiano si concentra su pilastri precisi, sebbene le priorità varino sensibilmente in base alla dimensione demografica. La mobilità intelligente guida la classifica con un investimento di circa 220 milioni di euro, seguita a breve distanza dall’illuminazione pubblica che assorbe 200 milioni. Nelle grandi metropoli, l’attenzione è rivolta prioritariamente al trasporto e al monitoraggio ambientale, comparto quest’ultimo che vale 120 milioni di euro con una crescita del 10%.

Nei piccoli centri, invece, la vera rivoluzione è energetica: lo sforzo si concentra sulla creazione delle Comunità Energetiche Rinnovabili, che rappresentano la priorità per il prossimo biennio per il 67% degli enti. Crescono in modo significativo anche i volumi legati allo smart government, con un incremento del 13%, e alla sicurezza urbana, che con 102 milioni di euro di investimenti si conferma un settore cardine per il 69% delle amministrazioni nel futuro prossimo.

Il nodo delle competenze e l’orizzonte delle Smart Land

Oltre alla componente finanziaria, il vero ostacolo all’innovazione è di natura strutturale e umana. Per quasi sette comuni su dieci, la mancanza di personale dedicato rappresenta il principale freno, seguita da un cronico deficit di competenze tecniche e risorse economiche. Per superare questa frammentazione, emerge con forza il concetto di Smart Land, un modello di territorio coeso in cui le Regioni assumono il ruolo di pivot strategico.

Se un anno fa solo il 37% degli enti vedeva nella Regione una guida, oggi quasi la metà dei comuni ne richiede il coordinamento per armonizzare le politiche locali. Nonostante questa consapevolezza, la partecipazione attiva a ecosistemi sovracomunali è ancora limitata al 13% dei casi. Parallelamente, si fa strada la necessità di coinvolgere il capitale privato: il 72% delle amministrazioni riconosce nel project financing e nelle partnership pubblico-private strumenti indispensabili per garantire un futuro ai progetti urbani.

L’intelligenza artificiale come motore di efficienza e dubbio etico

L’intelligenza artificiale si candida a essere lo strumento risolutivo per colmare i gap operativi, nonostante la sua adozione sia ancora agli albori, coinvolgendo attualmente solo il 7% dei comuni. Le previsioni indicano però un’impennata: oltre un terzo degli enti prevede di implementare soluzioni di IA dal 2027.

A livello globale, quasi la metà dei progetti di IA nel settore pubblico riguarda proprio il contesto urbano, con una prevalenza di sistemi predittivi e di supporto alle decisioni. Tuttavia, la diffusione in Europa rimane fortemente sbilanciata a favore delle grandi metropoli, alimentando un senso di esclusione nei centri minori, dove il 64% dei cittadini dichiara di non avere fiducia nella preparazione tecnologica della propria amministrazione.

Smart city: la sfida sociale e la riconnessione con il cittadino

L’ultimo grande paradosso emerso dalla ricerca sulle smart city riguarda il coinvolgimento della società civile. Se da un lato l’IA promette una maggiore reattività amministrativa, dall’altro solleva timori legati alla sicurezza dei dati e all’etica. I cittadini temono soprattutto l’esclusione digitale e l’uso improprio delle informazioni personali, fattori che frenano l’entusiasmo verso le nuove tecnologie.

Il dato più critico resta però quello della partecipazione: solo il 7% degli italiani percepisce i propri bisogni come centrali nei processi decisionali delle smart city, a fronte di una maggioranza assoluta che desidererebbe partecipare attivamente. Il successo della transizione urbana, dunque, non dipenderà solo dai fondi o dagli algoritmi, ma dalla capacità delle istituzioni di trasformare la città tecnologica in un luogo di inclusione reale.

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